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Haiti – Buon Natale e buon anno da Port-au-Prince

22/12/2010 - 4.28:   Una cosa che faccio spesso al mattino e che mi dà un certo piacere interiore è di osservare i bambini mentre vengono a scuola. Alcuni vengono da soli, altri in gruppi, altri ancora accompagnati dal papà o dalla mamma o da un fratello più grande. Un ‘vocio’ sorridente e giocondo che dura una mezz’ora abbondante. Tutti belli puliti e in ordine.... ed è un mistero per me immaginare come fanno, visto le condizioni nelle quali i più vivono.

Quest’anno siamo perfino riusciti ad aggiungere quasi 600 bambini in più nelle scuole primarie e mi torna in mente il mio primo pensiero dopo il terremoto del 12 gennaio 2010: chissà se riusciremo a rimettere in piedi il tutto. Invece, in 11 mesi di lavoro abbiamo ricostruito: muri di cinta, casa anziani, atelier dei corsi professionali, sala corso informatica, una nuova ala che ospita 300 bambini, cucina, depositi, impianto idraulico con nuove cisterne, una bella biblioteca, due ambulatori, riparato e ristrutturato completamente le scuole. La ricostruzione è stata fatta prendendo in considerazione accorgimenti antisismici e devo dire che ora il tutto e anche molto più bello e funzionale. Durante questo periodo abbiamo anche gestito diverse distribuzioni di cibo per le famiglie dei bambini, organizzato quasi 4 mesi di scuola extra per i nuovi iscritti a cavallo dei mesi estivi, costruito un centinaio di nuovi banchi, iscritto un totale di quasi 600 nuovi bambini e organizzato il nuovo anno scolare, sia per le scuole primarie che per la secondaria che ha più di 400 studenti. La mia speranza era di poter riuscire anche a riaprire i corsi professionali, di informatica e l’ambulatorio ottico e medico gia da Settembre, ma non è stato possibile. Le strutture sono pronte ma troppe cose che si sono accavallate e anche imprevisti, che in Haiti non mancano mai, ne hanno ritardato l’apertura. Presto comunque si farà.

Ma la gioia di questo piccolo miracolo si trasforma in angosciosa tristezza quando penso che purtroppo per Haiti non e andata così, anzi. Dopo 11 mesi la situazione è molto peggiorata e se non fosse per l’esercito di Associazioni, ONG e enti caritativi di carattere religioso e laico, le più disparate, non potrei nemmeno immaginare cosa sarebbe potuto succedere. Migliaia di famiglie vivono ancora in tende con tutti i disagi e i pericoli che questo comporta. Ben poco è stato fatto in termini di ricostruzione. Alcune zone sono state sgomberate dalle macerie ma il grosso è ancora ben visibile. Da circa un paio di mesi, poi, un nuovo flagello si è abbattuto sul paese: il colera, che ha fatto già più di 2000 vittime e migliaia di contagi. Il focolaio fu individuato al centro-nord del Paese ed ora si sta un po’ diffondendo a macchia d’olio. Lentamente ma inesorabilmente. La paura che prima o poi si diffonda anche nella capitale aleggia nell’aria come una sinistra minaccia. A rendere ancor più drammatico il quadro della situazione c’è anche il fatto che un paio di settimane fa ci sono state le elezioni presidenziali che sono sempre, o quasi, sinonimo di violenza, paura e ansia. Ed infatti ci sono stati incidenti, brogli e una grossa manifestazione il giorno stesso delle elezioni, con mostruose manifestazioni, anche violente, con le classiche barricate infiammate, arterie stradali cittadine e di provincia bloccate, paese paralizzato, tutto chiuso, compreso l’aeroporto, saccheggi, lanci di pietra, macchine e proprietà altrui danneggiate e ovviamente feriti e morti, sia nella capitale che in altre città del paese. E meno male che almeno quest’anno la stagione dei cicloni non è stata particolarmente violenta. La gente si chiede cosa potrà mai succedere di più. Quello haitiano è un popolo che ha poco piu di 200 anni di storia indipendente, un popolo che non ha mai veramente conosciuto un po’ di pace e prosperità a causa delle ingerenze internazionali, dei cataclismi naturali e anche per colpe proprie.

Ed è in un tale contesto che questo popolo si appresta a vivere il Natale. Un popolo spossato dalle prove, un popolo in cammino, un popolo forte e fiero, un popolo abituato a sopravvivere. Un popolo che, in bilico fra usi, costumi e credenze ancestrali e il consumismo Occidentale, stenta a trovare la sua direzione. Un popolo che in qualche modo ritrova sempre una piccola speranza per ‘andare avanti’.

Per me il Natale è da sempre sinonimo di ‘speranza’ e sono sicuro che la nostra missione, la nostra presenza costante malgrado tutto, infonda un certo senso di speranza fra le famiglie dei nostri bambini e il vicinato in generale. E a voi, amici e benefattori legati ad “ABC Solidarieta e Pace ONLUS”, voi che da anni siete una speranza e una certezza allo stesso tempo, che da anni accompagnate i ‘vostri’ bambini nel cammino della loro vita e sempre sostenete questa missione e ci siete vicini con pazienza e generosita, sopratutto in momenti difficili, a voi un sentito grazie. Anche se il futuro è un po’ buio e insicuro per questo Paese, il sapervi vicini e presenti in qualche modo, non solo con le offerte in danaro, ma anche con le preghiere, ci dà forza e coraggio per continuare questo cammino.

Buona Natale e buon anno di cuore da Maurizio Barcaro.


   
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