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Italia - Il 5 per mille e noi

07/02/2011 - 4.34:   Sul conto di “A, B, C” nel dicembre del 2009 sono stati accreditati 14.861,31 euro, la parte dell’IRPEF 2007 che 327 amici avevano scelto di destinare a noi con il 5 per mille, a dicembre del 2010, invece, ne sono stati accreditati 24.592,86 con 578 scelte fatte nel 2008. E nel 2011?

Nel 2011 per avere lo stesso importo dello scorso anno dovremo sperare nell’aumento di un quarto delle persone che, nel 2009 hanno destinato il 5 per mille della loro IRPEF a noi. Precisamente 723, invece delle 578 dell’anno precedente. Infatti, dopo aver tagliato del 75% l’importo stanziato nella Finanziaria, dai 400 milioni del 2010 ai 100 del 2011, con il decreto “Milleproroghe” sono stati ripristinati i 400 milioni di euro del 5 per mille, ma 100 milioni – si legge nel decreto – “saranno destinati in particolare per la ricerca e l’assistenza ai malati di sclerosi”. Insomma, riduzione di un quarto.

Su questa scelta del governo ci sono stati molti malumori legittimi, a cominciare da quello manifestato dalla Consulta Nazionale delle Malattie Rare che per bocca del suo segretario, Flavio Bertoglio, ha denunciato l’ingiustizia del fatto che ci siano “disabili più disabili di altri”. Ma i nostri amici malati di malattie rare sono ancor più delusi perché sanno che i cento milioni destinati all’assistenza per i malati di Sla dovrebbero andare a finanziare i Lea (Livelli essenziali di assistenza) e finirebbero quindi nelle casse delle Regioni integrando le spese che dovrebbero essere di loro competenza. Insomma, si è trattato di un “giroconto” dal 5 per mille alle casse delle Regioni.

Ma i tempi sono brutti e lo testimoniale il ministro del Welfare Maurizio Sacconi che, sempre a proposito del 5 per mille, nel corso del suo intervento al recente Congresso del Forum nazionale del Terzo Settore, ha spiegato come esso sia semplicemente “una eventualità” perché “non si sa mai a quanto ammonta” e che, quindi, “va vissuto per finanziare attività in più”. Insomma, Sacconi ha chiuso perentoriamente il discorso su ogni possibilità che il 5 per mille diventi una misura certa. Figuriamoci! Ma il ministro, con queste dichiarazioni, ha piegato opportunisticamente la realtà delle cose all’esigenza di fare cassa. Infatti, ha dimenticato che la richiesta di stabilizzare il 5 per mille deriva dalla sua stessa natura perché non si tratta di un fondo statale necessario per garantire un'attività particolare, “ma nasce - lo rileva Marco Granelli, presidente di Csvnet - dalla scelta dello Stato che decide di dare stabilmente la possibilità ai cittadini di devolvere una parte (il 5 per mille, appunto) delle loro tasse per azioni private ma di carattere pubblico, che lo Stato stesso ritiene importanti proprio perché attuano i principi di sussidiarietà e solidarietà” previsti nella nostra Costituzione e nell’ordinamento giuridico italiano nel quale sono entrati a far parte attraverso il Trattato di Maastricht del 1992.

Ma, forse, è meglio stare zitti perché il decreto Milleproroghe non è stato ancora convertito in legge e se le cose non miglioreranno rischiamo pure che taglino qualche altra cosa… E non si sa mai cosa possa capitare di questi tempi.

Possiamo soltanto sperare che cresca il numero di scelte a nostro favore da parte di quanti ci conoscono e sanno quel che facciamo.


   
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