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Haiti - Come stanno le cose? Stanno messi proprio male gli haitiani!

14/02/2011 - 12.34:   Vediamo prima la situazione politica. C’è voluto il riconteggio dei voti da parte del Consiglio elettorale per decidere che Mirlande Manigat e Michelle Martelly saranno i candidati che si giocheranno la presidenza nelle elezioni il prossimo 20 marzo. I protagonisti delle recenti elezioni sono stati tre: Il perdente, Jude Célestin. Avvocato, 48 anni, candidato di punta sostenuto dal Presidente uscente Preval. Fidanzato della figlia dell’attuale presidente è il Direttore Generale del National Center of equipment, l'ente che ha gestito i camion e le scavatrici che hanno portato via migliaia di corpi dopo il terremoto. È sempre lui l’uomo più importante della società che gestisce la costruzione-ricostruzione delle strade . Era il favorito e i sondaggi pre-colera lo davano vincitore!

La vincente, Mirlande Manigat. 70 anni è la moglie di Leslie Manigat, già presidente di Haiti per pochi mesi nel 1988, il quale, già sostenitore del dittatore Francois Duvalier successe al figlio (Baby Doc) dopo la fine della dittatura e fu costretto all'esilio dopo pochi mesi da un golpe. Insegna all’università a Santo Domingo. L’altro vincente, Michel "Sweet Micky'' Martelly. Cantante hip-hop, 49 anni, candidato anti-sistema ha fatto grandi comizi con molta gente e con grandi investimenti durante la campagna elettorale. Inizialmente alleato dell'industriale Charles Henry Barker, 55 anni, si sono poi candidati entrambi intralciandosi reciprocamente. Ma alla fine ce l’ha fatta nonostante i brogli elettorali che lo avevano “costretto” perdente per poche migliaia di voti.

Intanto, per destabilizzare ulteriormente la situazione è ritornato in Patria “Baby Doc” Duvalier, il quale non appena toccato il suolo haitiano è stato arrestato e subito rilasciato nonostante le pesanti accuse della magistratura locale: peculato, corruzione, furto e, secondo alcune fonti, violazione dei diritti umani. Lui dice che è tornato per dare una mano al suo Paese! E, come se non bastasse, via libera per il ritorno ad Haiti anche dell'ex presidente Jean Bertrand Aristide che lo scorso 20 gennaio aveva espresso il desiderio di rientrare sulla sua isola come cittadino privato, sia per impegnarsi nel settore dell'educazione sia a causa di una malattia agli occhi causata dal clima sudafricano. Aristide è stato il primo presidente eletto democraticamente ad Haiti dopo decenni di dittatura: salito al potere nel 1991, destituito subito da un golpe, riprende l'incarico tra il 1994 e il 1996, è di nuovo eletto nel 2000 e quattro anni dopo è deposto ed esiliato con un altro colpo di Stato. Si preparano tempi ancor più cupi, se possibile?

Intanto ad Haiti continuano a morire di colera, anche se il “trend” rallenta. I morti ufficiali, secondo gli ultimi dati comunicati dal ministero della Salute il 5 febbraio scorso, erano 4.131 morti, con una media 8-9 decessi al giorno.

E il resto? Ecco le ultime.

Amnesty International ha pubblicato un rapporto denunciando almeno 250 casi di violenza sessuale nei campi dei terremotati nei soli primi 150 giorni dopo il sisma.

L’Unicef parla di 380mila minorenni senza casa e di metà dei 4 milioni di haitiani sotto i 14 anni che non vanno a scuola.

Il brasiliano Ricardo Seintefus ha dato le dimissioni da rappresentante a Haiti dell’Osa (Organizzazione degli Stati Americani), dopo aver accusato l’Onu di voler trasformare gli haitiani in “prigionieri della propria isola”.

Le stesse Ong sono finite nell’occhio della polemica, accusate di lavorare per perpetuare l’emergenza all’infinito. Infatti, ci sono oggi ad Haiti oltre 12mila organizzazioni non governative con il più alto numero pro capite di cooperanti del mondo. Ma solo 150 di queste starebbero inviando rapporti frequenti e puntuali sulle attività che stanno svolgendo. E c’è anche chi dice che l’arrivo in massa delle ONG dopo il sisma ha accelerato il disimpegno dello Stato con conseguenze drammatiche sul futuro del Paese.

Intanto, un milione e trecentomila persone continuano a vivere nelle 228 miserabili tendopoli cresciute dopo il terremoto del gennaio 2010 e il governo non sa cosa fare, ma anche gli altri non sono da meno.


   
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