Contattaci
"A, B, C, solidarietà e pace"
ONLUS
Via Padre G. Petrilli 30
00132 Roma
info@abconlus.it www.abconlus.it
Tel. 0622152249
3461048370

Contattaci con SkypeSkype

Newsletter
Iscriviti per avere informazioni
sulle iniziative di
"A, B, C, solidarietà e pace"



Inserisci la tua e-mail
 




Abc Solidarietà e Pace

 
Guinea Bissau – Un Paese alla sete!

14/03/2011 - 8.51:   Sull’aereo diretto a Bissau capita di parlare con due portoghesi. Era dai tempi della guerra coloniale che i signori Dantas e Luis mancavano dal Paese dell’Africa Occidentale. Furono da quelle parti nel 1968, in piena lotta per l’indipendenza, e ora, dopo quasi mezzo secolo, ci tornano per vedere cos’é cambiato. È cambiato ben poco, dico loro. Ma in realtà non sono interessati a questo giacchè viaggiano per recuperare un poco del tempo perduto in quegli anni. Vorrebbero mostrarmi anche le loro foto d’epoca ma l’aereo atterra e non faccio in tempo a vederle. A Bissau solita storia: saliamo su un pullman stracarico che si ferma dopo 40 metri di tragittto. Un’ora e siamo fuori dall’aeroporto “Osvaldo Vieira” diretti verso Mansoa. Lungo la strada buio pesto. Non c’è corrente e l’unica visuale è affidata ai fari della macchina e così a Safim, dieci chilometri a nord di Bissau, rischiamo di travolgere la corda che segna un dazio interno, una frontiera della disperazione locale. Anche a quell’ora, le 3 di notte, c’é chi alza una corda nel mezzo della strada per fermare gli sprovveduti che, se vogliono proseguire il loro viaggio in tranquillitá, dovranno pagare un “sumo”, una mancia per comprare un succo di frutta agli improvvisati doganieri. Qui il senso del confine, più o meno invalicabile, incombe su tutto: tra i villaggi, tra le famiglie, tra i gruppi etnici, tra le istituzioni, nell’esercito, nella difficoltà dei collegamenti, nell’assenza di luce, gas, acqua. E poi ognuno erge, ma capita anche da noi, i suoi steccati, per difendersi, per creare la sua “privacy” e, per sentirsi più tutelato, allarga la sua famiglia inserendo quella della moglie, qualche cugino e nipote, più o meno lontani, ma anche amici e “coinquilini” ed esalta la sua cultura e la sua etnia. Ma sono buoni i guineani, la loro indole è mite, ma tenace nel bene e... nel male. Per ora sembrerebbe prevalere la parte buona. Soltanto così si spiega come mai, nonostante la situazione nella quale vivono, non esploda la ribellione. Comunque, per evitare complicazioni e per esorcizzare quello che sta succedendo in Tunisia, Algeria, Egitto, Libia chi conta in Guinea Bissau, un po’ il Parlamento e di più l’Esercito, hanno pensato bene di non dare molto spazio a quelle notizie e così vengono a mancare, o sono stringatissime, le informazioni abituali, mentre a Bissau di giornali se ne trovano pochi e con notizie stringatissime. A Mansoa, invece, dove siamo noi, i giornali non arrivano proprio.

All’aeroporto, sulla scheda che si deve compilare e consegnare ai poliziotti della dogana, nello spazio circa il motivo della visita avevamo scritto “cooperazione” e avremmo voluto aggiungere “a distanza”, ma non avrebbero capito! In Guinea Bissau c’è molto “rispetto” verso chi fa la scelta di aiutare il Paese, anche perché è con l’aiuto internazionale, dei piccoli e grandi organismi, che molti vivono. Si tratta di un’”industria” che non contribuisce a formare il Prodotto Interno Lordo ma che è la più importante di tutte. Visto che raccontiamo per informare consentiteci di spiegare perché ci piace definirci senza enfasi e poco accademicamente “cooperanti a distanza”. Quest’allocuzione fu coniata, con intento canzonatorio, dal nostro amico Mario, uno dei cooperanti di ABC che dal 2002 al 2004 furono per noi in Mansoa. Mario, allora, intendeva con ciò affermare il primato del vero cooperante, cioè lui che lavorava sul posto, rispetto a noi che eravamo in Italia e presumevamo di capire le cose anche se migliaia di chilometri lontani dal “teatro di guerra”. Aveva sicuramente ragione lui, ma a quei tempi, non sapeva che lavorare a distanza sviluppa delle qualità impensabili, quasi “magiche”. Infatti, l’esperienza fa crescere una sorta di sesto senso con il quale percepisci le cose che non vanno e impari a leggere, tra le pieghe delle parole e nei silenzi, anche le cose non scritte. Oggi, a parte l’ironia, possiamo anche dire che siamo stati anticipatori di una modalità di fare cooperazione, presenze ripetute e non prolungate, che, a quel che ci risulta, almeno in Guinea Bissau sta facendo proseliti tra quanti non ambiscono ai grandi progetti della Comunità europea e vogliono piuttosto favorire l’autosviluppo.

Riprendiamo il filo del discorso. I nostri viaggi di cooperanti a distanza, momentaneamente sul territorio, sono abbastanza intensi anche se cominciano sempre alla stessa maniera: grandi pulizie, quasi senz’acqua, e organizzazione del lavoro. L’acqua in effetti è un problema e ti sottrae un bel po’ di energie. Lavare qualsiasi cosa destinata all’alimentazione comporta una procedura, standardizzata dall’esperienza, che prevede tre passaggi di sciacquo, risciacquo e l’ultimo con l’acqua disinfettata con qualche goccia di varechina. Ma non basta, l’acqua residua la metti da parte e l’usi per il gabinetto o per qualche altra cosa. Tutto ciò se da una parte ti educa al non spreco dall’altra ti fa passare la fantasia di mangiare. Facciamo comunque tesoro di tutto e tentiamo di fare il possibile perché, come abbiamo detto tante volte, nulla qui è facile! Quando arrivi non trovi mai quello che ti aspetti e quel che hai programmato salta. Anche stavolta é cosí. Credevamo di trovare lavoro di costruzione dell’hangar ultimato, ma ci vorranno perlomeno altre due settimane, il terreno colmato e invece niente e altre piccole-grandi cose. É vero che di attenuanti ce ne sono: Armando ha ancora la febbre tifoide, il fabbro, senhor Duvidas, é bravo ma la cosa va a scapito della velocitá, ecc.

Il primo giorno di lavoro comincia incontrando con la nostra ex guardia di notte, Mario, che negli ultimi mesi é stato male. Si é “licenziato” e assolutamente vuole spiegare perché: spinto da tutta la sua famiglia “allargata”, dopo aver fatto un controllo medico nel piccolo ospedale di Mansoa, é andato a far visita allo “djambagos” (stregone) locale il quale gli ha detto che se vuole guarire definitivamente deve smetterla di lavorare di notte perché gli spiriti del male lo avvolgono e lo fanno ammalare. “Se non smetti muori”: sono queste le parole dell’uomo che sa. Ed ha pure pagato per sentirglielo dire! Lui é triste, fa a malincuore questa cosa, avrebbe anche bisogno del salario, ma non vuole mettersi contro tutti. E poi ha paura! Lo ringraziamo per il lavoro svolto e gli diciamo che rispettiamo la sua scelta. Cos’altro potremmo fare? Inutile razionalizzare e spiegare, sarebbe la lotta di un tempo effimero contro secoli di cultura e storia, una competizione impari. Cerchiamo, piuttosto, di pianificare il lavoro e di badare alle piccole cose senza pretendere di cambiare il mondo ed esportare, per forza, un modello alieno. Promemoria: accelerare lavoro fabbro, colmare il terreno perlomeno nella prima parte, tinteggiare il nuovo hangar e e ritoccare quello vecchio, allestire, per la terza-quarta volta, il semenzaio con le sementi ibride, preparare gli elenchi degli alunni affidati ai quali fare le foto, andare a Infandre per un sopralluogo alle serre, visitare tutti gli orti e i pozzi, preparare incontro con le donne e... Basta! Tutti a nanna, anche perchè sono 48 ore che non si dorme!

Ma, a volte, è inutile programmare troppo perché quello che pensi di fare si scontra sempre con le situazioni locali, le persone, il clima, i contrattempi e allora il dinamismo si sgonfia lentamente e con il caldo le buone intenzioni si liquefano, ma riesci a lavorare egualmente ricorrendo alla forza di volontà. Spesso arrivi alla sera stanco e poco felice per non essere riuscito a fare quello che volevi! Altre volte, invece riesci a valutare l’insieme e non puoi non essere comunque soddisfato. Quello che però ti stanca più d’ogni altra cosa è il pensiero che quello che puoi fare è niente rispetto a quello che sarebbe necessario. Ti sembra, ad esempio, di aver fatto qualcosa se pensi ai 70 e passa pozzi scavati ma poi scopri che Mansoa sta morendo di sete. Te lo suggerisce la visita in hangar del sindaco e del segretario della cittadina, circa 15.000 abitanti. Sommessamente ti spiegano che i pozzi tradizionali sono secchi e che le donne, per trovare un po’ d’acqua, devono arrivare in luoghi sempre più lontani, costrette a percorrere chilometri, all’andata lievi, ma al ritorno cariche come mule sotto il peso delle taniche piene d’acqua in equilibrio sulla testa. E tu che dici? Tenti di spiegare che facciamo il possibile e che la nostra priorità è l’agricoltura…, ma l’aspettativa delle autorità locali è tale che non puoi deluderli fino in fondo e chiedi timidamente: “ma quanti pozzi sarebbe necessario scavare ancora a Mansoa?”. Ne abbiamo fatti già 8, ne stiamo scavando altri due, ma ne servirebbero perlomeno altri cinque. Senhora Administratora, è infatti un sindaco donna del PAIGC, il partito della liberazione, per favore, “prepari una richiesta e speriamo di trovare in Italia, anche se sono tempi difficili, qualcuno che voglia aiutare!”. Ma non ti senti sollevato, tutt’altro. Tocchi con mano l’impotenza perché la domanda spontanea che arriva è terribile: “ma come farà questo Paese a sopravvivere senza acqua, senza risorse, senza un’agricoltura moderna, senza industrie, senza strade, con una scuola che non funziona, un’amministrazione pubblica inefficiente, una classe politica corrotta e un esercito che vive dei ricordi della gloriosa Lotta di Liberazione e che proprio per questo si sente autorizzato a tutto?”. E gli interrogativi escono fuori nel pomeriggio assolato, con il caldo che sospinge l’acqua dei pozzi di ABC sempre più verso il fondo, a 25-30 metri. Un palazzo di 12 piani, tanto per dare l’idea.

Forse ti sbagli, ma cominci a pensare che oggi il problema più grande della Guinea Bissau non sia la democrazia, o lo sviluppo, oppure la scuola, ancorchè la sanità, piuttosto la penuria d’acqua. Siamo a febbraio, appena a tre mesi dalla fine della stagione della pioggia che quest’anno è stata intensa, e tutti i pozzi tradizionali di Mansoa sono secchi. Lo sappiamo con certezza perché per due ore e mezza abbiamo camminato nei “bairros” della cittadina, verificato la situazione di una quindicina di pozzi “tradizionali” e parlato con molta gente, compreso il deputato nazionale di Mansoa, N’Ghansu Seide, il Regolo Joaquim Sambù, autorità massima della società civile riconosciuta da tutta la comunità di Mansoa e dintorni, il curandeiro più bravo. Mancava soltanto lo djambagos più famoso che abbiamo evitato...! Insomma, increduli, abbiamo visto con i nostri occhi e ascoltato quello che le donne hanno raccontato . Da adesso in poi avranno due sole alternative: i pozzi di ABC (che avranno acqua fino all’arrivo della pioggia, anche se dovranno faticare un bel po’ per attingerla a 30 metri) o la bolanha (la risaia) dove scavano delle buche profonde due-tre metri nel terreno intriso d’acqua. E per attingerla da questi “pozzi”, dove anche gli animali si dissetano, le donne vanno di notte per evitare lunghe file e, spesso, devono contendersi con le altre, a volte energicamente, l’acqua a disposizione. E poi devono risparmiare, come noi non possiamo neanche immaginare, quest’acqua che portano nelle loro case percorrendo due-tre chilometri o di più a piedi sotto il peso della “bacie” e delle taniche. Anche i piccoli orti che quasi tutte coltivano per integrare l’alimentazione della famiglia sono fermi. Non c’è acqua per bere figuriamoci per far crescere i pomodori! E noi cosa faremo? Parlando con la “sindaca”, il “Regolo”, il “deputato nazionale” non ci siamo impegnati e abbiamo soltanto precisato che non amiamo promettere, piuttosto fare. Non potevamo manifestare una disponibilità immediata anche se, quasi sicuramente, non ci sottrarremo: come non dare il nostro piccolo contributo per aiutare questo Paese disgraziato che sta morendo di sete? Scusate la retorica, ma a volte non si può evitare!

Ci mancava anche questa! Sembrerebbe esserci in giro l’influenza di tipo A, ovvero influenza suina, dicono alcuni. Sarebbe lei la responsabile della fine di Gianni, morto poche settimane fa nonostante fosse stato riportato velocemente in Italia con un volo speciale.Gianni era arrivato in Guinea Bissau per aiutare le missioni del Pontificio Istituto Missioni Estere ed anche noi con le nostre motopompe per le quali aveva preparato due quadri elettrici. Poche settimane prima di partire aveva avuto una broncopolmonite e, ancora convalescente e con il fisico debilitato dal malanno, in Guinea Bissau si era scontrato subito con la “gripe” locale. Anche padre Maurizio, che conosciamo da una vita, è finito all’ospedale in isolamento per qualche giorno. Ma è una pellaccia e se l’è cavata subito. Qui qualsiasi cosa si ingigantisce e, anche se non si è in un vero e proprio “deserto sanitario”, la penuria di mezzi diagnostici e terapeutici complica la vita. Tanto per raccontarne una: quando, negli anni 2002-2004, collaboravamo con il Centro di Recupero Nutrizionale di Mansoa e con la Direzione Regionale della Sanità, uno dei problemi più grandi era la conservazione dei farmaci. Infatti, la “catena del freddo”, necessaria per mantenere vaccini e altri medicinali, non era facile da realizzare, anzi una “mission impossibile” perchè la si doveva fare quasi senza spendere denaro. Infatti: trova i farmaci, trova il frigorifero, trova il generatore, trova il gasolio necessario a far funzionare il generatore, trova la guardia che controlla che non si rubino niente e, in ultimo, un’altra guardia che sorvegli la prima. Il tutto a costo quasi zero! Scherziamo naturalmente, ma non troppo!

Cerchiamo di essere ottimisti e, nonostante la crisi dei primi giorni, andiamo avanti!

Eccolo qui, anzi eccoli qui gli hangar di ABC a Mansoa. Finalmente pronti! Siamo curiosi di vedere il risultato di questo lavoro al prossimo passaggio-scanner di Google. Dall’alto, oggi, si possono vedere l’hangar e il gabinetto “immersi” nella risaia, tra qualche mese ne vedremo due di hangar. Stiamo stravolgendo il “piano regolatore” locale. Noi siamo ai margini della cittadina, a ridosso del fiume Mansoa, ad un centinaio di metri dal ponte che accompagna la strada da Bissau verso il Sud del Paese. Costruire quest’altro hangar è stato un bel lavoro, anche se faticoso e oneroso, ma ora abbiamo un punto fermo dal quale partire. Adesso abbiamo anche un’officina, con delle belle macchine professionali da usare per costruire, quanto prima, le serre destinate all’orticoltura. Ne abbiamo parlato con tutti e con tutti abbiamo deciso un piano quinquennale, 2011-2015, al quale saranno anche legati i loro rimborsi spese. Come? Ecco qui. In questi anni le “entrate interne” di ABC Guinea Bissau sono aumentate e, rispetto al denaro inviato dall’Italia, la percentuale di recupero è salita dall’8,3 del 2003 al 22,3 del 2010. Quel che abbiamo pensato, che abbiamo proposto e che è stato accettato, è di legare i salari alle entrate che derivano dalle diverse attività svolte, dai pozzi all’orticoltura, dalla vendita delle sementi a quella dei prodotti fitosanitari, dalla costruzione delle serre all’orticoltura durante la stagione delle piogge. Chi lavora in ABC GB avrà il 30% su questa somma, oltre ai salari attuali, che presto avremmo dovuto “ricontrattare”, e che sono il riferimento per la ripartizione proporzionale dell’integrazione retributiva. Insieme a quest’aumento, che potrà essere ogni anno diverso, e che aumenterà se lavoreranno bene e diminuirà se lavoreranno male, avranno anche l’”assistenza sanitaria”, ovvero potranno vedere rimborsate le spese mediche sostenute per se stessi, la moglie e i figli. Con quest’accordo vorremmo consolidare l’aspetto solidale e produttivo, aumentare la consapevolezza di una possibile autonomia (tra cinque anni, se le cose andranno bene, i salari di riferimento erogati da ABC Italia diminuiranno o scompariranno e noi potremo dirottare questo denaro su altre iniziative locali), distogliere dall’idea di rubare denaro e cose di ABC perché penalizzerebbero se stessi e i loro colleghi (è previsto anche un meccanismo per il quale gli eventuali ammanchi di cassa o il valore delle cose danneggiate per negligenza andrebbero a diminuire l’importo da ripartire tra di loro). Insomma, proviamo a dare delle regole meno legate ai principi piuttosto concretamente venali! Non è facile perché la brutalità dell’ambiente non agevola certo la docilità sociale e la responsabile consapevolezza, ma il tempo passa e, a volte, occorre avere il coraggio di cambiare. Questa l’organizzazione interna, ma la “produzione”? Puntiamo, al solito, su un’orticoltura moderna, estesa a tutto l’anno, mirata al mercato e non all’autosostentamento, specializzata nella stagione delle piogge, diversificata in quella secca. Resta il macigno da rimuovere della penuria d’acqua e una prima risposta sono i nostri pozzi, poi potrà essere l’irrigazione goccia e goccia, successivamente gli invasi e, almeno sul nostro terreno, che ora è quasi un ettaro, un pozzo profondo che peschi l’acqua da qualche ricca falda. Tutto dipenderà da come i nostri amici guineensi di “A, B, C, soliariedade e paz – Guiné Bissau” riusciranno a metabolizzare l’ineluttabilità del cambiamento, lasciandosi definitivamente alle spalle un’agricoltura tradizionale e di sussistenza, per cogliere possibilità ora a portata di mano.

Queste sono le idee. Riusciremo? Noi ce la metteremo tutta confrontandoci con le cose e con le difficoltà locali, pazientando e arrabbiandoci. Cercheremo anche, come sempre, di dire il meno possibile le bugie, anche se speriamo non ci chiediate tutta la verità. Conservate comunque intatta la vostra fiducia in noi e sarà ben ripagata. La nostra “spinta” l’abbiamo data e adesso lasciamo nelle mani dei nostri amici il loro futuro e, da buoni cooperanti a distanza, ce ne torniamo in Italia. Partiamo stanotte alle 2. Spegniamo le luci, ci avviamo a chiudere il generatore dando un’occhiata, prima di montare in macchina, attraverso le sbarre del portone dell’hangar , allo splendido cielo stellato di Mansoa. Non siamo mai riusciti a rimirarlo come meriterebbe perché abbiamo paura delle zanzare. Pazienza, non si può avere tutto dalla vita!


   
© 2006 Associazione A,B,C, solidarietà e pace - Onlus