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Brasile - Parintins, SaD e mobilità sociale nel cuore della foresta più bella del mondo

12/04/2011 - 8.29:   Ogni anno, di questi tempi, Naldilene Dos Santos Jacúna, direttrice del Centro Educativo Nossa Senhora das Graças, ci spedisce un aggiornamento sugli affidati con l’elenco di quanti non frequentano più il Centro. Per tutti gli altri arriva una foto, un disegno con una piccola lettera, la “ficha” (scheda) attualizzata con le informazioni che si possono reperire su di loro. Anche quest’anno, come sempre, sono più di venti gli “usciti” dal progetto di Sostegno a Distanza, per i motivi piú diversi. Alzinara, semplicemente, è sparita perché i genitori hanno deciso, senza dire niente a nessuno di cambiare “casa”. Nessuna sa dove siano andati e non è stato possibile scoprire nulla! Alice, invece, non ha cambiato soltanto casa, ma anche stato con i genitori alla ricerca di un lavoro e di una vita migliore. Il papà di Leandro, invece, ha “ritirato” il bambino dalla frequentazione del Centro perché gli si chiedeva di prestare piú attenzione alla scuola e alla vita del suo piccolo. Claudemir, poi, se n’è andato ad abitare con i nonni in un’altra cittá, a Mawé. E cosí via. I bambini che frequentano il Centro di accoglienza Nossa Senhora das Graças sono sempre tanti, circa 650, ma quando qualcuno di loro se ne va è sempre un dolore. Spiace agli educatori, ma anche a voi e noi.

Nella lettera con la quale la direttrice del CENSG spiega gli “abbandoni” del Centro da parte di poco più di venti affidati. Naldilene, tra l’altro, scrive: “sono diversi i motivi che ostacolano , la continuità dell’accompagnamento dei bambini. La maggior parte dei minori vengono da famiglie che sono di fatto destrutturate, genitori che si separano spesso e che dopo non si preoccupano più dei figli e, spesso, questi piccoli finiscono per vivere con i nonni, cambiano allora quartiere e addirittura città”. Altri se ne vanno a causa “del lavoro che nella città di Parintins è difficile da trovare e quindi l’unica possibilità è andarsene alla ricerca di nuove possibilità nella zona rurale oppure a Manaus”.

Naldilene spiega poi che tra le cause dei frequenti abbandoni c’è anche un progetto del governo dello stato Amazonas. Il programma, avviato per assistere bambini e adolescenti, offre alle famiglie, se “costringono” i loro figli a frequentare alcuni “centri sociali” della città, 30 Reais per ciascun bambino. Naldilene aggiunge: “comprendiamo le necessità economiche dei genitori, ma sappiamo che non può essere certo il denaro distribuito che può educare i bambini giacché il governo ha il denaro, ma, in questo caso, non ha una proposta educativa valida. Questa cosa può solo creare dei cittadini che dipendono dal potere”. Si tratta di un’analisi seria e accorata. Naldilene ha ragione, anche perché le sue parole sono sostenute e confermate dal lavoro continuo e giornaliero svolto a fianco dei bambini che frequentano il CENSG. Naldilene non tralascia di ricordare come, nonostante tutte le grandi difficoltà, siano molte le famiglie “che hanno fiducia nel nostro lavoro e che apprezzano il nostro accompagnamento nell’educazione dei loro figli”. Quello che noi vogliamo, conclude la direttrice, è che “ogni bambino sia protagonista della sua vita”.


   
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