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Haiti - Ad Haiti la penitenza proseguirà oltre la Quaresima, anche dopo Pasqua! (1)

15/04/2011 - 17.14:   “ABC” - Il grande “peccato” di Haiti è stato quello di avere osato ribellarsi ai francesi e, dopo averli sbaragliati a Vertières nel 1803, di aver proclamato la prima Repubblica “nera” nel 1804. Mai era accaduto che degli ex schiavi si affrancassero dai padroni bianchi ed osassero dirlo al mondo. Questa presunzione meritava di essere punita e così Haiti divenne un’isola dimenticata. Tanto dimenticata che pur essendo il primo Paese di questo nostro pianeta ad avere abolito di fatto la schiavitù Haiti non è mai citata e si attribuisce l’onore civile di quest’importante tappa nel progresso dell’umanità all’Inghilterra che promulgò lo “Slave Trade Act” nel 1808. Questa è la storia vista con gli occhi e il punto di vista “ottusi” dell’Europa.

E la solitudine continua. Anche perché la memoria è corta e il terremoto del gennaio 2010 è ormai alle spalle. Nel frattempo sono arrivati altri disastri e i mass-media hanno notizie recenti con le quali tessere le loro pagine.

Ma ad Haiti, salvo piccole realtà felici, come quella della scuola “Sibert” del nostro amico Maurizio Barcaro che è riuscito, con tanto lavoro e molto aiuto, a ripartire subito con l’attività didattica, le cose non sono cambiate.

Ad un anno dal terremoto un’agenzia di stampa haitiana AlterPresse è riuscita ad entrare in possesso dei dati ufficiali della Commissione per la ricostruzione di Haiti (CIRH).

Eccone una sintesi: morti 230.000, feriti 300.572, amputazioni 4.000, edifici governativi e amministrativi distrutti 80%, scuole danneggiate o distrutto 3.978, tende allestite per accogliere gli alunni 1.664, scuole che hanno ripreso le lezioni (nelle tende, ma tra poco arriveranno i cicloni e la pioggia) 80%, ospedali distrutti o danneggiati 30, macerie da rimuovere 20 milioni di metri cubi, macerie rimosse 10 milioni di metri cubi (non è vero!), numero dei mesi necessari per completare il lavoro 24-30 mesi (se ci saranno i soldi), denaro necessario per rimuovere le macerie 400 milioni, valore totale dei danni 7.800 milioni. L’unico dato positivo, se vero, è nel numero delle persone ospitate nelle enormi tendopoli sorte come funghi dopo il terremoto che è passato da 1,5 milioni a 810.000. La maggior parte, probabilmente, se ne sono tornati a vivere in campagna.

Riusciranno i nostri eroi dei grandi organismi internazionali, delle grandi e piccole ONG, delle associazione laiche e confessionali a ricostruire Haiti? Finita l’emergenza, ammesso che tutti abbiano in tasca la famosa “exit strategy”, se ne andranno e che resterà? Quale futuro avrà questo povero Paese? Ci vuole poco a predire che sarà uguale al passato: disastroso.


Maurizio Barcaro scrive da Port-au-Prince:

“Vi chiedo innanzitutto scusa di essere stato un po’ ‘avaro’ di notizie negli ultimi 3-4 mesi. Ho avuto un anno intenso in tutti i sensi e forse dopo Natale, visto che il più del lavoro di ricostruzione e riparazione era compiuto, ho avuto un calo di adrenalina e mi sono preso un poco di riposo dal mondo ‘virtuale’ dell’informazione rapida.

Sono passati 15 mesi dalla terribile catastrofe causata dal sisma e ancora ben poco è stato fatto in termini di ricostruzione e in certi posti, come il centro della capitale, le macerie sono ancora là.

C’e chi si domanda: ‘ma dove sono finiti i miliardi raccolti dopo il terremoto?’ Beh!, Qui c’è da fare una precisazione: ci sono i miliardi raccolti da una miriade di organizzazioni umanitarie, più o meno conosciute, che utilizzano tuttora i fondi ricevuti nell’ambito del loro modo di operare: sanità, educazione, costruzione di casette, alimentazione, ecc... Ci sono poi i miliardi promessi al governo haitiano per la ricostruzione vera e propria e per tanti altri interventi sociali. Miliardi donati da paesi amici o ottenuti dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale. Ma con un governo provvisorio in carica per tutto il 2010 e con la fama di corruzione e malversazione che i politici hanno sempre avuto da queste parti, ben poco è entrato concretamente nelle casse del paese. Ora finalmente c’è un nuovo presidente eletto democraticamente: Michel Joseph Martelly, cantante molto popolare in Haiti. Prima era conosciuto come Presidente del Compa (la musica tipica Haitiana) ed ora è Presidente del Paese con il 67% dei suffragi. Un vero e proprio plebiscito. Non è un politico di mestiere e, forse, è proprio questo che ha attirato le masse popolari. Martelly ha anche la fama di burlone e di persona che parla onestamente e fra un mese circa lo vedremo alla prova, quando assumerà ufficialmente la carica e allora, tutti sperano, i ‘miliardi’ stanziati saranno finalmente sbloccati e resi accessibili per i lavori di ricostruzione…almeno si spera.

Nel frattempo migliaia di famiglie continuano a vivere in queste tendopoli, in situazioni veramente precarie... una vera e propria quaresima, una penitenza fatta di disagi, sofferenze e pericoli. Diverse tendopoli sono già rinomate come dei ghetti dove la delinquenza si sta facendo strada, sopratutto nelle zone urbane.

Un colpo di fortuna: l’emergenza colera sembra terminata grazie anche ad un’ottima campagna di prevenzione e sensibilizzazione attraverso spot pubblicitari in televisione, radio, nelle scuole e un po’ ovunque. Comunque i morti sono stati poco più di 4.300. Ma la gente, da queste parti, è abituata allamorte e, nonostante tutto, la gente sembra rassegnata e cerca, in mille modi, di sopravvivere, giorno dopo giorno. Ormai sono secoli che gli haitiani vivono così!

La presenza straniera è massiccia, sopratutto nella capitale, forze delle Nazioni Unite, personale delle ONG, volontari, benefattori vari di migliaia di organizzazioni laiche e religiose, e garantisce un’entrata costante di soldi nel Paese. Questa cosa, paradossalmente, mantiene una certa stabilità dei prezzi che da un anno a questa parte non sono aumentati. Parlo dei prezzi dei beni di primo consumo come farina, riso, olio, fagioli, ecc... Ovviamente la maggior parte di questi ospiti ‘bianchi’ vivono in zone reputate benestanti e, per distrarli e sostenerli, nascono ristoranti, alberghi, discoteche ed anche supermercati. D’altra parte è così che funziona da sempre. Americani ed Europei si ritagliano sempre un pezzo del ‘loro’ Paese dovunque vadano”. (segue)


   
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