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Haiti - Avanti nonostante tutto e tutti! (1)

14/06/2011 - 4.48:   Riceviamo da Port-au-Prince una lettera di Maurizio Barcaro.

“Cari amici di ABC,
non capita spesso che il sole si nasconda per più di 2 settimane in Haiti. Ed è rarissimo che per due settimane sia sempre nuvoloso e con pioggia più o meno intensa giorno e notte. Forse anche questo “fenomeno” fa parte del cambiamento climatico globale, chi lo sa. Per me che sono nato nell’hinterland Milanese dove per diversi mesi all’anno piove e fa freddo, è un toccasana, ma per migliaia di persone questa è una nuova catastrofe. Non fa notizia perché non è un qualcosa di brutale e improvviso come un terremoto ma sta facendo molti morti (23 finora), danni anche alla poca agricoltura locale e, soprattutto nella città, crea disagi enormi per le migliaia di persone che vivono tuttora nelle immense tendopoli di Port-au-Prince allestite subito dopo il sisma del gennaio 2010.

Si tratta di centinaia di tende sistemate su terreni aperti, non cementati, senza nessun sistema di drenaggio d’acqua. E immaginate che queste tende sono la “casa”, da più di un anno, per la maggior parte di queste famiglie. Nessuna intimità, in balia della pioggia o del sole cocente, zanzare, odori forti, rumori, vocii continui dei vicini che si trovano a mezzo metro e con i quali si è costretti a condividere tutto. Immaginate i piccoli momenti della giornata, le cose quotidiane come: lavare, cucinare, farsi il bagno, mandare i bimbi a scuola puliti, riposare, ecc.

Dal terremoto niente di troppo “visibile” è stato fatto in termine di ricostruzione. Ogni tanto le varie organizzazioni che gestiscono le tendopoli assegnano delle nuove tende in sostituzione delle vecchie usate e malconce, soluzione costosa e, mi azzardo a dire, anche piuttosto inutile. Mi capita di pensare che se fin dall’inizio avessero dato i soldi alla gente invece che le tende, le famiglie si sarebbero potute trovare delle casette in affitto e vivere un poco più decentemente.

Ma ognuno deve vivere, immagino, e così gli esponenti di varie organizzazioni riempiono gli hotel della capitale o affittano appartamenti costosi della zona borghese di Petion Ville, affittano macchine da 100 - 150 US$ al giorno, riempiono ristoranti e locali notturni, fanno la spesa nei supermercati fatti apposta per loro, ma almeno i poveracci senza casa hanno le tende dove vivere, un po’ di cure mediche, da mangiare, riso o una pappetta di mais, assicurato tutti i giorni. Bah! Scusate il sarcasmo e il modo forse troppo semplicistico e generalizzato di vedere le cose ma purtroppo è così come vi racconto. E la gente qui non è stupida. La cosa è così lampante... Ma la gente si rassegna.

Come dicevo, non molto è cambiato negli ultimi mesi tranne, forse, un po’ di respiro per quanto riguarda l’epidemia di colera che ormai è sotto controllo e per il fatto che, finalmente, Michel Martelly, popolare cantante Haitiano, che prima chiamavano il Presidente del Compa (stile di musica locale), ora è diventato anche Presidente di Haiti a tutti gli effetti e in questi giorni sta lavorando per decidere chi sarà il nuovo Primo Ministro. Nominato il Primo ministro seguirà l’assegnazione dei vari ministeri, il giuramento, la presa della carica e - speriamo il prima possibile - il lavoro pratico per tentare di risolvere i 1001 problemi di Haiti. Il tutto ovviamente in tempi sicuramente un po’ lunghi perché in questo Paese tutto funziona al rallentatore. Soprattutto speriamo che vengano sbloccati gli aiuti internazionali promessi nella Conferenza dei “grandi” Paesi e delle “grandi” ONG svoltasi nel marzo 2010, un anno e mezzo fa. (segue)


   
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