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Abc Solidarietà e Pace

 
Guinea Bissau – La nostra decrescita felice! (2)

11/08/2011 - 7.38:   Il nostro amico continua a sostenere che lui è libero, fuori del suo orario di lavoro, di fare quello che desidera e non vuole neanche firmare l’accordo che lega le due ABC, italiana e guineense, nel quale abbiamo inserito delle clausole ad hoc per frenare la propensione all’arricchimento personale. Noi siamo d’accordo con lui sul concetto di libertà, ci mancherebbe altro, ma gli spieghiamo che non è molto corretto svolgere, per il proprio lucro, un lavoro che potrebbe fare ABC GB giacchè così facendo sottrae “fama” e denaro all’associazione, anche ai suoi colleghi. Inoltre, precisiamo, che ogni collaborazione prevede degli accordi scritti, delle regole e delle sanzioni per chi non le rispetta. Ma il soggetto è “cabeçudo”. Vorremmo evitare a tutti i costi di prendere delle decisioni dolorose giacchè ci siamo messi in queste cose perché crediamo nell’uomo e e nella speranza di riuscire a cambiare le cose della vita, o almeno tentare. Ci vengono alla memoria le parole di uno dei piloti italiani, forse Cocciolone, catturati in Iraq (1991), quando ancora non era stata coniata l’ipocrita definizione di “guerra umanitaria”: “io mi ero arruolato perché mi piaceva volare e mi sono trovato a sganciare le bombe sulla gente”. Forse l’esempio non è proprio calzante, ma dà l’idea della situazione nella quale ci troviamo.

Cominciano gli incontri, molti, ma le sorprese non sono finite. C’è un altro amico di ABC GB che ha deciso di andarsene perché qualcuno lo ha diffamato diffondendo nella cittadina la voce che sta lavorando subdolamente per silurare un collega. Insomma un gran casino! Lui il pomeriggio insegna e con noi collabora soltanto il mattino. Ha ragione! Ha proprio ragione lui perchè la calunnia è “un venticello” che non perdona, tanto più in una cittadina dove si conoscono tutti e dove la condanna sociale, che non pretende prove come un giudice del tribunale, arriva spesso inopinatamente indotta dai cattivi pensieri e dall’animo perfido dell’ignoto colpevole. “E il meschino calunniato, avvilito, calpestato, sotto il pubblico flagello, per gran sorte va a crepar”, canta il don Basilio di Rossini. Così perdiamo un prezioso collaboratore. Siamo un poco stanchi di correre appresso a queste cose, anche se importanti perché hanno conseguenze sul progetto. Cosa facciamo? Forse tutto ciò capita soltanto a noi e dovremmo essere più “politici”, guineensi o italiani. Ma non lo siamo e preferiamo la sciabola al fioretto. E allora? Ultimatum: chi firma l’accordo che lega le due “ABC”, italiana e guineense, è dentro chi non firma è fuori. Il “nostro” insiste, pensando forse di essere indispensabile o ad un nostro bluff. Si sbaglia!

Esito finale: due fuori, sebbene per motivi diversi, e cinque dentro. Risparmieremo sui salari e con la riorganizzazione del lavoro miglioreranno i risultati, anche perché peggio di quel che è stato fatto negli orti dei villaggi in questi ultime due anni non si potrebbe. Ritorniamo alla decrescita felice: i soldi che risparmieremo nei salari finiranno in un’altra zona della Guinea Bissau, nel Sud, a Catiò da dove delle suore hanno chiesto aiuto per non far morire la loro scuola!

Non diteci che non vi raccontiamo tutta la verità, sebbene non sia facile. Ripeschiamo poi l’autocritica, che è sempre un bene, e, come abbiamo fatto con i nostri amici di “ABC GB”, nel tentativo di insegnare con l’esempio una cosa che loro non amano molto, chiediamo scusa per non essere riusciti a cambiare subito questa situazione, perché abbiamo inviato sempre aiuti determinando l’abitudine a pensare che il denaro arrivasse comunque, perché non siamo riusciti ad affiancarli in maniera adeguata nel loro lavoro, perché qualche volta abbiamo creduto alle bugie, o anche perché c’è capitato di far finta di credere a quel che ci si diceva per “opportunità politica”.

Non vorremo però aver dato un quadro troppo nero del progetto in Guinea Bissau. Saremmo ingiusti nei nostri confronti e di quanti hanno fiducia in noi. Certo, poteva andare meglio, ma è stato fatto molto: abbiamo costruito più di 70 pozzi, l’officina è stata allestita ed è pronta ad entrare in funzione dal prossimo ottobre, abbiamo nella sede un impianto che ci garantisce l’autosufficienza energetica, la sperimentazione delle serre per l’orticoltura durante la stagione delle piogge è “decollata” anche se non sospinta abbastanza e in lotta continua con le forze della natura, continua il sostegno dell’autogestione nelle scuole. E poi dal prossimo mese di settembre saremo molto più presenti negli orti, una ventina, affiancando e sostenendo le donne nel loro lavoro con il nostro supporto tecnico-logistico.

Speriamo di non avervi annoiato, ma la solidarietà internazionale è fatta anche di queste cose. Avremmo preferito raccontarvi di altro, magari di una realtà che, specialmente nei villaggi, mal tollera la diversità e l’aspirazione a crescere. Se corri troppo di tagliano le gambe, se voli in alto ti sparano. Non puoi e non devi emergere tra gli altri. La comunità locale coesa si fonda su queste regole e te le impongono, con le buone o con le cattive. E non scherzano!. Devi rallentare, devi volare basso. Un bel freno allo sviluppo!

Dimenticavamo di dire: l’hangar e l’ufficio erano abbastanza puliti,anche se non avevamo avvertito nessuno del nostro arrivo! (fine)


   
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