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Abc Solidarietà e Pace

 
Italia - Gli occhi compassionevoli della solidarietà stanno per chiudersi?

01/09/2011 - 5.25:   Gli occhi compassionevoli della solidarietà stanno per chiudersi? Certamente no, ma in questo 2011, Anno del volontariato europeo, le palpebre sono ormai pesantissime. E’ inutile nasconderlo: le risorse finanziarie private e pubbliche per l’associazionismo solidale stanno diminuendo sensibilmente e gli esperti del Terzo settore sono in allarme. Chi conta, e sembra saper parlare e pensare, sostiene che chi si innova e guarda lontano si salverà, che occorre essere creativi, fare rete, seguire i cambiamenti che interessano tutto il nostro Settore e non bisogna stare fermi. E chi più ne ha più ne metta.

Noi, per sopravvivere e quindi continuare a fare quello che facciamo da tanti anni, non abbiamo bisogno di molto, ma di qualcosa sì! E per garantirci questo qualcosa siamo diventati, se possibile, più prudenti di quanto non lo siamo stati nel passato, abbiamo accentuato la propensione al risparmio e alla razionalizzazione dei progetti e, come ci è capitato di scrivere recentemente, stiamo scoprendo una cosa nuova: la nostra “decrescita felice”, ovvero spendere di meno e fare meglio e di più.

Le situazioni di grande difficoltà possono distruggere o dare, sapendole cogliere, delle opportunità: riconsiderare valori e priorità, riorganizzare la propria vita, ricercare operatività nuove e positive, capire che la solidarietà non è un bene di consumo qualsiasi, piuttosto un valore aggiunto alla nostra vita e consiste in una predisposizione personale non legata all’entusiasmo del momento, all’onda emotiva di un avvenimento o alla contingenza economica del periodo. Oggi abbiamo, tutti, la possibilità di volare in alto, sopra la palude che, consapevolmente, abbiamo contribuito a creare. Nel nostro Settore volare sopra la palude vuol dire liberarci di tutte quelle strutture e sovrastrutture, spesso lecite ma inutili, elaborate ad hoc per trovare denaro, suggerire e sostenere ambizioni personali, stimolare comportamenti sconvenienti. Vuol dire anche arieggiare l’atmosfera che minaccia il mondo della solidarietà a volte soffocato dal fumo delle chiacchiere, dal proliferare di idee velleitarie e da progetti e iniziative sterili e autoreferenziali.

Abbiamo cioè l’occasione per scrollarci di dosso quelle negatività descritte nel Rapporto 2010 del Censis nel quale si parla di una società italiana “appiattita su comportamenti indifferenti, cinici, prigionieri delle influenze mediatiche, condannati al presente, senza profondità di memoria e di futuro”.

Cosa possiamo fare noi piccole e medie associazioni operative nel Sostegno a Distanza? Non molto, però possiamo dire che nelle nostre associazioni, che ancora si basano sul volontariato vero e che hanno fatto la scelta di non mutuare l’organizzazione e il marketing delle aziende, che sono impegnate ogni giorno a consolidare i riferimenti indispensabili per andare avanti con forza e convinzione e nicchia del Terzo Settore, risiedono, si esprimono e si ricostruiscono, per quel che è possibile, i meccanismi che disciplinano atteggiamenti e valori utili per attenuare i comportamenti individuali dettati dall’“egoismo autoreferenziale e narcisistico”, parole usate sempre nel Rapporto.

Insomma, nell’impegno del nostro tipo di associazionismo, ma anche di altri, ci sono amore, speranza e risultati: si tratta della concretizzazione della volontà operativa ed etica delle persone che aderiscono a questa forma di solidarietà. Amore, speranza e risultati che sono di esempio e che occorre richiamare, far conoscere, accompagnare, far crescere.


   
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