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Haiti - Si ricostruisce un patto tra generazioni nella scuola-casa "Institution Mixte la Providence de Sibert"

08/09/2011 - 5.50:   Noi non c’eravamo, ma possiamo immaginare che quando i venti e le piogge dell’uragano Irene, lo scorso agosto, si sono abbattuti sui campi che ancora accolgono le decine di migliaia dei senzatetto dal gennaio 2010, quando un terribile terremoto devastò Haiti, l’effetto sia stato devastante. Tutti si sono ritrovati ancora una volta “senza casa”, anzi “senza baracca”, che nel frattempo si erano ricostruiti perché stanchi di aspettare le nuove abitazioni promesse.

Ma qualcosa si sta facendo e proprio il 17 agosto scorso il presidente haitiano Martelly, con a fianco Bill Clinton, ha annunciato che 5.239 famiglie (circa 30.000 persone), provenienti da sei campi di accoglienza, potranno presto tornare nelle loro case restaurate in alcuni quartieri della zona est della città. Port-au-Prince continua però ad essere sepolta dalle macerie e dalle montagne di sporcizia che si accumulano e che sistematicamente vengono bruciate rendendo l’aria irrespirabile e più sporca che mai.

Ad Haiti, è risaputo, si vive peggio che in qualsiasi altra parte delle Americhe anche perché agli storici danni economico-politico-sociali si aggiunge la sfortuna di essere sulla rotta degli uragani atlantici che si abbattono ogni anno sull’isola caraibica. E a nulla valgono i nomi amichevoli con i quali vengono chiamati. Infatti, nel 2012, già si sa, si chiameranno Alberto, Beryl, Chris, Debby e così via fino a contarne 21. Tanti i nomi destinati a battezzare, le perturbazioni che cominceranno ufficialmente il primo giugno per chiudersi il 30 novembre.

E così, quando sei stato tanto sfortunato da nascere nella parte molle del ventre del nostro pianeta, le priorità cambiano e la prima cosa da risolvere, ogni giorno, è mangiare e sopravvivere, se non sei troppo stanco per farlo. E poi arriva tutto il resto, compresa la tutela dell’ambiente. Infatti, provate a dire a questa gente che non devono tagliare i pochissimi alberi restati sulle montagne di Haiti per fare carbonella o non pescare gli ultimi pesci nel mare che era uno dei più belli e ricchi del mondo per mettere a tavola qualcosa. Chi deve competere ogni giorno con la vita non può pensare troppo a conservare alberi e pesci per le generazioni future.

Ecco quel che capita: il patto tra generazioni, tra vecchi e giovani, almeno per ora è definitivamente tramontato e gli anziani “egoisti” non pensano al futuro dei loro figli e nipoti i quali si stanno abituando alla nuova condizione umana di non-futuro.

Ma qualche piccola “isola felice” emerge da questo mare nero come la pece per ridare speranza. E visto che stiamo parlando di Haiti, non possiamo non ricordare la scuola di Port-au-Prince aiutata dagli amici di “ABC” che si chiama "Institution Mixte la Providence de Sibert". Nome lunghissimo abbreviato dal nostro amico Maurizio Barcaro, fondatore e animatore della missione “Lakay Mwen” e della scuola, in “Providence” e da noi in “Sibert”. Ma il senso è lo stesso e il rispetto identico.

E’ bene precisare che quest’isola felice non è ingiusta, non è chiusa tra le alte mura che la proteggono dagli attacchi della disperazione e della povertà e si apre ogni giorno ad accogliere centinaia di bambini e giovani e, insieme a loro, anche qualche decina di vecchi soli che hanno trovato un rifugio stabile nella scuola nella “Maison Vieilliard”. E lì dentro si svolge e si riavvia, più o meno consapevolmente, una muta conversazione tra generazioni, la condivisione delle esperienze. Lì dentro le vite si incastrano rendendo comprensibile l’importanza della contemporaneità vissuta in modo diverso, la prospettiva del tempo e la speranza.

E mentre nell’isola “Sibert” si studia e si lavora per un futuro migliore fuori, nell’Haiti dimenticata da molti, si continua a sopravvivere. Gli enormi aiuti promessi stentano ad arrivare e la situazione economico-finanziaria mondiale ha cambiato le priorità e gli interessi di tutti. Il presidente Martelly, un poco prigioniero delle sue promesse elettorali, ha rimandato l’apertura delle scuole dal 5 settembre al 6 ottobre e si è messo alla ricerca, per realizzare il suo piano di una scuola gratuita per tutti, di 100.000 nuovi alunni che non hanno mai cominciato a studiare. Riuscirà in quest’impresa? Speriamo di sì, ma intanto i problemi non mancano certo all’ex rapper Sweet Mickey, questo il nome d’arte del presidente haitiano.

Si è preso una bella gatta da pelare e, se servisse, a dimostrare l’ostilità dei poteri forti locali c’è l’evidente stallo politico che ha reso impossibile nominare un nuovo capo del governo. Dopo tre mesi di lotta e al terzo tentativo, Martelly ha ora designato il medico Garry Conillle, ex funzionario dell’ONU e consigliere di Bill Clinton, come primo ministro. E' il terzo tentativo di trovare un candidato che possa ottenere l’assenso del Parlamento e mettere fine a un'impasse che prosegue ormai da tre mesi e impedisce la composizione del nuovo governo.

Speriamo bene per il popolo di Haiti ed anche per noi!


   
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