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Bosnia / Serbia - Aiutatemi a crescere la mia bambina!

24/09/2011 - 9.08:   Niš è l’ultima tappa serba del viaggio annuale che facciamo per consegnare le borse di studio. A Niš, nella parte centro-meridionale del Paese sul fiume Nišava, arriviamo dopo avere attraversato, da Nord a Sud, Backa Topola, Novi Sad, Belgrado e Kragujevac. Storicamente, per quel che ricordiamo, Niš, Naissus per i romani, è importante perché è stata la prima città serba a schierarsi contro Slobodan Milosevic con l’opposizione democratica Zajedno (Insieme) che vinse le elezioni nel 1996 con Zoran Živković, che sarà sindaco e poi primo ministro della Serbia per un breve periodo; per essere la città dove nacque, nel 274 d. C., il futuro imperatore Costantino il Grande; per avere ospitato, durante l’occupazione tedesca, il primo campo di concentramento in Jugoslavia e per essere stata colpita ripetutamente dai bombardieri della Nato durante i 78 giorni di guerra aerea dal 25 marzo al 10 giugno 1999.

Niš, che continua ad essere un importante centro universitario con decine di migliaia di studenti, prima della guerra era anche uno dei centri industriali più importanti della Serbia, nel settore elettronico, meccanico, tessile e del tabacco. Era. Ora non lo è più! Niš oggi è una città povera, quasi disperata, con un tasso di disoccupazione molto più alto che nel resto del Paese e che si lamenta di essere stata dimenticata dallo Stato centrale. Una città con la sola speranza di trovare qualche interlocutore straniero disposto a comprare le sue fabbriche dismesse!

Noi, dal nostro punto di vista, per esserci stati almeno venti volte, conosciamo abbastanza bene l’Elektronska Industrija e la Machinska Industrija, ma dei due opifici conosciamo gli operai restati senza lavoro, i giovani aiutati dai soci di ABC con le borse di studio, le situazioni difficili delle famiglie. Ignoriamo, invece, le strategie industriali e commerciali! Sappiamo, però, che a Niš il “nostro” Benetton, proprio in questi mesi, è diventato il proprietario dell’industria tessile "Niteks", che, rimodernata, si occuperà della lavorazione della lana dando lavoro a diverse centinaia di donne. Invece, almeno finora, la Mašinska Industrija, fondata nel 1884, e l’Elektronska Industrija, che ha cominciato la sua attività nel 1948, stanno aspettando ancora degli acquirenti. Nel 2005 ci fu un interessamento della General Electric (USA) per la Mašinska perché voleva farne un centro per la costruzione di vagoni ferroviari per i Balcani, ma l'idea svanì nel nulla. Stesso discorso per l’Elektronska, anche se ogni volta che andiamo ci raccontano dell’interessamento di qualcuno. Sono finiti i tempi dei televisori “Favorite”, annientati dal contrabbando e dalla concorrenza asiatica, e dei computer Pecom 34 piazzati nelle scuole ad un prezzo pari a due salari medi di allora. Un po’ come faceva la nostra Olivetti con i suoi M24 venduti ad un prezzo esorbitante e usati “per forza” in molti luoghi di lavoro, statali e no. Gli operai, anzi gli ex operai, perché di operai ne sono restati pochissimi nelle due fabbriche, aspettano che qualcuno li chiami e, come gli assicuratori che vanno in chiesa tutte le mattine a pregare per salvare la vita dei loro assicurati, si segnano nella speranza che le loro fabbriche trovino qualche anima buona disposta ad acquistarle e dar loro un salario per tirare a campare. E noi, ogni volta che andiamo, ci sentiamo mortificati e responsabili, anche se non lo siamo, perché ospitati, per distribuire le borse di studio, nei saloni delle assemblea o nelle grandi ex mense che una volta risuonavano degli strilli delle liti sindacali e dei brusii dei frettolosi commensali. Ora desolatamente vuote.

Ma la nostra presenza nella città serba non si limita alle due fabbriche. Portiamo borse di studio anche nella scuola “Ivan Goran Kovacic” di Niška Banja, uno dei cinque distretti che compongono Niš. Nella scuola, fino a tre anni fa, incontravamo molti dei profughi alloggiati nel vicino hotel “Serbja” ora chiuso, mentre nella città ne restano ancora pochi della vecchia generazione di fuggitivi dalla guerra 1992-95. A loro ora sono subentrati i nuovi profughi dal Kosovo, che sarebbe la Serbia meridionale che, per volontà dell’ONU, ha visto aumentare i suoi distretti da 5 a 7. Ma questa è un’altra storia. Quando arriviamo, abitualmente la sera, nella scuola ci accolgono in “pompa magna” e l’insegnante di musica la fa da protagoNišta. Il coro della scuola canta, i solisti della scuola suonano e tutti, genitori, insegnanti e noi, per quel che è possibile, accompagnano le esibizioni che si concludono sempre con il meritato applauso. Ma poi arriva il momento della consegna delle borse di studio e l’allegria generale si attenua perché quasi tutti i genitori, anche se si sono sistemati al meglio, sono dimessi e un poco tristi. Viene allora in mente una lettera spedita ad ABC poco tempo fa per chiedere aiuto: “vi prego, se ne avete possibilità, di tenerci presente per la borsa di studio perché veramente non riusciamo a sopravvivere. Io qualche volta cucio per un po’ di pane, ma non basta per crescere la mia bambina e per curare i miei malanni!”.


   
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