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Haiti - Sono 1.930 gli alunni che vanno alla “Sibert”

09/11/2011 - 5.10:   La scuola "Institution Mixte la Providence de Sibert" è frequentata da 1.930 ragazzi. Per la precisione 1.300 della scuola primaria, 430 della secondaria (il liceo) e 200 che frequentano dei corsi professionali. A loro si aggiungono 30 anziani, 57 insegnanti e 27 ausiliari. E’ una piccola-grande città dello studio e della serenità che aiuta giovani e vecchi e che ogni giorno dà da mangiare a circa 1.400 persone. A dirlo sembra semplice, ma non lo è e ne sa qualcosa il nostro amico Maurizio Barcaro che nel, raccontarci quanto sia difficile la vita da quelle parti, non dimentica mai di ringraziare quanti aiutano la scuola ad andare avanti: “Vi ringrazio - scrive - per il fatto che ci siete sempre vicini e siete la colonna vertebrale della missione. Siete voi e non chissà quale grande organizzazione. Siete voi che togliete qualcosa dalla vostra busta paga per accompagnare i nostri bambini e anziani”. Dicevamo 1.930 ragazzi in tutto e nessuno paga per frequentare la scuola. Questo è un modello che il presidente haitiano Michel Martelly dovrebbe seguire e usare come esempio di organizzazione per tentare di esportarlo nelle altre scuole di Haiti. A miglior ragione lo dovrebbe fare perché è un fautore della scuola pubblica, anche se si sa che gli esempi migliori, spesso, sono misconosciuti. E’ un po’ quel che capita con molte attività dell’uomo: il lavoro più grande viene fatto da ignoti protagonisti della storia minore, di quella che non lascerà tracce. “La scuola funziona bene - dice ancora Maurizio - e alla fine dello scorso anno scolastico sono stati 170 gli studenti che hanno superato l’esame di stato. Si tratta di una percentuale altissima da queste parti, l’85%. In pochi si fanno bocciare, ma possono ripetere l’anno anche due volte perché siamo perfettamente consapevoli di come loro e le famiglie vivano nelle baraccopoli limitrofe nel quartiere Sibert”.

Maurizio è un buono e arriva a criticare soltanto quando non ce la fa più e lo fa indignandosi quando spiega che “la resistenza del popolo Haitiano, come anche la sua capacità di sopportazione, sono grandi”. Lo sono perché, a quasi due anni dal terremoto che colpì l’isola caraibica, nella capitale Port-au-Prince “nulla di veramente visibile è stato fatto”. “Eppure sono stati raccolti miliardi e tanti altri miliardi sono stati promessi da parte delle grandi nazioni del mondo”. “Qui - dice ancora - c’è però da fare una distinzione: i miliardi raccolti da una miriade di organizzazioni umanitarie, famose o meno, grandi o piccole, presenti nel Paese sono stati utilizzati dalle stesse per i motivi più diversi a seconda dei progetti che esse hanno voluto realizzare”, ma “i fondi promessi dalla Banca Mondiale e dai ‘ricchi’ del pianeta non sono arrivati. Anche se, per amore di verità, occorre dire che sono stati fin dall’inizio vincolati all’elezione del nuovo presidente e ad una normalizzazione della vita poltica dell’isola. Ma ora finalmente abbiamo Presidente della Repubblica e Primo ministro. Vedremo così se le promesse saranno mantenute”. Qualcosa sta arrivando, ma con il contagocce. Le difficoltà del vivere hanno accentuato, è il minimo che potesse capitare, lo spirito critico degli haitiani che, osserva Maurizio, “se la prendono un po’ con tutti, anche con le ONG presenti sul territorio i cui ‘volontari’ a volte scimmiottano, spendendo molti soldi, i ‘cooperanti’ delle organizzazioni internazionali”. “Questi operatori stranieri - sostiene - in molti casi hanno stipendi notevoli e vivono a spese delle rispettive ONG in appartamenti costosi, quasi sempre nella zona esclusiva della capitale. Spesso li vedi alla guida di costosissimi pick-up e fanno la loro spesa nei supermercati. Giustamente - dice con un poco di ironia - tentano in qualche modo di reagire all’ambiente deprimente e così se ne vanno a mangiare nei ristoranti, vanno nei locali notturni o accedono alle costose spiagge private durante il week-end. Non mancano poi scandali sessuali”.

La massiccia presenza dei “bianchi” ha pompato dollari americani nella debolissima economia Haitiana, “ma allo stesso tempo ha fatto alzare del 30-40% i prezzi di tanti prodotti e anche quelli degli affitti, portandoli ad un livello al quale gli haitiani non possono accedere. Il ‘bianco’, visto che paga l’organizzazione, non fa una piega quando chiedono anche piu del doppio del valore reale di un affitto. Solamente a Port-au-Prince fra esponenti della Minustha (United Nations Stabilization Mission in Haiti) e migliaia di ‘bianchi’ delle organizzazioni, c’e un vero e proprio esercito che sta spendendo soldi senza troppa cura”.

Ma messo da parte lo spirito critico Maurizio rivolge un ultimo saluto e ringrazia gli amici italiani che lo aiutano e far vivere la scuola: “so bene che la crisi economica - scrive - si fa sentire anche in Italia e quindi so quanto sia prezioso l’aiuto che offrite alla missione e vi ringrazio per la vostra generosità. Sappiate che grazie a tutti voi 1.930 bambini e giovani hanno la possibilità di andare a scuola gratuitamente e piu di 200 di loro imparano un mestiere, mentre altri 250 hanno la possibilita di imparare l’informatica. E poi 30 anziani sono accuditi. sotto tutti gli aspetti, al tramonto della loro vita”.


   
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