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Italia - La “Giornata Mondiale del Volontariato” e ABC

06/12/2011 - 5.07:   Ieri 5 dicembre 2011, per celebrare la “Giornata Mondiale del Volontariato” siamo andati a raccontare le nostre esperienze nel liceo “Sacro Cuore” di Roma. Scuola splendida, anche per la sua collocazione in cima alla scalinata di piazza di Spagna. Cosa potevamo dire ai giovani di una V classe di liceo con i quali ci siamo incontrati? Siamo partiti, visto che il 5 dicembre è la giornata internazionale del volontariato, nell’anno europeo del volontariato e dei 150 anni dell’Unità d’Italia, dall’art. 2 della nostra Costituzione: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle forme sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Insomma il concetto da far passare era che la solidarietà non è soltanto un sentimento di benevolenza verso gli altri, piuttosto un dovere e che il volontariato è un elemento fondante per lo sviluppo della società civile e per il consolidamento della vita democratica. Certo, non è facile di questi tempi spiegare e capire che il volontariato per evitare il rischio di essere utilizzato e strumentalizzato dal welfare state, dovrebbe avere, per mantenere la sua autonomia, sempre di più un ruolo critico verso le istituzioni nazionali e internazionali per stimolarle ad assumere le responsabilità che gli competono redigendo atti legislativi e svolgendo azioni concrete che garantiscano a tutti pari dignità sociale, economica e culturale. Piuttosto che, come avviene spesso, assecondare gli istinti “bassi” della politica e i suoi opportunismi che anestetizzano tutto e tutti e che sospingono il Terzo Settore verso il ruolo di ruota di scorta del “sistema”.

E questo “sistema”, per deresponsabilizzarsi, moralmente e finanziariamente, se ne inventa una al giorno. L’ultima? Sembrerebbe che, parlando di cooperazione allo sviluppo, in Italia e negli altri paesi europei, per mascherare i tagli pesantissimi agli aiuti ai Paesi in via di sviluppo (in Italia più che altrove: si è scesi dagli oltre 700 milioni del 2008 agli 86 previsti nella legge di Stabilità per il 2012) si stia elaborando una strategia truffaldina, quella del “Whole of Country approach”. Cosa significa? Semplificando al massimo: conteggiare come contributi allo sviluppo ogni flusso finanziario verso i paesi più poveri, anche le rimesse degli emigrati, i fondi delle ONG, i flussi di capitale privato, quindi anche gli aiuti di ABC verso i suoi progetti. Significa predicare bene e razzolare male!


   
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