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Bosnia / Serbia - Fiat, “Non si uccidono così anche i cavalli?”

31/01/2012 - 15.10:   I più “maturi” si ricorderanno sicuramente di un bel film di Sydney Pollack del 1969: ”Non si uccidono così anche i cavalli?”. La trama: nella California dei primi anni trenta, durante la Grande depressione, va di moda un genere di spettacolo molto crudele: le maratone di ballo. Durante queste gare coppie di disperati senza lavoro ballano per giorni interi attratti, ancor prima che dal premio in denaro per chi resisterà di più, dalla semplice possibilità di avere perlomeno il mangiare garantito per qualche giorno.

La storia-fiction si ripete e così eccola di nuovo nel secolo XXI°, sebbene con protagonisti diversi. I ballerini, stavolta, sono gli operai delle catene di montaggio e la musica è la World Class Manifacturing (WCM), ovvero una nuova organizzazione di lavoro, adottata anche dalla Fiat (nei suoi stabilimenti, anche in Serbia) che mira a ridurre i costi e ad aumentare efficienza e qualità dei prodotti. Fin qui niente di male: ognuno fa il suo mestiere ed è giusto che un’impresa ambisca a tanto. Il problema è che in combinazione con la WCM la Fiat ha voluto utilizzare anche una metodologia, di nome ErgoUas,che combina aspetti ergonomici e definisce tempi e ritmi di una postazione di lavoro. Il risultato? Riduzione dei “fattori di riposo” e aumento dei ritmi di lavoro e della fatica nella maggior parte delle postazioni della catena di montaggio. Il tutto per un salario, in Italia, dopo il rinnovo del contratto 2012, che va dai 1.206 euro del primo livello ai 2.038 del settimo livello. Senza rivolgersi a consulenti del lavoro o fiscalisti e riuscire a capire quel che entra in tasca al netto occorre togliere circa il 25% dallo stipendio lordo, la quota parte per pensione e TFR. Insomma, il primo livello alla fine del mese si mette in tasca 905 euro e il settimo 1.528.

E in Serbia, a Kragujevac, lo stesso operaio Fiat, anzi, scusate, FAS (Fiat Auto Serbia) quanto guadagna? Poco meno di 300 euro (30-35.000 dinari al mese). Ma con questi soldi, anche da quelle parti e non solo in Italia, l’operaio fa una vita da schifo. Ad impoverirlo ulteriormente ci pensa anche l’inflazione, ma comunque è pronto a tutto pur di conservare i suoi 300 euro mensili, anche a “cibarsi” la WCM e la ErgoUas. Ma non tutti! Gli operai più anziani, consapevoli di non farcela fisicamente e attirati dai 550 euro di liquidazione per anno lavorato, se ne sono andati. In tutto 95. E così il passato è rimosso definitivamente. Restano i più giovani e forti, i più inconsapevoli, i più disperati, quelli disposti a “ballare” per un pasto giornaliero. Ma fino a quando?

Visto che alcuni nostri progetti sono in Serbia, tanto per dare un’idea, diciamo che, secondo il quotidiano Novosti (25 settembre 2011), una famiglia media di quattro persone dovrebbe avere a disposizione un reddito di circa 110.000 euro al mese per poter vivere in modo dignitoso (sempre che abbia la casa di proprietà); in realtà il reddito medio delle famiglie serbe è la meta’ di questa cifra. Infatti, secondo l’Ufficio Centrale di Statistica il reddito disponibile per famiglia nel terzo trimestre del 2011 era di 51.474 dinari, di cui il 42% sono destinati all’alimentazione e il 15% alle spese per la casa (acqua, elettricità e combustibili vari).

Questa è una piccola storia e speriamo non abbia l’epilogo del film che, per soddisfare la curiosità di quanti non lo conoscono, raccontiamo: la protagonista scopre che il premio finale è una truffa perché i vincitori dovranno pagare le spese sostenute dall’organizzazione per mantenerli nelle settimane di ballo ininterrotto e, capito di aver subito l’ennesima sconfitta dalla vita, decide di farla finita ritirandosi dalla gara in maniera tragica: si fa uccidere dal suo partner.

Ma noi di “ABC” non ci arrendiamo “alla vita” e rilanciamo il nostro aiuto alle famiglie degli operai e a quelle degli studenti chiedendo altri 20 bambini da affidare, 10 in Serbia e 10 in Bosnia. E speriamo di trovare qualcuno disposti ad aiutarli, anche se sono tempi difficili per tutti, operai italiani e operai serbi.


   
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