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Guinea Bissau - Una piccola biblioteca a Catiò, anche grazie ad “ABC”

20/02/2012 - 17.52:   A Catiò nella regione di Tombali, nel Sud della Guinea Bissau, se parti da Mansoa dove è “ABC”, arrivi dopo circa 8 ore di fuoristrada. I chilometri non sono tanti, poco meno di 200, ma dopo una prima parte di strada asfaltata comincia quella sterrata. E a dire che è l’unico percorso praticabile che porta nella parte meridionale del Paese. Lì passano camion, macchine, bestie, viandanti. A Catiò da un po’ di tempo, dopo un soggiorno di quattro anni in Italia, c’è Maurizio Fioravanti, un missionario del PIME, amico dal 1992, con il quale cominciammo a lavorare nel Paese dell’Africa Occidentale. Con lui collaborammo anche a Mansoa per poi emanciparci, creando “ABC” locale, dopo il suo ritorno in Italia.

Catiò, capoluogo della regione, è poco più di un villaggio. Si distingue dalle tabanche limitrofe perché conserva ancora qualche costruzione di origine portoghese, sebbene fatiscente e irriconoscibile: la piccola prigione, l’ancor più piccolo municipio e qualche abitazione privata. Nella cittadina manca tutto e l’idea di costruire una piccola biblioteca aperta a tutti è nata a Maurizio per tentare un recupero, più che della cultura locale, della memoria collettiva, della consapevolezza di essere inseriti in un contesto più grande, nella realtà complessa del nostro pianeta.

Maurizio ci scrive: “Al mio ritorno nella missione di Catiò, da dove mancavo da ventiquattro anni, mi colpì la situazione di degrado della cittadina e il senso di resa da parte degli anziani, gli ‘homens grandes’, che un tempo erano l’autorità del villaggio e che oggi sono ormai esautorati dei poteri politici e senza più neanche l’autorevolezza che gli derivava dalla tradizione. Nella società del passato, formata dalle ‘famiglie allargate’ riunite in gruppi di abitazioni chiamati ‘morançe’, tutti avevano un compito che permetteva loro almeno di sopravvivere. Ma da quando sono stati ‘importati’ i ‘diritti’ dal primo mondo, la struttura tradizionale della famiglia ha dovuto cedere il passo ad altri enti non meglio identificati e non autorevoli. Si è creato così un vuoto. Vuoto e deficienza, un po’ in tutto: nelle risaie, nelle altre attività produttive, nel campo della salute, nelle scuole ormai disorientate e in grande difficoltà nel trasmettere cultura e valori.

Qualche tempo fa un giovane indossava una maglietta sulla quale era riprodotta l’immagine del Che Guevara . Gli domandai se sapesse di quale personaggio si trattava e la prima risposta fu che non lo sapeva. Siccome insistevo, mi disse: sarà un drogato! E come fai a saperlo? Perché lo vedo sempre con una sigaretta in bocca… Questo è un esempio minore di come sia facile qui perdere il senso dei momenti importanti della storia. Ma che il ‘Che’ sia un illustre sconosciuto passi, ma non è possibile che un guineense non riconosca immagine e nome del padre della Patria, Amilcare Cabral, stampato anch’esso su centinaia di migliaia di magliette arrivate dalla Cina, sebbene con il nome storpiato, in Amilcare Abral. Insomma, anche la figura di Cabral è stata messa in un cantuccio.

Ma tutto ciò è anche colpa della scuola che fa memorizzare parole senza conoscerne il significato, che fa copiare quel che l’insegnante scrive sulla lavagna, con gli errori che escono dal suo gesso e ai quali si aggiungono quelli degli alunni che copiano. Infatti, in molte scuole della Guinea Bissau, la penuria di libri costringe insegnanti e alunni a questo defatigante e poco produttivo lavoro: scrivi e copia. Stesso discorso per la difficoltà a leggere qualsiasi testo in portoghese o criolo. Per non parlare della mancanza di una capacità critica. Tutto ciò mi ha fatto pensare e mi ha suggerito l’idea di una biblioteca un po’ particolare: ovvero, non soltanto destinata a soddisfare le richieste degli insegnanti, quanto piuttosto orientata a dare l’opportunità di imparare, a pensare, a far crescere dentro i giovani il necessario spirito critico.

E così sono andato a ripescare la casetta nella quale avevo vissuto a lungo con un mio confratello negli anni dell’indipendenza della Guinea Bissau. Eravamo verso la metà degli anni Settanta. La struttura, ormai logorata dal tempo, dai topi e dalle termiti, non era però più utilizzabile. Che fare? Buttiamola giù e rifacciamola: detto e fatto. Con l’aiuto di molti amici, tra i quali soprattutto Gianni Malacchini, alla cui memoria la biblioteca è stata dedicata, nel giro di un anno eccola pronta (Gianni Malacchini era un volontario che aiutava i missionari e le associazioni, compresa ABC, presenti in Guinea Bissau, morto nel febbraio 2011 in seguito ad un malanno contratto in Guinea Bissau, ndr.). Ma ora - lo so bene - arriva la parte più difficile del lavoro. Comunque, ho già trovato il bibliotecario, un giovane che ha terminato da poco tempo il liceo, e sono alla ricerca dei professori che dovranno sostenere e accompagnare l’approccio dei lettori alla nuova biblioteca, realtà inusuale da queste parti.

Per i costi l’aiuto è arrivato da tanti amici e, tra loro,‘ABC ci ha dato la possibilità finanziaria di mettere degli infissi in alluminio che offrono vantaggi importanti sia per l’estetica che soprattutto per la durata. E così è stato possibile fare qualcosa di bello e di utile per la formazione integrale di tanti giovani. Integrale perché non è bene limitarsi alla semplice lettura, piuttosto la biblioteca dovrà diventare un luogo di conoscenza, ma anche di sperimentazione per dare a chi vorrà i mezzi minimi indispensabili ad affrontare i casi difficili che sicuramente gli capiteranno nella vita, o quantomeno a non soccombere ad essi.

L’inaugurazione della biblioteca, nuova e dipinta con i colori pastello abituali da queste parti, c’è stata nei primi giorni dello scorso gennaio alla presenza della moglie e dei figli di Gianni Malacchini, del vescovo e delle autorità locali, politiche e tradizionali.

Non mi resta che salutare e ringraziare ‘ABC’, i suoi soci. Mi fa piacere che ‘ABC’ non si sia dimenticata di me ed è sempre bello poter contare sull’amicizia di persone che conosco da decenni e con le quali lavoro sempre volentieri per dare a qualcuno un futuro migliore. Anche se diversi abbiamo molto in comune”. Firmato padre Maurizio Fioravanti


   
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