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Bosnia / Serbia - Rogatica, non abbiamo mai lasciato nessuno a metà del guado!

09/03/2012 - 11.26:   La scuola “Sveti Sava” di Rogatica è stata inaugura nel 1975, mentre il nostro primo viaggio è del 1999. Niente male! Sono 13 anni che gli alunni ricevono dagli amici italiani le borse di studio e in tutto nel progetto della cittadina bosniaca sono transitati circa 120 giovani. Forse è per questo che gli amici Tomislav Pavlovic, direttore, e Nada Dokic, assistente sociale, sono gentili e ogni volta esprimono con una lettera la gratitudine personale e delle famiglie dei giovani che ricevono le “školska stipendija”. Anche quest’anno il direttore Tomislav ci ha scritto: “il vostro aiuto (quello dei soci, ndr.) è prezioso e di grande utilità. I nostri alunni sono per la maggior parte bambini particolarmente poveri che vivono situazioni difficili”. Lo sappiamo bene, caro direttore, anche se queste famiglie sono sempre discrete, sorridenti e non chiedono mai nulla. Ma ormai l’esperienza ci ha insegnato a saper guardare e cogliere da pochi dettagli il grado di malessere delle realtà con le quali veniamo in contatto. Lì è molto difficile vivere. Ce lo conferma anche Nada Dokic quando ci racconta come la maggior parte degli alunni provenga da famiglie di disoccupati o monoreddito, spesso con problemi sanitari al loro interno. La cittadina si sta impoverendo sempre di più e molte persone emigrano in cerca di possibilità migliori. Le parole di Nada sono confermate dai dati dell’Istituto di statistica bosniaco (Bhas) al quale risultano 532.476 persone (43% della popolazione in età da lavoro) disoccupate. Questo dato è aggravato dal fatto che l’endemica crisi politica e la recessione hanno fatto diminuire notevolmente gli investimenti esteri e buona parte del Paese sopravvive ormai soprattutto grazie agli aiuti internazionali.

Il direttore, da parte sua, ci spiega, invece, che per far studiare i circa 835 alunni della scuola spende circa un milione di euro l’anno, tra spese di gestione e stipendi degli insegnanti, una quarantina, e dei quattro bidelli . Tutti i soldi sono erogati dal governo centrale. La mensa non c’è e, quindi, le famiglie spendono pochissimo per l’istruzione dei loro figlioli e anche i libri, quando possibile, vengono forniti dalla scuola. Una nota curiosa: le lingue insegnate sono l’inglese e il russo, entrambe per due ore a settimana. La prima si comincia a studiare dal terzo anno e la seconda dal sesto. Tra le altre cose il direttore, dopo aver fatto i complimenti per “il sacrificio e la totale comprensione” che abbiamo per gli amici “serbi e bosniaci”, scrive: “speriamo sinceramente che sussistano la buona volontà e la possibilità di continuare la cooperazione e il ricevimento delle borse di studio”. Che cosa rispondere? Potremmo semplicemente citare il disegno che è stato attaccato ad una parete della scuola, ben visibile appena si entra. E’ uno dei tanti inviati dagli studenti di una scuola di Roma ai loro amici bosniaci: ci sono due mani che si stringono e poche parole: “Lasciare qualcosa per trovare qualcosa”. Stia tranquillo direttore, non abbiamo lasciato mai nessuno a metà del guado!


   
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