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Guinea Bissau - Costruite quattro serre nella nuova officina di ABC a Mansoa

15/03/2012 - 5.22:   Nella nuova officina di ABC a Mansoa, allestita grazie anche all’aiuto di molti amici, soprattutto della FILCAMS-CGIL, sono state costruite le prime quattro serre in ferro. Le serre si aggiungeranno alle altre sei spedite dall’Italia e speriamo che presto ci diano la possibilità di raggiungere una buona produzione orticola durante la stagione delle piogge. Non per vanità, piuttosto per raccontare quel che abbiamo fatto con l’aiuto dei soci, possiamo dire che il lavoro di questi anni ha consentito la costruzione della scuola di Cubonge, il sostegno dell’autogestione di alcune scuole della zona di Mansoa, i circa 80 pozzi scavati, le decine di orti avviati a produzione, il lavoro innovativo della produzione orticola durante la stagione delle piogge, l’officina ospitata nel nuovo hangar costruito, l’acquisizione di un nuovo pezzo di terreno dove risiedono gli hangar di ABC. Dal 1999 al 2011 il denaro totale usato nel progetto è stato pari a 633.252 euro e, se teniamo conto che a Mansoa abbiamo un patrimonio (il terreno, gli hangar, l’officina, il trattore, il fuoristrada - ormai molto vecchio - , le macchine utensili, generatori, attrezzi, ecc.), iscritto a Bilancio, che si aggira sui 77.000 euro, si intuisce che i costi sono stati contenuti rispetto ai risultati conseguiti.

Questi risultati sarebbero stati sicuramente più grandi se, tra i tanti problemi incontrati, non ne avessimo trovato un altro, il più difficile da superare: l’egoismo ottuso di chi avendo delle responsabilità e ritenendosi immune e inamovibile comincia a pensare di poter fare quel che vuole da tutti i punti di vista. Questa tendenza, crediamo diffusa anche se spesso inconfessata, caratterizza molte volte la realtà locale dei progetti di cooperazione allo sviluppo o, come nel nostro caso, di “autosviluppo”. E così a noi è capitato di dover favorire l’allontanamento di due persone: la prima nel 2003, quando fu allontanato P., e lo scorso anno quando toccò ad A. Entrambi avevano una propensione molto accentuata all’interesse “particolare” piuttosto che a quello generale dell’associazione. Queste persone, formate da noi con anni di lavoro, specialmente A., sarebbero state preziose ed invece eccoci a ricominciare con la priorità di formare gli amici subentranti alla guida dell’associazione locale.

La malversazione è un male diffuso un po’ dovunque, anche in Italia. Un male difficile da estirpare. E’ un po’ come il virus mortale dell’AIDS che ha sterminato buona parte della classe dirigente in molti Paesi africani. Noi non siamo così presuntuosi da pensare di riuscire a debellarlo nel piccolo mondo frequentato, ma possiamo semplicemente confermare che dall’anno passato, nonostante tutto e tutti, abbiamo ripreso con lena un lavoro che sembrava essersi assopito e come assumere un andamento che stava per fagocitarci, consonante con la modalità, purtroppo diffusissima, di vedere nei progetti una semplice estensione all’estero del proprio lavoro organizzativo, amministrativo e di fund-rising (raccolta fondi) mettendo in secondo piano i risultati conseguiti.

Quest’anno, proprio in virtù dei cambiamenti prefigurati dal 2009, e che abbiamo perseguito pazientemente, per la prima volta dopo tanti anni, sembravano dover arrivare dei risultati significativi, ma purtroppo, come spesso capita da quelle parti, le avversità atmosferiche (il vento che ha distrutto la prima produzione) e i ragnetti rossi bimaculati, che ne hanno rosicchiato un’altra parte, hanno fatto sì che ancora una volta restassimo un poco delusi. Ciò nonostante abbiamo definito delle correzioni organizzative che miglioreranno il lavoro: il trattore si usa solo per l’orticoltura di ABC, non si dà più nulla a credito, si acquistano soltanto sementi e prodotti fitosanitari che siano commercializzabili, l’assistenza tecnica settimanale alle donne che lavorano negli gli orti sostenuti tecnicamente dall’associazione deve essere continua con un maggiore controllo sulle coltivazioni. Stessa cosa per i pozzi, per i quali abbiamo definito dei sistemi di costruzione migliori, sebbene anche qui non manchino le difficoltà: i pozzaioli, in sintonia con le tradizioni culturali locali, non hanno come priorità il lavoro e il rispetto degli accordi, per loro sono più importanti le cose personali, familiari e comunitarie, inclusi i funerali foss’anche di conoscenti o parenti lontani dello stesso villaggio. Aggiungiamo che a volte la qualità di sabbia e ghiaia, che la popolazione locale deve raccogliere per consentire il lavoro di escavazione, è scadente con il risultato che quattro pozzi (uno di Infandre, Mansoa , Dana e Uaque) sono in parte franati e ora sarà nostro dovere ripararli.

Sono più di dieci anni che siamo presenti in Guinea Bissau e pian piano abbiamo accumulato esperienza e, ora, sommessamente, possiamo dire che un progetto, per poter funzionare e creare vero autosviluppo, deve seguire due priorità: rispettare il più possibile i tempi locali e far lavorare gli interessati senza sostituirsi a loro. Solo così si può uscire dalla spirale degli eterni progetti di cooperazione allo sviluppo. Questa nostra convinzione è sostenuta dalle parole che amava dire Amilcare Cabral, artefice dell’indipendenza della Guinea Bissau, tra i pochi a conoscere il suo popolo e a saper lavorare con lui: “Proprio perché ho fretta vado piano”. Intelligente sintetica analisi di quel che si deve fare per aiutare questa gente ad uscire dalle secche della miseria e della depressione socio-politica-istituzionale senza scoraggiarsi.

Siamo sicuri che, prima o poi, riusciremo! Fateci gli auguri per favore perché ne abbiamo bisogno!


   
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