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Haiti - Auguri di buona Pasqua da “CitéCarton”, la città dei più poveri tra i poveri

21/03/2012 - 5.19:   Maurizio Barcaro, fondatore e animatore della scuola “Institution Mixte la Providence de Sibert” di Port-au-Prince con il quale collaboriamo scrive, per voi e noi:

“Cari amici di ABC,
qualche giorno fa con Chandler, il direttore della scuola, e Claudy, uno dei ragazzi che mi é vicino fin dall’inizio della Fondazione, sono andato in una zona molto povera a circa un chilometro dalla missione, verso il mare. Volevamo ‘stanare’ (mi si perdoni l’espressione) un centinaio di bambini dai 4 ai 6 anni e farli iscrivere a scuola. Un lavoro di alfabetizzazione militante promosso da noi della ‘Institution Mixte la Providence de Sibert’.

Quella zona vicino al mare, tra la bidonville Cité Soleil e la Plaine, dove siamo noi, è diventata un centro d’attrazione per molti sfollati da Port-au-Prince, stanchi di vivere nelle tendopoli allestite subito dopo il terremoto del 12 gennaio 2010 (sono passati più di due anni dal sisma) e sospinti dalla speranza di trovare migliori condizioni di vita e di poter un giorno avere in dono dallo Stato il terreno dove hanno costruito la loro “casa” fatta di lamiere, pezzi di legno e cartoni. Migliaia di disgraziati hanno così costruito una piccola città, fatta di baracche, che ha un nome significativo: “CitéCarton” (Città di cartone). Molti tra di loro sono stati costretti a lasciare il centro della città dove si erano accampati dietro indennizzo di 200 dollari (ogni dollaro vale 5 gourde e, tanto per dare un’idea, un sacco di riso da 50 kg costa 2400 gds, circa 43 euro) che sono finiti in un battibaleno lasciandoli più poveri e disperati di prima.

A ‘CitéCarton’ vivono centinaia di famiglie non tradizionali formate da mamme con molti figli, spesso di padri diversi, qualche volta con una nonna, in baracche poverissime, terribili da vedere e tremende per viverci, senza luce, acqua, gabinetto, gas, con i liquami che scorrono a cielo aperto, in mezzo al fango molle e appiccicoso che ti impedisce anche di camminare. Ma, nonostante tutto ciò, quanta bellezza nascosta si trova fra tanta miseria e sporcizia. Soprattutto negli sguardi e nei sorrisi dei bambini, ma anche delle mamme e delle giovani piene di speranza e voglia di vivere.

Noi siamo arrivati lì di mattina per trovare i piccoli che non andavano a scuola suscitando curiosità e apprensione tra la gente. I bambini un poco più grandi ci giravano attorno incuriositi e divertiti, quelli più piccoli fuggivano impauriti dall’uomo ‘bianco’ (Maurizio, ndr.), l’orco richiamato dalle loro mamme per mettere paura ai più discoli. Le donne, più o meno giovani, con i figli al seguito si limitavano a guardarci, mentre agli angoli dei crocicchi dei vicoli della baraccopoli gruppetti di giovani superbi e apparentemente indifferenti dominavano la loro curiosità e continuavano imperterriti a giocare a ‘Domino’.

Ma quando abbiamo cominciato a spiegare perché eravamo lì e a distribuite i cartoncini che avevamo preparato con l’indirizzo della scuola e sui quali si spiegava che la scuola era completamente gratuita l’interesse delle mamme si è accentuato. Hanno cominciato, nonostante avessimo detto con fermezza che la nostra presenza era limitata ad offrire la scuola per i loro bambini, a chiedere: chi denaro per pagare l’affitto (sic!), per le medicine, per mangiare… E così il giorno dopo, davanti alla scuola, fin dalle prime luci dell’alba, c’era una lunga fila di mamme con i bambini per la pre-iscrizione dei loro figlioli. Scheda compilata per tutti, foto, consegna della stoffa necessaria a cucire l’uniforme e una raccomandazione: ‘subito dopo Pasqua devono cominciare a frequentare il pre-scuola’.

Madre Teresa di Calcutta aveva ragione! Amava dire che i più poveri bisogna andare a cercarli, non si può aspettare che siano loro a trovarti. I forti gridano e qualche volta ottengono quel che vogliono, mentre i più poveri e deboli rimangono ‘fuori’, ai margini, sempre e comunque sconosciuti.

Insomma, in una mattinata abbiamo distribuito 100 piccole carte di iscrizione per altrettanti bambini dai 4 ai 6 anni e se ne avessimo avute altre 200 per i più grandi sarebbero state tutte assegnate egualmente in un attimo. Che bello! Sono queste le cose che ti aiutano ad andare avanti e non credo che nessuna associazione o ONG, più o meno grande, avrebbe potuto fare meglio questo lavoro di promozione dell’alfabetizzazione. E’ stato splendido passeggiare a ‘CitéCarton’ perché a volte l’abitudine e il lavoro amministrativo e organizzativo ti fanno dimenticare i motivi profondi che ti hanno indotto a questo lavoro. Avevo proprio bisogno di quei sorrisi, quegli sguardi, quella gioia curiosa di chi spera malgrado la durezza della vita, la speranza in una risurrezione malgrado tutto e tutti.

Ma la scuola, per andare avanti, ha bisogno anche del lavoro amministrativo e organizzativo e così, oltre al pre-scuola di questi 100 bambini che comincerà a breve, posso aggiungere che dall’inizio dell’anno abbiamo riattivato pienamente il corso di informatica, l’ambulatorio di prevenzione medica, il corso di musica, che sta avendo un grande successo, e dopo Pasqua, sarà riaperto anche l’ambulatorio di prevenzione oculistica. E ancora: da un paio di mesi abbiamo acquistato un terreno adiacente alla scuola dove attrezzeremo un campo di calcio, di basket e pallavolo. Infine un paio di idee nuove: un corso di alfabetizzazione serale per adulti e un corso di artigianato locale. Ormai la ‘Sibert’ funziona a pieno ritmo, più di mille bambini mangiano tutti i giorni alla mensa ed anche la scuola secondaria funziona bene. Tre dei nostri anziani, accolti nel piccolo ospizio interno alla scuola, sono morti, ma i 30 sopravvissuti sono come dei vecchi ulivi che proteggono la struttura e la missione con la loro serena e discreta presenza.

Oso dire che attraverso le attività della missione si assiste giorno dopo giorno a piccoli miracoli di moltiplicazione dei pani e dei pesci, e anche di resurrezione. Niente di eclatante, come può essere un fiume in piena, ma piuttosto qualcosa di discreto e gentile come un ruscello nascosto. Come spesso dico: ho la grazia di vivere e vedere questi sorrisi e piccoli miracoli quotidiani di resurrezione, ma sono convinto che voi, amici che ci aiutate da lontano, avete meriti maggiori in quanto pur non vedendo sostenete il nostro lavoro con fedeltà e fiducia.

Haiti, lo sapete, è un’isola dimenticata e ci sarebbe tanto da dire sulla situazione del Paese, ma mi limito a notare che, in generale, sembra esserci finalmente un po’ di sollievo per la popolazione. Il nuovo Presidente-Cantante, Michel Martelly, si sta impegnando veramente per fare cose concrete e speriamo che il poveraccio non debba continuare a scontrarsi con i ‘dinosauri’ della politica haitiana ancora in attività. L’impressione è che questi signori stiano cercando qualche pretesto per togliere di mezzo dalla scena politica il neopresidente. Intanto la presenza delle forze delle Nazioni Unite è stata prorogata per un altro anno, il quinto. Ne sono felice perché la presenza delle forze dell’ONU è, comunque, un freno alla criminalità locale. Grazie a Dio, dopo il sisma non ci sono stati altri cataclismi naturali e perfino i cicloni, che ogni anno portano disastri, sono stati clementi con il Paese.

Insomma, la miseria è sempre compagna fedele della maggior parte della popolazione, ma i ‘semi’ di speranza e cambiamento sono evidenti. Meglio essere ottimisti!

Un grazie di cuore agli amici di ‘A, B, C, solidarietà e pace’ per esserci sempre vicini e un augurio di Buona Pasqua vi giunga da noi e da Haiti.

Con gratitudine e amicizia, Maurizio Barcaro”.


   
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