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Guinea Bissau - Siamo lì, attenti e prudenti, ma è come se non ci fossimo!

02/04/2012 - 5.13:   Siamo dei minimalisti!

Sempre ci sgoliamo a dire ai nostri amici guineensi che devono imparare a fare da soli e che devono riuscire a realizzare un’attività produttiva equa e solidale a favore di se stessi e delle comunità locali, soprattutto delle donne che lavorano negli orti. Devono poi accumulare del denaro, necessario per andare avanti senza ABC Italia. Infatti, spieghiamo, il nostro aiuto è a termine.

Fino a quando resteremo? Ogni previsione in Guinea Bissau è azzardata. Quello che però onestamente possiamo dire è che non può prefigurarsi un intervento a tempo indefinito: tutto ha un inizio e una fine e anche i progetti di cooperazione non possono eludere quest’ovvietà. Né tantomeno è pensabile, da parte nostra, che, come avviene in molti altri casi, che però non ci riguardano, si confidi in una continua emergenza per legittimare la nostra esistenza e presenza dalle quali deriva la possibilità di trovare fondi e finanziamenti.

Noi non vediamo l’ora di andarcene! E poi i comportamenti suggeriti dalla compassione non sono mai efficaci e, quindi, emergenza o no, il prima possibile se la dovranno cavare senza la mamma “ABC” Italia. Questa dovrebbe essere l’idea propulsiva di una cooperazione internazionale che voglia creare autosviluppo, ma è una scelta faticosa per il molto lavoro che richiede, per il dispendio di energie e per la perseveranza necessaria, dannosa per la nostra salute.

Qualche risultato, però, compensa le molte delusioni. Negli ultimi mesi di attività i nostri amici di “A, B, C, solidariedade e paz - Guinè Bissau” hanno praticamente lavorato da soli. Successi e insuccessi, che verificheremo nel prossimo viaggio, hanno insegnato loro molte cose e, dopo l’allontanamento del vecchio “capo”, un poco orfani, hanno dovuto responsabilizzarsi e cercare nuovi equilibri, anche impadronendosi di competenze fino allora sconosciute. Certo, noi non facciamo mancare la nostra collaborazione, né tantomeno il denaro indispensabile per andare avanti, continuando anche ad inviare mezzi di produzione, ma stiamo lavorando soprattutto alla loro crescita personale, come agricoltori e come persone, possibilmente oneste.

E così il lavoro va avanti. Anche quello negli hangar di “ABC” a Mansoa dove il fabbro, senhor Duvida, sta costruendo le serre in metallo che gli altri montano sul terreno di ABC, retrostante i due hangar. Adesso, dove prima c’era la bolanha (risaia) e tre o quattro pozzi tradizionali (delle grosse buche fatte per attingere l’acqua), c’è un bel terreno colmato, livellato, arato, concimato. E’ ammorbidito e respira. È pronto ad accogliere le prime piante di pomodoro. Però prima misureremo la sua acidità, il ph, la salinità, collocheremo le serre e poi monteremo gli impianti di microirrigazione. Infine, pianteremo i pomodori. Tutto ciò evitando accuratamente di fare la fine di Mariettina, la giovinetta protagonista della fiaba “la Ricottina”.

La prossima volta che andremo in Guinea Bissau, tra l’altro, sarà necessario convincere il senhor Duvida che deve usare le nostre macchine curvatubi acquistate proprio per fare i semiarchi delle serre. Dobbiamo dimostrargli che il suo lavoro potrà essere così velocizzato, anche se lui sostiene che fa prima a tagliare-piegare-saldare i grossi tubi in ferro. Così come dobbiamo spiegare agli altri che per fare i blocchi in cemento che servono per costruire le “bocche” dei pozzi è necessario usare la betoniera: si impasta meglio la malta e si fa prima. Loro dicono di no, e faticano il triplo. Ma presto questi discorsi “passeranno”.

E proprio in questo faticoso confronto-scontro risiede la legittimazione del nostro lavoro, che manca invece alla maggior parte delle ONG che si occupano di cooperazione internazionale. Loro, probabilmente, otterranno prima dei risultati, ma è anche vero che non appena se ne andranno, quando finiranno i soldi dei finanziamenti dei grandi organismi internazionali, quasi tutto quel che hanno fatto e tentato di insegnare ai locali andrà perso nel giro di un anno.

Vorremmo dire, usando un paradosso e nella speranza di non essere equivocati: siamo lì, attenti e prudenti, ma è come se non ci fossimo. Questo è il miglior complimento che ci possiamo fare!

E… un poco di autoironia non guasta mai!


   
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