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Guinea Bissau - L’ultimo colpo di Stato! Una storia disperata: tutti insieme infelicemente verso l’autodistruzione

16/04/2012 - 17.11:   Raccontiamo i fatti senza commenti perché non sono necessari!

Partiamo dal recentissimo colpo di stato, perpetrato nella notte tra l’11 e il 12 aprile scorsi, per ripercorrere insieme una storia difficile, tormentata da interventi militari e omicidi. In questi giorni i militari hanno deposto Antonio Indjai, l’attuale Capo di Stato Maggiore dell’Esercito (CSME), e arrestato il Presidente della Repubblica ad interim Raimundo Pereira insieme al Presidente del Consiglio Carlos Gomes Junior e ad altri esponenti politici. Hanno anche chiuso tutte le Radio, isolato la Guinea Bissau via terra, mare e cielo e stanno pattugliando le strade di Bissau. Non sono mancati neanche spari, esplosioni e perlomeno una vittima, un povero disgraziato del quale non si ricorderà nessuno! Infine, hanno annunciato un “governo di unità nazionale” nel quale avranno - dicono - i ruoli chiave dei ministeri della Difesa e dell’Interno.

Azzardiamo una previsione: vuoi vedere che il comandante Antonio Indjai avrà, a breve termine, un ruolo importante nel nuovo governo? Sarà lui il futuro “garante” di una recuperata democrazia agli occhi dell’ONU e dei Paesi stranieri?

Il sospetto ci viene in mente perché la settimana passata, in un’intervista a “Reporter Africa”, lo stesso Indjai aveva dichiarato: “i militari sono rispettosi delle istituzioni e della vita politica del Paese”. L’intervista verteva sulla richiesta, avanzata dall’Esercito e respinta dal governo, di far terminare la missione militare angolana sul territorio (Missang). E così, all’indomani della sospensione della Missang da parte del governo di Luanda, proprio per la mancata cooperazione dei vertici dell’esercito della Guinea Bissau, ecco il colpo di stato. Il sospetto si rafforza se ricordiamo che Indjai è lo stesso che nell’aprile 2010 arrestò il Primo ministro, l’allora suo omologo José Zamora Induta e minacciò di sparare sulla folla che protestava. La cosa passò indolore e lui, dopo qualche mese, diventò Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, mentre il gen. Induta languì nel carcere di Mansoa fino a quando, pochi giorni fa, dopo la scarcerazione, cercò rifugio nella rappresentanza diplomatica dell’ONU di Bissau.

E poi, a rafforzare quest’idea, arriva la dichiarazione di Daba Na Walma, portavoce dell’Esercito, il quale ha detto che “la situazione è peggiorata quando sono arrivate a Bissau le prime armi della missione angolana” ed è “precipitata quando l’ambasciatore dell’Angola ha avuto la sfrontatezza di andare al quartier generale dell’esercito e accusare direttamente il capo di Stato Maggiore dell’esercito di preparare un colpo di stato” (sic!). E’ bene ricordare che l’Angola guida la Missang, missione concordata nel settembre 2010, finalizzata ad una riforma delle Forze Armate guineensi condizione per dare continuità di appoggio economico al Paese africano da parte degli organismi internazionali.

In buona sostanza, questi avvenimenti potrebbero essere letti come la naturale prosecuzione di una storia mai chiusa: quella dell’assassinio, tra la sera dell’1 e l’alba del 2 marzo 2009, del Capo di stato maggiore dell’esercito Tagmé na Wai e del presidente della Repubblica João “Nino” Vieira.

In quei giorni scrivemmo, e tutta la storia contemporanea della Guinea Bissau lo conferma, che la vita ha un valore diverso a seconda del luogo dove sei nato. Se hai avuto la sventura di nascere in Guinea Bissau, uno dei Paesi più poveri, se non il più povero, di questo nostro pianeta con la prospettiva di campare 42 anni, la vita vale poco e questa consapevolezza ti accompagna sempre senza gettarti nella disperazione! La percezione del "sentimento della morte", insieme alla sete di potere che è tale ovunque, ma lo è ancor di più in Africa, ha accompagnato per tutta l'esistenza sia "Nino" Vieira che Tagmé na Wai i quali moriranno, da nemici, uccidendosi l'un l'altro. Il perdente, sebbene per poche ore, fu Tagmé perché non riuscí a coronare il suo sogno: vedere morto "Nino" Vieira, come dichiarò ripetutamente nel periodo della guerra civile 1998-99. Na Wai morí prima, ma Vieira non gioí a lungo perché dopo poche ore era defunto anche lui!

L’ipocrisia della diplomazia internazionale mise in secondo piano la morte del comandante delle Forze Armate, come se fosse un caso di ordinaria follia, assegnando poi ad un gruppo di militari qualsiasi la responsabilità dell’assassinio del Presidente. A Vieira morto, come capita a molti “cattivi” della storia, famoso tra un sacco di gente del Paese africano per la sua ferocia, venne attribuito il candore e il riconoscimento che vengono dati dalla diplomazia ai defunti: in fin dei conti era buono. E venne anche compianto da figli, mogli e amanti!

Ma Vieira era buono? Noi, per fortuna, non lo abbiamo conosciuto personalmente, possiamo però tentare di capire meglio chi era leggendo la sua biografia che, a volte, si incrocia, guarda caso, proprio con quella di Tagmé na Wai lungo la strada della storia della Guinea Bissau che dall'Indipendenza del Paese porta fino alle ore tra l'1 e il 2 marzo 2009.

Cominciamo da lontano, dal 1956, quando Amilcare Cabral fonda il Partito Africano per l’Indipendenza di Guinea Bissau e Capoverde (PAIGC), d’ispirazione marxista. Nel 1961 inizia la guerriglia che va avanti fino al 1974 quando il colpo di stato in Portogallo accelera la firma dell'accordo che darà l'indipendenza a Guinea e Capo Verde. Nel 1973, intanto, Amilcare Cabral era stato assassinato e al suo posta arriva Aristedes Pereira, ma il progetto di formare un unico stato tra Guinea e Capo Verde fallisce e così, mentre Pereira diviene presidente di Capo Verde, Luis, fratello di Amilcare Cabral, diventa il primo presidente della Guinea Bissau.

In questa prima fase della storia del Paese africano Vieira e Tagmé partecipano alla lotta di liberazione al fianco di Amilcare Cabral ma ben presto le loro strade si dividono: il primo abbraccia la carriera politica e l'altro quella militare.

Tra fame e miseria la storia della Guinea Bissau libera comincia male anche perché nel 1980, neanche il tempo di abituarsi alla nuova condizione, il Consiglio della Rivoluzione, guidato da Joao Bernardo Vieira (detto "Nino", suo nome di battaglia durante la guerra di Liberazione) depone Luis Cabral. Nel 1984 tocca poi al Primo ministro Victor Saude Maria che è accusato di complottare contro il presidente e viene per questo deposto. Vieira è ora Primo Ministro e Presidente della Repubblica, può fare quello che gli pare e approva una nuova Costituzione. Nel 1986 vengono prima arrestati e poi ammazzati Viriato Pan, Procuratore della Repubblica, e Paulo Correia, Primo ministro, colpevoli probabilmente di chiedere più democrazia. Nel contesto di quest'"operazione politica" le strade di Vieira e Tagmé si incrociano di nuovo. Tagmé, insieme ad altre quattro persone, viene arrestato e torturato piuttosto barbaramente (meglio non entrare in particolari!). Nonostante tutto il generale non riesce a stare lontano da Vieira e così, nel 1993, è arrestato di nuovo per aver esplicitato insieme ad altri critiche ad un regime definito "poco democratico".

Finalmente, nel luglio 1994 si tengono le prime elezioni: Vieira é proclamato vincitore da una Commissione elettorale che ci mette tre mesi a comunicare i risultati. A far le spese del potere di Vieira è il suo antagonista Kumba Yalà che risulta il più votato, ma brogli elettorali e l’appoggio “alla stabilità” di Francia, Italia, USA e Portogallo danno a Vieira la vittoria contro la volontà popolare. E' la ragione di Stato che trionfa. Ma molti si sono rotti le scatole e così, nel giugno 1998, il generale Ansumane Mané, ex Capo di stato maggiore, lancia una rivolta che finisce per rovesciare Vieira nel maggio 1999. Vieira é costretto ad andare in esilio in Portogallo. La guerra civile, se così si può definire uno scontro tra militari, dura 11 mesi e in questo periodo il generale Tagmé na Wai dichiara il suo odio per Vieira in varie esternazioni pubbliche: "potrò riposare soltanto quando vedrò Vieira morto", dice testualmente.

In questo periodo a Bissau si insedia una giunta che rimane in carica fino alle elezioni presidenziali del 2000, vinte da Kumba Yalà, del Partito del rinnovamento sociale (Prs). Ma nel settembre 2003 il presidente Yalà viene rovesciato da una giunta guidata dal Capo di stato maggiore, il generale Verissimo Correia Seabra, ucciso poi nell'ottobre 2004 durante un ammutinamento. Verissimo, per pura concidenza, è un caro amico di Tagmé na Wai che gli succede nella carica di capo di Stato Maggiore dell'Esercito. Nel luglio 2005, Vieira, rientra dall'esilio e vince le presidenziali in cui si presenta come indipendente grazie anche al sostegno di Kumba Yalà che nel 2007, pur risiedendo all'estero e senza aver presentato la sua candidatura, è eletto dal Congresso del PRS (Partito del Rinnovamento Sociale) presidente del partito. La decisione è impugnata dalla vecchia Direzione che vince anche perché il Kumba se ne sta in Marocco, sembrerebbe per imparare l'arabo e studiare il corano. Questo suo cammino "politico" si conclude nel luglio 2008 quando si converte e diventa mussulmano.

Arriviamo quasi alla vigilia della resa dei conti. Infatti, il 16 novembre 2008, le elezioni sono vinte da Carlo Gomes Junior, detto Cadogo, sostenuto dal PAIGC con una maggioranza assoluta di voti. Subito dopo, il 23 novembre, un gruppo di soldati attacca la residenza del Presidente Joao Bernardo “Nino” Vieira con mitragliatrici e granate, uccidendo un militare di guardia e ferendone un altro, senza però colpire il Capo dello Stato. Alcuni pensano ad un autoattentato.

A marzo il tragico epilogo già raccontato. Ma la storia continua: nell’aprile del 2010 quando, il primo giorno del mese il generale Antonio Indjai (lo stesso deposto in questi giorni), di etnia Balanta e allora comandante della zona militare nord con sede a Mansoa, e l’ex Capo di Stato Maggiore dell’Esercito (CSME), ammiraglio José Américo Bubo Na Tchuto, destituito nel 2008 per un tentativo di colpo di stato contro Nino Vieira, spedito in Gambia e rientrato in piroga in Guinea Bissau, arrestarono il primo ministro Carlo Gomes Junior, il CSME gen. José Zamora Induta e 40 ufficiali. Non era un pesce d’aprile come tutti all’inizio pensarono. Chiusero in galera, sebbene per poche ore, il primo ministro e imprigionarono ben bene Induta. Alla popolazione che si era riversata in segno di protesta nelle strade di Bissau Indjai disse brutalmente che se non se fossero andati a casa avrebbe ammazzato il presidente del consiglio e avrebbe fatto sparare sulla folla. Nel corso del golpe politici e militari si affannarono a dire che si trattava semplicemente di “un caso meramente militare” che non colpiva “il normale funzionamento delle istituzioni della Repubblica”. Questa grottesca tesi trovò conferma anche nel comportamento del Presidente della Repubblica, Malam Bacai Sanha, che il giorno dopo il golpe convocò i militari per sapere quello che succedeva realmente. Anche il ministro della Difesa non scherzò: “si tratta di una questione interna all’esercito”. Dunque, niente da meravigliarsi se il 6 aprile, dopo un incontro ufficiale con il “ribelle” Indjai, alla presenza del capo dello Stato, il “liberato” presidente del Consiglio, Carlo Gomes Junior, dichiarò che “quello che era successo era stato un incidente e che la storia era superata”. Presto Antonio Indjai divenne Capo di Stato Maggiore dell’Esercito e nessuno eccepì nulla! Un dato di “colore”: il sabato dopo il golpe militare a Bissau si videro in giro, euforici, con le loro auto di lusso, piccoli e grandi trafficanti. Era tornato il paradiso del narcotraffico.

E’ bene dirlo: i protagonisti del golpe dell’aprile 2010 non erano, e non sono, delle anime innocenti. Sia Bubo Na Tchuto, definito da “Le Figaro” l’”Ammiraglio della coca”, che Antonio Indjai sembrerebbero essere coinvolti in affari non proprio chiari. Anzi, Indjai, il 5 marzo 2010 confessò, davanti ad una commissione dei Servizi di informazione dello Stato, la sua complicità in un’operazione di traffico di droga avvenuta nella notte del 28 febbraio 2010 nel piccolo aeroporto di Cufar, nel sud della Guinea Bissau. In quell’occasione un notevole quantitativo di droga passò da un aereo ad un altro sotto la “protezione” armata di militari. I “servizi segreti” locali ne informarono il Presidente Malam Bacai Sanha e il primo ministro Carlos Gomes Junior (Cadogo), ma arrivò la smentita perché era necessario preservare “la buona immagine della Guinea Bissau” di fronte ai donatori internazionali.

Ma la storia dei colpi di stato, più o meno cruenti, continua. Si arriva così al dicembre 2011, quando ne viene sventato uno guidato da un gruppo di militari ribelli. Il primo ministro Cadogo, Carlos Gomes Junior, si rifugia nell’ambasciata di Angola, proprio davanti a casa sua. Si sarebbe trattato, sembra, di un gruppo di militari della marina con lo scopo di avere un aumento del loro salario. Comunque dopo pochi giorni, il 26 dicembre, il vecchio ammiraglio Bubo Na Tchuto, compagno di “merende” di Indjai, è arrestato con l’accusa di essere coinvolto nel tentato colpo di stato. Sempre Bubo Na Tcuto, in agosto, aveva rifiutato la riforma del settore di difesa e sicurezza proposta dagli angolani del Missang.

Prima di arrivare ai giorni nostri merita di essere citato un altro assassinio avvenuto il 28 dicembre 2011, quello di Iaia Dabò, fratello di Baciro Dabò, assassinato a sua volta nel 2006. Iaia Dabò viene ucciso all’interno di un posto di polizia dov’era finito in attesa di andare in prigione preventiva, presumibilmente sempre per il suo coinvolgimento nell’ultimo tentato golpe. Entrambi i fratelli muoiono, a distanza di cinque anni uno dall’altro, in circostanze poco chiare, ma con un denominatore comune: il loro coinvolgimento in una sollevazione militare.

A gennaio, confermando la tradizione per la quale nessun presidente, per un motivo o l’altro, riesce a concludere il suo mandato, muore per malattia Malam Bacai Sanha. Occorrono nuove elezioni e altri soldi per farle. Nel confronto elettorale del 18 marzo Carlos Gomes Junior, Presidente del consiglio, del PAIGC, ottiene il 49% dei voti e il suo antagonista più accreditato, il famoso Kumba Yala, il 23. Ma il Kumba, come capita spesso da quelle parti, accusa di brogli Carlos Gomes Junior e non vuole neanche presentarsi al ballottaggio del 29 aprile ormai “saltato”. Instabilità su instabilità si arriva così al colpo di stato del 12 aprile scorso. Tutti insieme infelicemente verso l’autodistruzione.

Un colpo di stato, o golpe, o sollevazione non è altro che un atto violento e illegale attuato da un potere dello Stato diretto a provocare un cambiamento di regime, di solito perpetrato da parte dei militari. Esso può riuscire se l’usurpatore stabilisce una posizione dominante e il governo in carica non può o non vuole sventare il consolidamento del suo potere. Se non riesce pienamente a volte il tentativo di colpo di stato rischia di condurre alla guerra civile. Non sappiamo cosa sperare! Anche perché tutta questa storia si svolge in un Paese, la Guinea Bissau, dove la maggior parte del popolo muore di fame e dove, in questi ultimi anni, soprattutto nella capitale Bissau sta arrivando un mare di denaro illecito derivante dal traffico della droga che passa tranquillamente per questo Paese e arriva in Europa. L’instabilità politica in quest’area favorisce i trafficanti di droga e, per dare un’idea della portata del fenomeno e alleggerire la problematica, raccontiamo un aneddoto che gira dalle parti di Quinhamel, capitale della regione Biombo: un gruppo di ragazzi, inconsapevolmente, dopo aver trovato per caso un sacco pieno di cocaina pura, scambiandola per calce, l’ha usata per disegnare sul terreno un campo di calcio. Servono altre parole?

C’è qualcuno che ha scritto: “la menzogna è soltanto una verità rinviata”. Questa frase spiega la storia della Guinea Bissau: la verità non arriva mai, prima arrivano le menzogne e poi i silenzi. Anche questa volta sarà così. In Guinea Bissau quasi tutti pensano che gli alti rappresentanti politici e militari siano in stretta alleanza con i vari criminali e gli avvenimenti di questi giorni non smentiscono la cosa. Per certi versi sembrerebbe pensarla così anche Joseph Mutaboba, ex rappresentante delle Nazioni Unite nel Paese dell’Africa Occidentale, il quale, diplomaticamente, un po’ di tempo fa disse: “in Guinea Bissau il costante intervento militare nella vita politica è il risultato di continui mutamenti di alleanza. Nella Guinea Bissau tutti vogliono comandare. Tutti vogliono essere ministri. Tutti vogliono essere ambasciatori. Ognuno vuole essere qualcosa. Tutti vogliono trasformarsi in qualcosa che mai potrebbero (e dovrebbero, aggiungiamo noi) essere”.

Questa è una breve, e forse imprecisa, storia politico-militare, immaginate quale possa essere quella economica e sociale.

Chiudiamo con una "massima" del famoso "Murphy": "Sorridi… Domani sarà peggio!".

Per chi volesse conoscere il seguito di questa storia può leggere le “News” di ABC pubblicate nella home page del nostro sito: www.abconlus.it.

• Guinea Bissau - Colpo di stato, i sindacati proclamano lo sciopero generale
• Guinea Bissau - La BCEAO decide la chiusura di tutte le istituzioni bancarie, mentre ABC va avanti con cautela nel suo lavoro
• Guinea Bissau - Colpo di Stato, verso un Consiglio Nazionale di Transizione
• Guinea Guinea Bissau - Colpo di Stato, interdetti traffici aereo e marittimo (2)
• Guinea Bissau - Colpo di stato, una cinquantina di giovani manifestano nella capitale
• Guinea Bissau - Colpo di Stato, ancora senza soluzioni in vista.


   
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