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Bosnia / Serbia - Un ossimoro: il ricordo del domani.. da ricostruire!

03/05/2012 - 17.21:   Eh… già! Dodici anni dai bombardamenti della Nato, venti anni dall’inizio dell’assedio di Sarajevo… Di ricorrenza in ricorrenza si va verso il futuro, celebrando la nostra sopravvivenza e la gioia di essere ancora qui, ma anche con l’esigenza di capire cosa ci aspetta e cosa potremmo fare per cambiare quello che sarà, o dovrebbe essere. E dunque il ricordo sembrerebbe far lezione al futuro. E allora, per noi, il ricordo del domani da costruire, passa attraverso la nostra piccola storia in Bosnia e Serbia, quella dei 22 viaggi, degli oltre centomila chilometri percorsi, spesso di fretta, con la pioggia, la neve, il sole, delle migliaia di persone incontrate, delle innumerevoli storie, spesso brutte poche volte belle! E dove ci conduce questa nostra piccola storia fatta anche di discrezione, doverosa quando interferisci nella vita degli altri?

Sempre abbiamo sostenuto, forse sbagliando, che era meglio passare velocemente nelle città e nelle vite delle persone aiutando ma senza infierire sull’orgoglio ferito della gente! Ma forse abbiamo sbagliato e siamo stati presuntuosi e ingiusti, degli “snob” al contrario. Abbiamo cioè trascurato, anche se non completamente, la possibilità di capire e conoscere meglio, non la storia e la cultura “grandi” che si possono studiare sui libri come e quando vogliamo, piuttosto quel che non si trova quasi mai sui libri: l’armonia degli affetti, il sapore della gratitudine, la gioia di donare, la consapevolezza dei drammi, la condivisione delle esperienze, la possibilità dell’ascolto, la fragilità delle esistenze! Questa superficialità ci ha ostacolato nell’informare quanti ci sono vicini, perché se non conosci non puoi raccontare e non puoi far capire quel che, insieme, si sta facendo. Non riesci a fare intuire alle centinaia di amici italiani, che per anni hanno aiutato, e continuano a farlo, i loro amici serbi, quanto sia stato e sia importante il loro aiuto, che non è solo quello concreto del denaro delle borse di studio. E l’avresti dovuto fare a maggior ragione per opportunismo, per convincere tutti che è importante proseguire con quest’esperienza di solidarietà internazionale.

E allora? Sei arrabbiato con te stesso quando ti viene in mente la donna che a Rogatica, in Bosnia, ti parla con un italiano stentato e tu, che hai fretta, la liquidi con poche parole deludendo chissà quante ore di studio. Senza capire che lei voleva, semplicemente, manifestarti la sua gratitudine parlandoti nella tua lingua. Che guaio! Da diventare rossi di vergogna. Sei preso dall’organizzazione, dalla possibilità di evitare l’errore, tampinato dalle situazioni e così spesso ti sfugge la cosa più importante: le persone, che devono avere priorità su tutto il resto. Ed ancora: se è vero che ciascuno è padrone del suo tempo e che il tempo è cosa preziosa, la cosa più altruistica che tu possa fare è condividerlo con gli altri. E non l’avevi capito!

Deriva forse da questa inconsapevolezza il disagio che ci accompagnava nei viaggi? Può essere. Se così fosse, ci abbiamo messo dodici anni per comprenderlo! Pazienza.. e, come direbbe un appassionato dei luoghi comuni, meglio tardi che mai. In qualche modo faremo ammenda!


   
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