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Guinea Bissau - La scuola di Cubonge, è stato difficile ma non impossibile!

31/08/2012 - 18.30:   Nel 2005 costruimmo la scuola di Cubonge con l’aiuto finanziario della Fondazione “Fabio Sormani” e della FILCAMS-CGIL di Milano che finanziarono in parte il lavoro. C’erano, allora, una sessantina di bambini che studiavano in un’aula costruita con rami e paglia, di fatto inutilizzabile nei mesi della stagione della pioggia che coincidevano con quelli scolastici, maggio, giugno, settembre e ottobre.

Sono passati sette anni dunque! Anche se in realtà non è molto tempo, sembrano essere trascorsi, invece, decenni se solo si osserva come sono ridotte le mura e la struttura nel suo complesso. Da quelle parti, infatti, si è sempre in guerra con l’ambiente e i nemici poco benevoli da combattere sono pioggia, vento, caldo, polvere e umidità. A questi elementi naturali si aggiungono, spesso, l’incuria e la scarsa competenza di chi costruisce i manufatti. Sta di fatto che nel giro di due-tre stagioni una patina verde-grigiastra, fatta di muffe, muschi e polvere indurita, ha rivestito la scuola, mentre le voraci termiti baga-baga non risparmiano niente. Si salvano soltanto cemento e ferro, troppo duri da mangiare e digerire.

L’anno passato, ad esempio, la prima tempesta di fine giugno, prologo della stagione delle piogge, causò danni un po’ ovunque. A noi distrusse una serra nell’orto di Infandre, mentre scoperchiò il tetto della scuola della tabanca di Cubonge N’Cor intitolata al sindacalista italiano “Fabio Sormani”. All’inizio della stagione secca facemmo subito le riparazioni sostituendo le “chapas” di zinco e le travi di legno della palma di “cibe” danneggiati. Adesso, a breve, occorrerà ritinteggiare le mura e, se non costerà troppo, rafforzare il tetto “legandolo” a dei pilastri in cemento per non subire nuovamente le conseguenze del rabbioso vento che quando arriva strappa tutto.

La scuola di Cubonge è importante non per noi anche se siamo orgogliosi di averla ideata e realizzata, ma per le centinaia di bambini e bambine che, con più o meno profitto, l’hanno frequentata in questi ultimi sette anni. Nella struttura si svolgono le lezioni delle prime quattro classi della scuola primaria e gli alunni che finiscono il ciclo, se vogliono proseguire gli studi fino alla sesta classe, dovranno andare a piedi nella scuola di Infandre, a circa sei chilometri di distanza. Sono dodici chilometri al giorno da percorrere nella foresta, distanza che aumenta quando arriva la stagione della pioggia perché gli alunni non possono attraversare i campi allagati e devono invece percorrere gli argini rialzati delle risaie.

Nelle morance della tabanca di Cubonge N’Cor non ci sono luce, acqua, gas, strade, fognature e spesso gli alunni sono senza nome e senza età. Non nascono ufficialmente perché non sono registrati nell’”anagrafe” di Mansoa e il loro unico documento è quasi sempre un librettino compilato dal PAM (l’Agenzia ONU del Programma Alimentare Mondiale) sul quale devono risultare villaggio, nome e data di nascita. Il problema è che neanche i genitori sanno la data di nascita dei loro figlioli e, quanto ai nomi, sono mutevoli e cambiano spesso in sintonia con gli avvenimenti della vita quotidiana e familiare.

E così quasi sempre la legge, per la quale occorre avere sette anni per iniziare a frequentare la scuola, viene elusa per consentire ai piccoli di mangiare il prima possibile una volta al giorno la nutriente “pappetta” che viene cucinata, come fosse polenta, nella “cantina escolar”. Ma quest’anno, da aprile, dopo il colpo di stato militare che ha portato ad un governo provvisorio non riconosciuto dagli organismi internazionali, neanche la “pappetta” perché il PAM (I’agenzia dell’ONU che si occupa del Programma Alimentare Mondiale) ha sospeso gli aiuti come sanzione nei confronti del governo locale. E così, ancora una volta, ad essere penalizzati sono stati i più deboli e fragili.

Insomma, la vita è difficile da quelle parti, lo è ancor di più studiare. È anche quasi impossibile studiare con profitto, per la scarsità dei testi e per la scarsa preparazione degli insegnanti. Ma questa è l’unica speranza per un popolo: l’istruzione. Non a caso le nostre amiche suore, con le quali collaboriamo nell’autogestione e manutenzione di alcune scuole, tra le quali quella di Cubonge, iniziano tutte le loro relazioni spiegando come l’educazione sia “il motore principale per lo sviluppo di qualsiasi società”. E’ vero e anche se i risultati sono a volte deludenti occorre perseverare!

Tanto per dare un’idea: nella relazione finale dell’anno scolastico 2011-2012 le suore spiegano come gli alunni della scuola “Fabio Sormani” di Cubonge siano stati in tutto 76 e che il 43% di loro è stato bocciato. Per la precisione: il 50% delle femmine e il 38% dei maschi. Nel corso dell’anno, poi, dieci alunni si sono ritirati per i motivi più diversi: uno si è rotto una gamba, due non sono più andati a scuola a causa della morte di uno di entrambi i genitori, una perché si è sposata, ecc.

I rendiconti finanziari che accompagno le relazioni riportano poi le spese 2011-2012 dell’autogestione della scuola di Cubonge che ammontano a circa 1.200 euro compresi i salari pagati agli insegnanti i quali hanno guadagnano, rispettivamente, 37.000 e 40.000 Franchi CFA (circa 57 e 61 euro). A questo salario si deve però aggiungere quello pagato, quasi sempre in ritardo e qualche volta con sacchi di riso, dello Stato che integra l’altro. In tutto i nostri insegnanti arrivano a guadagnare 100 e 105 euro lavorando su due turni, dalle 8 alle 17,30.

Ma quanto costò costruire la scuola di Cubonge? Con precisione assoluta non lo sappiamo perché è difficile quantificare alcune voci di spesa come quella del gasolio usato allora per fare i sopralluoghi dei lavori, per il trasporto dei materiali, senza contare il tempo dedicato dagli amici di “ABC GB” al lavoro di controllo del manufatto, ma possiamo dire di essercela cavata con una cifra che oscilla tra i 9.000 e gli 11.000 euro. Riuscimmo, nonostante tutto, a risparmiare e possiamo ripetere quello che dicemmo nel 2005: è stato difficile, ma non impossibile!


   
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