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Burkina Faso - Costruire un oratorio a Ouagadougou: ABC

22/10/2012 - 7.54:   ABC sta aiutando due salesiani a costruire un Centro culturale, o oratorio, a Belleville, un quartiere di Ouagoudougou, capitale del Burkina Faso. Spieghiamo meglio: a Ouagadougou i due amici salesiani, Albert Kutngwa Kabuge, del Congo, e Herrera Martinez Antonio Rosendo, spagnolo, sono arrivati nel 2010 per lavorare nel campo della pastorale giovanile. Su di un terreno di circa cinque ettari, regalo del vescovo, dovrebbe sorgere, tra l’altro, un oratorio che attualmente è una semplice tettoia appena sufficiente per riparare dal sole. Ad inizio progetto chiedemmo ad Albert, nostro interlocutore e referente locale, come mai un africano del Congo fosse diventato salesiano e lui ci spiegò che i missionari salesiani erano nel Katanga, una delle 11 province della Repubblica Democratica del Congo, già nel 1912 e, quindi, nessuna meraviglia che un giovane, colpito dalla pedagogia della “carità pastorale”, ovvero, semplificando, “far comprendere ai giovani di essere amati, giacché chi sa di essere amato ama a sua volta”. Questo, naturalmente, è il nostro punto di vista, mentre Alberto fa riferimento alla sua devozione a Maria Ausiliatrice (aiuto dei cristiani), tipica dei salesiani. Nulla di strano, dunque, nella sua scelta di diventare salesiano e missionario in terra d’Africa. Conoscendo meglio la missione dei salesiani e guardando le foto che Alberto ci invia, riusciamo ora a percepire meglio la sua attenzione verso i bambini e i giovani, sentimenti che condividiamo e che pratichiamo da diversi anni anche noi con i nostri progetti.

E noi, appunto, che non ci sottraiamo alle sfide, non possiamo non restare affascinati dalla competizione impari che attende questi amici per rispondere ai problemi della disoccupazione giovanile, grande in Italia ed enorme da quelle parti, dei bambini e giovani non scolarizzati e degli adolescenti che vivono nella strada. Tutto ciò in un Paese, il Burkina Faso, al 181° posto (su 187) nella lista dell’ISU (Indice di Sviluppo Umano, uno strumento per valutare lo sviluppo delle nazioni che tiene conto di alcuni parametri: aspettativa di vita, istruzione, reddito nazionale lordo e procapite). Ma i problemi sono fatti per essere risolti, o quantomeno per tentare di risolverli. E così le risposte sono state individuate, dai nostri amici locali, e non possiamo che essere d’accordo con delle priorità di intervento da realizzare: costruire un centro socio-culturale per coinvolgere i giovani e promuovere la loro crescita e il loro sviluppo, educarli scolarizzandoli, costruire una casa d’accoglienza per sottrarre i minori a rischio dalla strada promovendo la loro formazione e il loro reinserimento.

Il primo passo, allora, è costruire un Centro culturale che, finora svolto sotto una tettoia fatta di paglia, già è frequentato da circa 250 tra bambini e giovani. Il Centro sarà un luogo di aggregazione e sicuramente consentirà di alzare il livello culturale dei giovani della zona, rafforzare le loro capacità professionali, diminuire la disoccupazione giovanile, offrire ai giovani un ambiente educativo più ricco. Un’altra cosa importante: il Centro vuole anche promuovere la cultura burkinabé riproponendo artigianato, musica, teatro, danza e letteratura locali. Tante cose, ma non troppe, necessarie.

La costruzione del Centro, 20 metri per 9, dovrebbe avere un costo previsto di circa 12.300.000 Franchi CFA (la moneta utilizzata da 14 paesi africani, ex colonie francesi, ai quali si è aggiunta la Guinea Equatoriale, ex-colonia spagnola, e la Guinea-Bissau, ex-colonia portoghese), pari a circa 19.000 euro. Un somma alta ma già in parte finanziata dall’”ispettoria” dei salesiani. Mancavano 8.000 euro. Che fare? L’importanza della cosa e la nostra capacità finanziaria valutata, come sempre, con molta attenzione e prudenza ci ha fatto decidere a favore e così, grazie a questo nostro contributo, è stato possibile dare il via ai lavori.

Per spiegare un poco meglio il contesto locale possiamo dire che Belleville, questo il nome beneagurante del quartiere di Ouagagougou dove vivono Albert e Antonio insieme a centinaia di famiglia con numerosi bambini che abitano in case fatiscenti costruite con mattoni di fango. Analogamente a tanti altri quartieri della capitale, Belleville è cresciuta secondo dei meccanismi ben precisi che prevedono la costruzione di un piccola casa su di un terreno nella speranza che, al momento delle lottizzazioni, venga loro attribuito in proprietà, ovvero legalizzato. Di fatto a questa categoria, formata da famiglie o da persone sole, se ne affianca un’altra, quella degli speculatori che costruiscono case, dei semplici cubi fatti con mattoni di fango e disabitate, per accaparrarsi il terreno che, una volta legalizzato, avrà un valore elevato rispetto a quello che “non hanno pagato”. La realtà economica di questi quartieri è molto limitata e “dedicata” soprattutto all’edilizia, con la fabbricazione di mattoni o la raccolta di sabbia, all’agricoltura di sopravvivenza, all’”artigianato di servizio” cioè attività di manutenzione degli oggetti tradizionali o di riparazione di quelli meccanici, soprattutto moto e biciclette che, a nuguli, percorrono le strade della capitale. In questi quartieri le donne abitualmente, oltre che dei figli e della casa, si occupano soprattutto delle attività commerciali o della confezione di tessuti e di abbigliamento.

Ma i bambini e i giovani cosa fanno durante la giornata? Quando vanno a scuola finiscono alle 12 la mattina e alle 17 il pomeriggio. Dopo di che se ne andavano in giro a vagabondare, mentre adesso molti di loro hanno come punto di aggregazione l’”oratorio salesiano”. Bello e importante! Il lavoro da fare è tanto, soprattutto con quei bambini e giovani non scolarizzati che, spesso, vengono mandati dai genitori a chiedere l’elemosina nel centro della città. Anche le bambine, frequentemente, vengono dirottate verso le famiglie, ricche o con un reddito sufficiente, come domestiche in attesa soltanto di “essere date” o di “trovare” un uomo che si occuperò di loro.


   
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