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Haiti - Auguri di Maurizio agli amici di ABC, “La speranza per sopravvivere”

25/12/2012 - 5.13:   Episodio I

Qualche tempo fa, tornando dalla città, ad un paio di chilometri da Cité Soleil dove c’é una tendopoli ormai trascurata da tutti, ho incontrato un ometto sui 70 anni che ai bordi della strada chiedeva la carità. Voleva qualche soldo per comprare da mangiare e, parlando con lui, ad un certo punto gli ho proposto d’istinto se voleva venire ad abitare nella missione, nell’ospizio interno alla scuola. A Sonel, questo il suo nome, non è parso vero. Viveva in una tenda con la figlia e i suoi 5 nipoti, nella miseria più assoluta. Una bocca da sfamare in meno! Nella sua tenda un tavolino con delle piccole sedie in paglia, tre vecchi materassi ammucchiati in un angolo e qualche secchio d’acqua con un fornello a carbone per cucina. Proprio in mezzo una grande confusione di piatti, scatoloni, vestiti e spazzatura, mentre la figlia allattava, seduta per terra, l’ultimo arrivato. Sonel adesso sta con noi e i suoi occhi non sono più stanchi come quando lo incontrammo la prima volta. Sono bastati, per cambiarlo, un bel bagno, qualche vestito pulito, un buon pasto quotidiano. Adesso siede spesso all’ombra degli alberi che sono proprio davanti alle stanze dei nostri vecchietti. Ha occhi sereni e, quando la figlia lo viene a trovare, gli racconta con il sorriso come sia cambiata la sua vita.

Episodio II

Un’altro giorno, mentre facevamo il pieno alla macchina, in mezzo al rumore del traffico, al vocio frenetico della gente, alle grida dei venditori di acqua e di Coca-Cola, ai mille opposti odori e nel caldo opprimente di mezzogiorno ecco che arriva, invisibile fino a poco prima, camminando lentamente, zoppicando, un uomo. E’ sporchissimo, con una camicia strappata e un secchio in mano per raccogliere il cibo offertogli. Deyo, questo il suo nome, ci racconta che dorme da molto tempo sulla veranda di una baracca a Cité Soleil. Mangia quel che capita o trova. E’ dura! Sarà il caldo che ci dà alla testa, ma nel nostro ospizio c’è ancora un posto. Gli diciamo se vuole venire a vivere da noi. Certo! Deyo ha tutto quel che ha con lui e allora, dopo aver detto che l’amore di Dio ci aveva messo sulla sua strada, monta in macchina e via…!

Sonel e Deyo sono solo due delle migliaia di anime senza voce che sopravvivono con le ”briciole” che trovano qua e là sul loro cammino.

Episodio III

Un nuovo anno scolastico comincia ed è bello vedere le strade intorno alla scuola piene dei nostri alunni con le loro divise colorate. E’ bello sentire le loro voci e vedere i loro sorrisi, sentirli giocare e cantare. E’ bello anche vedere l’aria soddisfatta negli occhi dei genitori che li accompagnano a scuola e pensare che questi piccoli hanno delle mamme e dei papà che li curano e li proteggono. È bello sapere che Eveline, Sylvio, Immacula e Wislard hanno ricevuto , con un sorriso a 45 denti, i pacchi dono. È bello vedere Adelson, 5 anni, alto come 6-7 lattine di Coca-Cola, trotterellare nel cortile, occhioni spalancati alla scoperta del suo primo giorno di scuola. Ed anche pensare che tante persone, dagli insegnanti ai venditori di caramelle e dolci, dalle cuoche al ragazzo handicappato che sta sempre davanti al nostro portone, quanti gravitano, per diversi motivi, intorno alla scuola possano vivere e e sostenere le loro famiglie grazie a tutti noi.

Episodio IV

Sono le 8 di sera, un giorno come tanti altri, e Tika, che è anche la nostra cuoca, cucina per la sua numerosa famiglia davanti alla porta della baracca dove vive. Le stradine del quartiere a quell’ora sono ancora piene di decine di ambulanti che vendono di tutto: carne e banane fritte, spaghetti locali con mayonese e ketch-up, candele, zampironi, liquori, dolci e caramelle. Un brulichio di gente. Il quartiere si chiama Nan Pele ed è vicino a Cité Soleil. Sono le 8 di sera e, improvvisamente, è il caos: una banda di giovani della confinante e famigerata bidonville irrompe nel quartiere. Sono una ventina e vogliono prendere il controllo della zona. Ma lì ci sono già altri, come loro, che si oppongono. Comincia la sparatoria, in mezzo alla gente. Alla fine si contano 28 morti e 15 feriti. Tra questi ultimi anche la nostra Tika che viene colpita mentre cerca di aiutare due persone rimaste coinvolte nel “conflitto” proprio vicino casa sua. Venti minuti d’inferno, mentre la polizia non osa intervenire e men che meno le forze delle Nazioni Unite che hanno una base a poche centinaia di metri dal luogo dello scontro. Ma poi gli “invasori” si ritirano e torna la “pace”!

Sono momenti di vita di missione in Haiti quelli che ho condiviso con voi. Momenti lieti e meno, di vita di persone incalzate da miseria e insicurezza, compagne di viaggio lungo il sentiero della vita. Persone che hanno tanto in comune con Gesù nato povero e deciso a restare tale e anonimo per 30 anni, per poi morire brutalmente su una croce. La stella che indicò il cammino ai Re Magi indica anche, ogni giorno, il cammino a quanti vogliono seguirla. E quella stella sempre conduce ai poveri perché c’è sempre qualcuno più povero di noi che merita di essere aiutato! Questo è il senso del Natale.

E voi, cari amici di “A, B, C, solidarietà e pace”, di poveri sapete! Perché praticate quello che altri enunciano, più o meno in maniera colta, ovvero la SOLIDARIETA’.

Grazie di cuore per tutto e un caro Augurio di BUON NATALE anche a nome di tutti gli amici della “Kay Mwen” (casa mia).

“Non distogliere lo sguardo da ogni povero e Dio non distoglierà da te il suo...” Tobia 4:7

Buon Natale, Maurizio Barcaro


   
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