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Guinea Bissau – ABC, attenti a non inciampare

05/02/2013 - 7.54:   Ed ora eccole qui nell’hangar di “ABC” a Mansoa. Sono 45, più che nel passato, ma ne rappresentano qualche centinaio. Sono arrivate in candonga e in toca-toca dai villaggi per incontrarci. Pensi: “ma queste sono tutte delle sante donne”, altro che! Sì, è proprio così. La santità se la sono guadagnata sul campo della vita, ogni giorno, con un lavoro faticoso e intenso. E lo sono inconsapevolmente, come tanta gente povera e semplice che non ama spiegare e che pensa sommessamente. Vittime di un mondo che bada piú alle parole che ai fatti, loro si affidano ad un modello antropologico che si accontenta di esprimere il molto con l’esempio, con le azioni. Potremmo anche dire che la loro santità è misconosciuta per un difetto di comunicazione con se stesse e con gli altri. Ma, proprio per questo, si distingue ed è sublime perché la condizione di anonimato non toglie nulla all’oggettiva importanza della loro vita. Non pretendono di essere esempio, né tantomeno far lezione ad alcuno! Vivono e basta. E allora, senza esagerare, e forzando laicamente il concetto, potremmo ritrovare in loro tutte le caratteristiche della santità secondo la Sacra Scrittura: amore, gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fede, foss’anche nella vita, mansuetudine, autocontrollo. Ci sono tutte!

O si tratta semplicemente di rassegnazione? Per loro cambierebbe poco!

E dunque diteci, chiediamo: “che ne pensate di lavorare insieme per un risultato utile a tutte voi?”. Questa in sintesi la domanda che dovrebbe coinvolgerle e che reiteriamo da un bel po’ di tempo. Non è facile, ma noi continueremo a provare perseverando come sappiamo fare! Stavolta abbiamo presentato, con successo, delle proposte concrete per aiutarle e le hanno accettate. Da ora in poi faremo i contadini insieme. Ci vorranno anni sicuramente perché, anche se loro destano grande emozione, rifuggono l’approfondimento, sono elusive e sospettose. Proprio così, grande emozione. Questa l’espressione giusta per dare l’idea di un incontro con decine di mulheres che lavorano negli orti. Ridicolo? Potrà anche essere, ma se noi temprati dalle contrarietà locali ci emozioniamo pensate un poco a quel che proverebbero altri che mantengono il cuore di carne avvicinandosi a questa realtà per la prima volta.

Le loro storie sono tante. Una, ad esempio, non tragica, è quella che racconta quanto sia anche difficile amarsi, anzi sposarsi tra persone che professano religioni diverse. E’ quel che capita ad una delle nostre amiche: lui è cristiano, lei mussulmana. Niente di male, ci mancherebbe altro! Il fatto è che sono i genitori di lei a interferire perché vorrebbero che lei sposasse un mussulmano o che il suo innamorato diventasse “islão”. Ma lui non vuole, papà nemmeno, come faremo a fare l’amor? Recita qualcosa di simile il testo di una vecchia canzone. Ma una soluzione c’è, ci permettiamo di suggerire: il matrimonio civile e poi una bella festa. Chi vuole venire a bere e mangiare benissimo! Chi non arriva… peggio per lui o lei! Vi terremo informati su quel che capiterà in proposito. Ma ci voleva anche questo per rendere più difficile la vita in un Paese che nel passato non ha mai avuto questo tipo di problemi, forse perché i matrimoni li combinavano direttamente i genitori e “superavano” d’autorità le difficoltà amorose senza tenere in alcun conto i cuori infranti. Il problema era, allora come oggi, la sopravvivenza e non certo del patrimonio, piuttosto delle certezze trasmesse dalla tradizione. Non occorre andare lontano per capire meglio: un non vecchissimo detto italiano recita “mogli e buoi dei paesi tuoi”!

E, a proposito di autoritarismo, sopravvivenza e tradizione, occorre dire che in Guinea Bissau perdura la tendenza al “colpo di Stato”. L’ultimo va avanti dall’aprile dello scorso anno, indirettamente sostenuto da un governo provvisorio che tenta, sembra inutilmente, di mediare il ritorno ad un’impossibile democrazia. La data promessa delle elezioni slitta sempre perché non ci sono i soldi per fare il censimento dei votanti e si aspettano aiuti dall’estero per questo. Una democrazia dunque impossibile. Perché? Ma per il semplice motivo che, con un involontario equivoco di parole, sono i militari a comandare. Loro e i trafficanti di droga. Ed entrambi non rinunceranno mai al denaro che arriva a fiumi in un Paese dove un sacco di gente finisce ammazzata! Impudentemente e con un poco di ironia, chi di competenza ha risposto alle accuse che il Paese sia diventato il crocevia dei traffici internazionali di cocaina affermando che la Guinea Bissau è una vittima di questa cosa, perché la droga viene prodotta altrove e “il nostro Paese” è “semplicemente” un luogo di passaggio. Su questa storia meglio non fare nomi, anche se tutti li conoscono: quelli dei vivi e dei morti, di coloro che si sono riparati all’estero e quelli nascosti! Intanto a Bissau l’edilizia fiorisce e si costruiscono ville e palazzi, anche se soldi in giro non ce ne sono e la miseria della popolazione cresce sempre di più. E da queste parti la miseria non è soltanto povertà estrema. E’ a rischio la pelle, soprattutto dei più deboli, di vecchi, malati, handicappati e bambini, che mettiamo per ultimi perché, in fin dei conti, loro, che hanno tutta la vita davanti per recuperare, sono i più forti tra gli ultimi, sempre che abbiano superato i cinque anni. E dunque cure, cibo e scuola solo per chi ha soldi!

Meno male che abbiamo il cuore di pietra e possiamo guardarci attorno senza restare paralizzati dall’orrore e magari anche dall’errore di sopravvalutare le contraddizioni di una realtà nella quale una donna che passa a piedi davanti al nostro hangar, con in testa un carico di legna raccolta nel “mato”, e che vorrebbe vendere per pochi spicci al mercato di Mansoa dopo aver percorso molti chilometri a piedi, piegata sotto il peso del carico, si ferma, tira fuori un cellulare e si mette a parlare! Che strano mondo abbiamo costruito. È la nuova comunicazione signori! O meglio: la telefonia mobile che ci fa sentire tutti più vicini e meno soli. Vigliacca illusione!

Noi andiamo avanti, anche se con i tempi delle movenze del camaleonte, che suggerisce nell’elasticità del suo mimetismo e con le sue limitate dimensioni il paragone con ABC. Continuiamo ad alzare, come il nostro amato animaletto, una zampa e la lasciamo a mezz’aria, tocca poi all’altra che resta anch’essa come appesa, per poi avanzare. E lo facciamo tentando di non inciampare su noi stessi, cosa che purtroppo a volte capita.

Ma stavolta, arrivati a Mansoa, abbiamo trovato tutto abbastanza pulito e ci siamo accontentati di perfezionare un poco il lavoro di “limpeza”. Purtroppo la polvere è dappertutto perché l’unica strada che passa per la cittadina è interrotta per lavori e tutti, moto, macchine e camion, transitano per la pessima scorciatoia sterrata proprio davanti ai nostri hangar. Il risultato? La polvere che s’infila dappertutto, soprattutto nei polmoni e nei computer! Abbiamo anche tentato, con scarsi risultati, di rallentare e ostacolare il transito costruendo due bei dossi, ma niente da fare. Non si rinuncia alla velocità, anche a costo di perdersi qualche pezzo di macchina. In compenso abbiamo messe le tendine alle finestre dell’ufficio che è nell’hangar per limitari i danni.

Comincia il lavoro: visitiamo decine di villaggi e pozzi. È l’unico metodo che conosciamo per poter capire quel che capita e se le cose che i nostri amici di “A, B, C, solidariedade e paz – Guiné Bissau” ci dicono sono pertinenti. Non è certo facile perché oltre la fatica, in quanto si esce la mattina e si rientra la sera, si rischia qualche delusione, ma ormai siamo vaccinati, anche se ci fanno sempre male perché ogni volta che scopriamo una piccola bugia è come se ricevessimo una frustata. Ora la pelle si è indurita e resistiamo perché così è giusto. Siamo ormai convinti che è necessario contestualizzare per accettare l’umanità locale. E poi le visite nei villaggi ci consentono di farci vedere dalle donne che lavorano negli orti e di stabilire un contatto con loro che approfondiamo successivamente nel corso delle riunioni che si svolgono nel nostro hangar. È l’occasione per intendere quel che capita! Insomma, così come quando ti perdi i pezzi di vita degli altri e ti riesce difficile capire l’esito finale di un percorso perché non lo hai fatto insieme, occorre uno sforzo di fantasia, interesse e sensibilità per arrivare alla comprensione, alla sopportazione e all’entusiasmo necessari per tentare di cambiare il futuro. E, adesso, cominciamo a trovare anche nei nostri amici di ABC GB un aiuto impensabile fino a poco tempo fa. Lo diciamo con un poco di autoironia: sarà dura, ma ce la faremo!

Nelle settimane a venire pubblicheremo nelle “news” e poi sul prossimo semestrale di giugno informazioni precise su: lavoro serre, associazione delle donne, pozzi, scuole, costruzione di un ponte sulla risaia ‘Nlore-Cubonge, collaborazione con associazione “Assagriman”.


   
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