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Guinea Bissau: “a scuola” di orticoltura

17/02/2013 - 8.49:   Nel passato non siamo mai stati appassionati sostenitori della diffusione dell’orticoltura nelle scuole in quanto ritenevamo che fosse un’attività inutile e velleitaria, ma ci siamo ricreduti. Lo abbiamo fatto da quando Mario, nel direttivo di ABC GB e direttore, da quest’anno, della scuola di Cubonge, ci ha raccontato delle difficoltà che in molti villaggi le donne hanno per avviare a produzione un orto. Loro vorrebbero perché sanno di poter guadagnare qualcosa, per se stesse e i figli, gli uomini, invece, per gli opposti motivi le osteggiano. Temono, riteniamo, l’alterazione degli equilibri sociali in famiglia e nel villaggio. Infatti, nelle tabanche la parola d’ordine segreta è: nessun cambiamento, di nessun tipo, per favorire la conservazione della tradizione e il mantenimento, implicito, del ruolo marginale e subordinato delle donne.

Questo situazione la troviamo anche a Cubonge dove abbiamo costruito una scuola nel 2006. E allora cosa si può fare? Un primo passo è abituare all’idea gli abitanti della tabanca inserendo l’orticoltura tra le attività della scuola. Per ora lo faremo, insieme ai nostri amici di “A, B, C, solidariedade e paz – Guiné Bissau”, in tre scuole, nei villaggi di Cubonge, Binibaque e Infandre, per poi estendere il progetto, in collaborazione con le suore che si occupano dell’autogestione, in altre strutture del territorio. Tanto per capire la dinamica sociale e geografica locale: la tabanca, o villaggio, è formata da molte morançe e ogni morança è formata da due ad otto case. Questo sistema è dovuto soprattutto dal forte vincolo di parentela che unisce le famiglie legate tra di loro per i matrimoni contratti. E così in una morança ci possono essere fratelli, cugini vari, figli del capo…

Dicevamo del nostro ripensamento: dunque facciamo autocritica e diamoci da fare per spingere l’orticoltura non solo nei villaggi come facciamo già, ma anche nelle scuole. Questo è un contributo importante soprattutto per mentalizzare la gente dei villaggi all’indispensabile cambiamento sociale di genere, come si usa dire ed anche, è bene non dimenticarlo, un bel miglioramento dell’alimentazione locale.

Uno studio condotto nel 1991 (non ce ne sono di recenti) da un organismo internazionale su un campione di famiglie della Guinea Bissau permise di evidenziare le caratteristiche del consumo alimentare di allora (sono passati più di vent’anni): nella maggior parte delle famiglie si mangiavano cereali, tuberi e leguminose. Questi consumi cambiavano secondo le zone e i gruppi etnici. Gli alimenti di maggior consumo nelle cittá erano riso, pane e miglio, mentre nelle zone rurali si preferivano manioca, sorgo e arachide. In questi ultimi anni, ad integrare e a modificare questa dieta, è arrivata l’orticoltura con il suo importante apporto di vitamine e sali minerali.

Ci limitiamo ad una constatazione, sicuramente non scientifica e forse poco attendibile, quando diciamo che dieci anni fa vedevamo molti più bambini di quanti ne vediamo oggi con le pance gonfie, con cambiamenti della pelle e dei capelli, alcuni dei sintomi del Kwashiorkor, una grave malattia causata dalla denutrizione provocata da una dieta che fornisce una quantitá sufficiente di calorie attraverso i carboidrati ma che è gravemente carente soprattutto di proteine, zinco e altre sostanze nutritive.

È anche per questo che dobbiamo insistere sull’orticoltura ed estendere il progetto alle scuole.


   
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