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Guinea Bisau - Un ponte tra i villaggi di ‘Nlore e Cubonge

17/05/2013 - 8.08:   Quando andiamo nella scuola di Cubonge, da sempre, ad un certo punto del percorso abbiamo il problema di attraversare la risaia che divide il territorio dei villaggi di Cubonge e ‘Nlore. Da fine gennaio a maggio è possibile, ma se vai quando comincia la stagione delle piogge, devi scendere dall’auto, toglierti le scarpe e i calzini, se li hai, e guadare la risaia. Quando, verso ottobre, la bolanha è colma il livello dell’acqua supera il metro e molti alunni, i piú piccoli, se non sanno nuotare, devono ricorrere alla piroga. Questo è quel che devono fare, appunto, tutti i giorni quelli che frequentano la scuola di Cubonge e che arrivano dalla tabanca di ‘Nlore. Ma anche le donne che devono andare a Mansoa o Bissorà, quelle che trasportano il cajú dopo il raccolto, le altre con pesanti sacchi di riso sulla testa o grosse bacinelle piene di miglio. Se poi qualche povero disgraziato sta male deve essere trasportato “a schiena” perché il percorso è completamente “tagliato” dalla risaia. E allora? Allora sono anni che ci propongono di costruire un ponte. Hanno bisogno di aiuto: trattore, rimorchio, ferro e cemento. Loro ci mettono la mano d’opera, i tronchi d’albero necessari per la costruzione, sabbia e ghiaia. Ci mettono anche, visto l’interesse comune, un accordo tra le due tabanche di ‘Nlore e Cubonge. E cosí ogni lunedì 50 uomini delle due tabanche lavorano tutto il giorno. In poco tempo hanno fatto un terrapiano lungo 250 metri per consentire il deflusso dell’acqua piovana ai suoi lati. Proprio a metá di questo percorso sará costruito il ponte e, immediatamente al di sotto, una bumba, ovvero una chiusa che faciliterá il lavoro delle risaie della zona regolando l’afflusso e il deflusso dell’acqua.

Non è facile da nessuna parte conciliare gli interessi, spesso divergenti, delle realtá locali e in Guinea Bissau lo è ancor di meno, ma ci si è riusciti a ‘Nlore e Cubonge. È stato bello assistere alla stretta di mano dei rappresentanti delle due tabanche.

A questo punto come dire di no? Collaboreremo e ci piace pensare di aver contribuito, con il nostro appoggio ad un altro dei numerossimi “ponti di pace” che abbiamo favorito, soprattutto in Bosnia e Serbia, fatti non di belle e retoriche parole, piuttosto di fatti concreti. E il ponte che si sta costruendo lo è, e molto!


   
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