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Abc Solidarietà e Pace

 
Italia - Intervista, meglio sempre una comunicazione onesta!

24/09/2013 - 5.20:   Per tentare di non annoiare l’eventuale lettore cerchiamo sempre di essere non troppo seri e di presentare le cose con tono lieve. Ma gli argomenti che ci riguardano sono sempre ardui e forse inopportunamente sentiamo il dovere della testimonianza. Il nostro modello di comunicazione ha però poca eco e pecca di incisività, soprattutto in una società dove per convincere, e i nostri politici, artisti, sportivi e grandi organismi umanitari, ne sono esempi illustri, occorre gridare, improvvisare, mentire, esaltare, dire una cosa e farne un’altra. Insomma, per avere successo, a tutti i livelli e in tutti i settori, occorre sembrare quel che non si è ed essere poco seri, perché la serietà è apprezzata da tutti, ma annoia terribilmente ed è triste.

E così, proprio per queste considerazioni, siamo stati fino alla fine incerti se presentare sul semestrale un’intervista a Franco Della Marra, di ABC, che è stata messa, per prima, sul sito del nostro coordinamento nazionale “la Gabbianella”. Abbiamo pensato: “ma in fine dei conti diciamo sempre le stesse cose”. Ma è pur vero che tutti dicono le stesse cose e sono tutt’altro che preoccupati di una sovraesposizione mediatica. Anzi... Dunque se noi ci ripetiamo un poco non sarà un gran danno, visto peraltro il numero esiguo dei nostri lettori ed anche perché siamo stati sempre discreti, e lo siamo diventati ancor di più in questi tempi cupi e difficili.

Insomma, ecco qui l’intervista!

ABC opera con il sostegno a distanza in più parti del mondo, anche molto distanti fra loro. Parliamo di Brasile, Guinea Bissau, Haiti e delle Repubbliche di Serbia e Srpska. Quali sono i nodi deboli principali sui quali incide il sostegno per ognuno di questi paesi?

Ai Paesi che lei ha nominato se n'è aggiunto recentemente un altro, il Burkina Faso. ABC in tutti i suoi progetti opera avvalendosi del Sostegno a Distanza che è la maniera più efficace e bella di aiutare chi è in difficoltà. In ognuno di questi Paesi ABC lavora soprattutto per sostenere la scolarizzazione dei bambini e dei giovani assistendoli, in molti casi, anche dal punto di vista alimentare e della salute. In Guinea Bissau, poi, nella regione Oio a Mansoa, dove abbiamo una nostra sede, oltre a sostenere le scuole locali interveniamo scavando pozzi, finora ne abbiamo costruiti 85, e avviando a produzione orti nei villaggi, orti nei quali lavorano esclusivamente le donne.

- Il sostegno a distanza, si legge nel vostro sito, è una forma di aiuto individuale ma anche collettivo. Rappresenta un modo di "cooperare"... Mi spiega meglio?

Già nel 1997 , quando venne fondato il nostro coordinamento nazionale, la Gabbianella, parlammo insieme del Sostegno a Distanza come di una delle più belle forme di cooperazione allo sviluppo perché esso oltre ad essere un sostegno economico ad un bambino, è importante per mantenere unita la famiglia, rendere possibile una scuola regolare e dare un minimo di sicurezza economica. Nelle località d'intervento, infatti, con il Sostegno a Distanza sono realizzati progetti integrati per andare incontro alle attese di più persone, favorendone la crescita individuale e collettiva e il socio che aderisce partecipa non soltanto all’aiuto di un bambino, ma al progresso sociale ed umano di tutta la comunità locale dando una possibilità di vita diversa a molti. Cos'altro è tutto ciò se non cooperazione allo sviluppo?

- Quali i principali progetti attivi in questo momento?

I progetti dei quali parliamo sono tutti attivi e, date le peculiarità dei diversi Paesi, differenti l'uno dall'altro. Non amiamo fare graduatorie e, quindi, secondo noi è giusto evidenziare due cose soltanto apparentemente ovvie: siamo dove c'è realmente bisogno e quando il bisogno cessa finisce il progetto. Infatti, soprattutto noi , piccole-medie associazioni che operano nel settore della cooperazione internazionale dovremmo essere un buon esempio per tutto il Settore e avere, sempre e comunque, l'onestà di giudicare i nostri progetti esclusivamente per la capacità che essi hanno di incidere effettivamente nelle realtà dove siamo presenti.

- Ha una storia esemplare che in breve può raccontare per farci capire che cosa rappresenti il sostegno per queste popolazioni?

Più che una storia edificante che può trasformarsi facilmente in una sorta di buonismo autoreferenziale se posso vorrei fare degli esempi con poche parole per ogni Paese: Burkina Faso, la piccola Larissa aveva problemi agli occhi e praticamente non usciva più di casa, ora grazie al SaD, è stata curata e gioca con le sue amiche; Brasile: la famiglia della signora Dora, dieci figli, viveva in una baracca mentre ora, con l'aiuto del SaD di alcuni soci, ha una nuova piccola e decorosa casa; Haiti: meglio parlare della storia collettiva di più di mille alunni i quali, grazie ai SaD dei soci che pagano il salario degli insegnanti, possono studiare e avere un pasto al giorno; Bosnia e Serbia: con i Sostegni sanitari individualizzati, una forma particolare di SaD che si protrae a tempo indeterminato, ci sono più di dieci famiglie di altrettanti bambini e giovani portatori di handicap che non si sentono più sole e abbandonate e sanno di poter contare anche su un piccolo aiuto economico per loro importante; Guinea Bissau: anche in questo caso è opportuno raccontare la storia collettiva di 426 donne, mamme di 1.216 bambini, che attraverso il microcredito a fondo perduto erogato da ABC sotto forma di fornitura di mezzi di produzione (sementi, attrezzi, assistenza tecnica, lavorazione del terreno con il trattore, ecc.) si sono organizzate con noi e lavorano nell'orticoltura trovando con il loro lavoro l'integrazione alimentare per la famiglia e un poco denaro utile per mandare a scuola i figli e per emanciparsi salendo nella scala sociale interna al villaggio e alla famiglia.

- Ci sono stati fallimenti nel vostro operare? Ed eventualmente dove e perchè?

Certo, ci sono stati fallimenti e conseguenti grandi delusioni. Quando si opera non soltanto con la testa ma anche con il cuore le cose non buone e gli insuccessi pesano molto perché sappiamo che incidono sulla vita di altri. Ma vorrei precisare che alcuni nostri progetti sono completamente autonomi, mentre altri sono realizzati in collaborazione con missionari, sindacalisti, dirigenti scolastici e non sempre si riesce a stabilire un rapporto preciso, anche se le responsabilità di una cosa che non va sono sempre da ricercare in noi e negli altri. Capita che certe regole non siano rispettate o che non si riesca a trovare la sintonia necessaria ed efficace e, quando succede, preferiamo chiudere i progetti, come avvenne a Porto Murtinho e Jardim nel Mato Grosso do Sul. Le cause? Soprattutto la scarsa informazione. Ci sono poi i fallimenti, purtroppo quasi sempre tragici, legati al tentativo di salvare qualche malato, ma in questi casi la responsabilità non è nostra, anche se ne sentiamo comunque il peso.
Insomma, quello del vero volontario è, tra virgolette, il mestiere più bello del mondo, ma anche il più pesante da portare avanti.


   
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