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Abc Solidarietà e Pace

 
Guinea Bissau - A cidade dos mosquitos

18/11/2013 - 9.31:   Mansoa, ottobre. Migliaia di moschini girano impazziti intorno alla lampadina che scende dal soffitto mentre parliamo con i nostri amici di ABC GB nella stanza dell’ufficio dentro l’hangar a Mansoa. Fa caldo e c’è tanta umidità. Qualche insetto finisce imprigionato nelle gocce di sudore.

E’ da stamani, da quando siamo qui, che chiacchieriamo. Le cose si ripetono: arrivi di notte, alle prime luci dell’alba esci sul terreno e vedi le cose che non vanno e ti inc… Convochi subito una riunione e cerchi di controllarti senza riuscirci molto. Dici la tua! Loro, gli amici di “A, B, C, solidariedade e paz – Guiné Bissau”, ti ascoltano quieti, per non dire serafici. Poi non negano, ma attenuano. Cercano di spiegarti le difficoltà che tu conosci e loro no. Infatti, parlano delle piogge abbondanti di quest’anno, del lavoro eccessivo, delle malattie delle piante, ecc. Ma i problemi sono altri: cultura e abitudini locali integrate dalle difficoltà che hanno nel prevedere, cogliere opportunità, pianificare e organizzare il lavoro, definire le priorità. Cose che si possono superare soltanto lavorando tanto insieme e con il tempo. Questi sono i problemi. Un amico sostiene, invece, che tutto dipenda dal fatto che per i guineensi esiste soltanto l’oggi, mentre il domani è impensabile in quanto troppo intenti a sopravvivere per pensare al futuro. Noi siamo però convinti che, piccolo passo dopo piccolo passo, ci sia crescita, magari tra un’arrabbiatura e l’altra. Comunque, subito dopo la discussione, per non rischiare di aver “capito male”, tutti a visitare il luogo del “misfatto”, in questo caso le dodici serre dietro i nostri hangar che dovrebbero garantirgli, insieme ad altre cose, l’autonomia e il salario che ABC Italia tra qualche anno non potrà più garantire perché tutto ha un inizio e una fine, anche questo nostro progetto. E così “vistoriamo” insieme i canali di scolo dell’acqua poco profondi, l’erba dannosa e competitiva che regna tra i pomodori, il piantinaio trascurato, l’acqua che, invece di scorrere verso il fondo del terreno dove lo scorso gennaio abbiamo costruito il drenaggio con un grande tubo che la fa defluire nella vicina risaia, ristagna e si insinua sotto le radici delle piante, in alcuni casi rovinandole. Tre serre sono state abbattute dal vento, altre tre non sono state completate, mentre l’ultima è lì per terra ancora non montata. E poi: il tutoraggio approssimativo, niente potatura, né tantomeno il diradamento dei pomodori. Facciamo gli stessi errori che diciamo di evitare alle donne che lavorano negli orti dei villaggi. Ca…!

Insomma, continuiamo a parlare con loro, ma non solo. Infatti, nei giorni successivi mobilitazione generale: oltre a fare le cose che sono state dimenticate o fatte male, dobbiamo costruire un riparo a ridosso dell’officina per mettere al coperto quello che attualmente è sotto dei teli di plastica, anche perché il prossimo mese arriverà un mini-trattore con i suoi implementi. Lanciamo l’idea e comincia subito il dibattito.

Funziona così: ogni cosa nuova introduce una discussione che, se non ci sono interventi esterni, si protrae per alcuni giorni. C’è chi eccepisce sull’utilità, chi sulle modalità costruttive, chi sostiene che l’altezza è eccessiva e chi è poca, chi dice che servirà un muratore, chi aggiunge il falegname, chi si offre di fare il disegno, chi chiede se sarebbe utile l’idraulico… e magari perché no, concludiamo noi, l’architetto! Cogliamo l’opportunità per portare la discussione su quel che ci interessa e sull’esigenza, quando si fa qualcosa, di essere rapidi. Si pensa e si fa, ma subito e non tra un mese o l’anno prossimo. E così, stravolgendo la loro attitudine, si comincia a lavorare e nel giro di un paio di settimane è pronto uno spazio di 6 metri per 18 completamente fatto in casa, contrariamente a quel che capitava nel passato. Ospiterà macchine e attrezzature agricole. Bene! Lo scorso anno il muratore ci aveva chiesto novemila euro per fare lo stesso lavoro. Alla fine abbiamo risparmiato 8.000 euro perché i blocchi li abbiamo fatti noi e le chapas di zinco per il tetto e le altre di plastica pesante delle pareti le avevamo. Abbiamo comprato soltanto 10 sacchi di cemento e il ferro. Questo è risparmio cari amici, diciamo! E lo confermiamo quando si affronta la contabilità che è l’occasione per spiegare come si gestisce una realtà complessa finalizzata non soltanto al lucro, ma anche all’aiuto delle donne che lavorano negli orti, al sostegno delle scuole, professori e alunni, ed anche alla costruzione di infrastrutture come le “chiuse” delle risaie di ‘Ncom e, recentemente, il ponte tra i villaggi di ‘Nlore e Cubonge. Infatti, aggiornare il bilancio significa parlare delle cose che contano e servono per andare avanti dappertutto, soprattutto in Guinea Bissau. La prima sera, ad esempio, abbiamo passato tre ore a ragionare sulle entrate realizzate quest’anno dalla nostra (loro) pilatrice di riso: un bel risultato con 127 sacchi da 50 chilogrammi di guadagno “lordo”, soprattutto se si pensa all’esito disastroso degli anni passati, quando il riso scivolava, attraverso ignoti percorsi, nei piatti di tanta gente che non lo pagava. Esaltiamo il risultato positivo di poco più di due milioni di Franchi CFA (circa 3.000 euro) ottenuto con la vendita dei sacchi di riso, ma, subito dopo raggeliamo l’entusiasmo. Infatti, da questa cifra – spieghiamo - per sapere il guadagno netto dobbiamo togliere i costi relativi alle spese del gasolio e dell’olio motore per la pilatrice (eccessive), della manutenzione (altrettanto eccessive), il rimborso degli operatori, le giornate dedicate a questo lavoro dal meccanico di ABC GB, la benzina del fuoristrada per arrivare a ‘Ncom, il villaggio dov’è la “descascadora”. Risultato? Poco meno di 100.000 Franchi CFA entrati effettivamente nelle casse dell’associazione.

No, non siamo dei sadici e non si tratta dell’arte di scoraggiare, piuttosto di spiegare i diversi aspetti di un problema e, soprattutto, far intuire il ragionamento che è dietro queste analisi semplici ma scarsamente diffuse qui e in molte altre parti del mondo, soprattutto quando si maneggia il denaro degli altri. In questa storia minore c’è comunque un grande risvolto positivo che supera quello economico: il lavoro quotidiano che le donne si sono risparmiate, spendendo 7 kg di riso ogni 50 liberati dalla pula. Infatti, hanno evitato di pilare a mano qualcosa come 45 tonnellate di “arroz”. E allora, con coraggio e speranza, diciamo che non è vero che i guineensi pensano soltanto all’oggi, perché i nostri amici di ABC GB hanno capito bene, almeno crediamo, che dalla prossima stagione di lavoro della macchina pilatrice di riso dovranno controllare meglio il tutto se vorranno guadagnare qualcosa in più. Forse un altro piccolo passo è stato fatto! Questo è l’ottimismo della ragione, nonostante che il tutto si svolga nella “cidade dos mosquitos”.


   
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