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Abc Solidarietà e Pace

 
Haiti - Non una favola, ma qualcosa di simile

03/12/2013 - 8.33:   Ad Haiti il 17 ottobre è un giorno di festa. E’ l’anniversario della morte di Jean Jacques Dessaline, uno dei padri dell’indipendenza. Jean Jacque era nero e figlio di schiavi, a sua volta schiavo in una piantagione di canna da zucchero. Acquistato e liberato capeggiò la ribellione degli schiavi del nord che presto sfociò in una guerra contro i coloni francesi che si concluse con la vittoria e la dichiarazione di indipendenza. Era la prima repubblica nera al mondo che nasceva e Dessaline ne fu il primo governatore, anzi, si autoproclamò addirittura imperatore! Ma questo suo sogno di gloria si concluse con il suo assassinio. Era la prima morte violenta di una lunghissima serie di “assassinii istituzionali” che costellano la storia di questo Paese tormentato. Ma, nonostante tutto e tutti, il popolo haitiano è sopravvissuto ed è arrivato ai giorni nostri. Al fianco di questa storia ufficiale, segnata, appunto, da violenti colpi di stato, tirannie sanguinose e malgoverno, ce n’è però un’altra, quella delle organizzazioni che hanno lavorato, e che ancora lavorano, per aiutare a fare uscire questo Paese dalla povertà e dal sottosviluppo. Si tratta di quella che un vecchio missionario chiamava “l’onda di bene che avvolge l’umanità”, sconosciuta e silenziosa. Tra queste realtà c’è n’è una, della quale non parlano in molti, ma che è importante per quello che ha fatto e che fa. Di chi parliamo?

Ma stiamo parlando, naturalmente, della “Fondazione Lakay Mwen”, con la quale collaboriamo per far funzionare la scuola "Institution Mixte la Providence de Sibert" dal 2005. Sono 14 anni che la “Sibert” opera, soprattutto nel campo dell’educazione, in una zona periferica della e sono stati migliaia i bambini e i giovani che, in questi 14 anni di attività, hanno potuto studiare, crescere e affrontare la vita con qualche strumento e possibilità in più. Attualmente sono in 2.000, tra primarie, secondarie, liceo e professionali che la frequentano. I numeri contano e servono non soltanto per valutare i patrimoni, ma anche i risultati sociali ed umani della solidarietà.

Scrive Maurizio, fondatore e animatore della Fondazione “Lakay Mwen” e promotore infaticabile della scuola “Sibert”: “Nel corso degli anni il programma scolastico si è sviluppato e esteso. Dagli originari 120 bambini del 2002 si è arrivati ai grandi numeri dei nostri giorni. Siamo al dodicesimo anno scolastico e nella scuola sono transitati migliaia di bambini e giovani. Attualmente la frequentano in 2.000 e tutti possono testimoniare una storia che è passata attraverso tanti problemi, da quelli didattici a quelli logistici, da quelli strutturali ai grandi drammi del Paese, di Port-au-Prince e anche della zona dove siamo noi. Parliamo del terremoto, degli uragani, che per fortuna sono un paio d’anni che ci lasciano riposare meglio, del colera! Nei primi sei anni di attività le priorità furono soprattutto logistiche: era necessario costruire la scuola, trovare i materiali didattici, le suppellettili, portare l’acqua, l’elettricità… E, ad Haiti non è proprio facile! Ma poi arrivò la crescita con la scuola secondaria, prima, e con il liceo poi che cominciò proprio grazie all’aiuto di ‘A, B, C, solidarietà e pace’”. “Con il liceo – prosegue Maurizio - è stata una lenta e graduale conquista. Infatti, dei sette anni scolastici che lo formano, abbiamo aperto i primi 3 contemporaneamente e poi di anno in anno sono state aggiunte una classe alla volta fino ad arrivare a quella di Philo di due anni fa. Nel frattempo sono arrivati i corsi di informatica, falegnameria, cucito, musica ed anche un ambulatorio. Nel 2010, l’anno del terribile terremoto che distrusse buona parte di Port-au-Prince e uccise più di duecentomila persone, sviluppammo un enorme lavoro e, nonostante la situazione di grande emergenza nazionale, riuscimmo a non chiudere la scuola continuando le lezioni sotto delle tende”.

Per chi conosce un poco i Caraibi, foss’anche soltanto sulle carte geografiche, e segue le vicissitudini e lo sviluppo del nostro lavoro di collaborazione con la missione di Maurizio, sa bene che quasi ogni anno l’isola forse più disperata degli oceani ha avuto catastrofi naturali e sociali: uragani, colpi di stato, dittature, terremoti, colera, inondazioni, fame e povertà. Ma, nonostante tutto ciò, la missione è cresciuta. ”Per la verità – continua a raccontare Maurizio - devo dire che da un paio d’anni Haiti sta vivendo un periodo di stabilità, pace e perfino di limitato sviluppo perchè l’attuale Presidente, Michel Martelly, sta veramente facendo tante cose concrete per il bene del Paese”.

“Vorrei raccontarvi – dice Maurizio - un poco della nostra vita nella scuola. Dunque, come dicevo, abbiamo lavorato tanto negli scorsi anni e sono stati affrontati enormi problemi, con grande pazienza e perseveranza. Ora però abbiamo un programma scolastico completo che accompagna e protegge i ‘nostri’ bambini e giovani dai 5 ai 18 anni. Ci piacerebbe poter dire, come nelle favole, ‘e tutti vissero felici e contenti.....’, ma purtroppo non é cosi. Ci sono ancora tante cose insolute o provvisorie che, di anno in anno, dobbiamo affrontare e risolvere. Prima tra tutte la preparazione degli alunni che passa, naturalmente, non soltanto attraverso il miglioramento dell’insegnamento dei professori e della qualità della didattica, ma anche per una rigorosa valutazione dei risultati scolastici che conseguono. Infatti, è inutile promuovere sempre e comunque. Fare uscire dalla scuola giovani impreparati non serve a loro e non serve neanche alla società. Credo che neanche i soci di ‘ABC’ vorrebbero vedere i loro amici promossi inutilmente, magari a pieni voti.

Meglio ‘fermare’ un anno e dargli la possibilità di crescere per poi riprendere la scuola con maggiore lena l’anno successivo, piuttosto che far vivacchiare e ipocritamente promuovere sulla base di un’analisi sociologica che porterebbe inevitabilmente a giustificare tutto e tutti. Certo, la nostra realtà locale è difficile e nei nostri giudizi e nel nostro lavoro ne teniamo sempre conto. Ma tanto è. E così, ogni anno, un buon numero di bambini è bocciato, mentre molti altri raggiungono a malapena il risultato minimo necessario per essere promossi. E se è vero che ogni anno gli esami di Stato vanno bene a molti, ci sono altri alunni che non li superano. Ma, nonostante tutto, e nonostante che, appunto parlavamo di analisi sociologica, il 70-80% dei nostri alunni provenga da famiglie molto povere, spesso monoparentali, con i bambini accolti in casa da parenti ed amici, frequentemente anche costretti a lavori umilianti soltanto per avere garantito un pasto al giorno, i primi risultati si vedono e dalla ‘Sibert’ escono alunni più preparati che da altre scuole, statali o private che siamo.

In questi ultimi anni – dice ancora Maurizio - abbiamo notato che nella nostra scuola sta crescendo la ‘mortalità scolastica’. Ci siamo resi conto, soltanto recentemente, che sono aumentati i giovani che la frequentano soltanto per qualche anno e poi spariscono, inghiottiti dai problemi che la povertà crea; sono cresciuti anche anche i casi di bambine che a 15-16 anni sono incinte e abbandonano la scuola; altri ancora non frequentano più perché le loro famiglie li inducono ad un lavoro precoce per dare un contributo al mantenimento della famiglia; ci sono, infine, quelli che, poco più che bambini, fondano una famiglia precocemente e altri ancora che, in cerca di guadagni facili e veloci, diventano dei delinquenti. E poi, da non sottovalutare, anche il fattore mobilità sociale per il quale alcune famiglie si spostano da una parte all’altra della città, magari per risparmiare qualche gourdes sull’affitto della loro povera casa.

Ma i nostri problemi sono anche i problemi di una società in difficoltà. E allora non si può non prendere atto che la maggior parte dei giovani che riescono a completare i loro studi non trovano lavoro e, per chi ne ha la possibilità, non resta che proseguire andando all’università nella speranza di trovare poi qualcosa da fare che gli dia di che vivere decorosamente o di andarsene all’estero. Ma l’università ha un costo notevole e in pochi possono permettersela. Riceviamo, per questo, da parte anche di giovani promettenti numerose richieste di aiuto per sostenere i loro studi con borse di studio. Ma i problemi finanziari crescono, ed anche noi abbiamo sempre meno possibilità economiche e dobbiamo essere prudenti. Ma tra le tante cose non buone, ce ne sono altre buone, come quella che riguarda un giovane che, dopo essersi diplomato nella nostra scuola, c’è tornato come insegnante. Ora è con i suoi ex professori a fare il... professore. Si tratta di un giovane particolarmente preparato e attento alle problematiche adolescenziali, proprio perché è quasi un coetaneo dei suoi alunni e vive come loro, in mezzo a loro.

Mi capita, abbastanza spesso, di lamentarmi dei miei insegnanti per i limiti che manifestano nella metodologia di insegnamento, ma poi, a mente serena e senza dirglielo, devo dire che fanno miracoli se teniamo conto dei mezzi che hanno e del livello culturale degli alunni che seguono. Comunque, ogni anno, nel mese di agosto frequentano tutti una settimana di aggiornamento con degli argomenti da approfondire. Quest’anno si è parlato della gestione della classe, dei doveri, dei diritti e dei limiti di ogni insegnante.

Da parte mia, per dare ai miei professori e agli alunni una possibilità in più, cerco disperatamente un insegnante italiano preparato, che conosca bene il francese e che sia disposto a venire qui a spiegare ai nostri professori come si insegna. Magari soltanto per un paio di mesi. Mi fa piacere però chiudere questa nostra corrispondenza con una bella notizia: da quest’anno la direzione della scuola ha proposto che il corso di Informatica sia inserito d’obbligo nel programma scolastico del Liceo e così gli studenti potranno cominciare a lavorare sui personal, fare ricerche su internet e preparare i loro elaborati su PC. Credo sia importante che i giovani siano formati e introdotti a ciò che é attuale nel mondo in questo momento. Chiudo questa mia relazione ringraziando tutti gli amici di ABC che stanno sostenendo la nostra scuola secondaria fin dall’inizio. Spero che siate soddisfatti dei progressi che abbiamo fatto insieme in questi anni. Un caro saluto e a presto, Maurizio”.


   
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