Contattaci
"A, B, C, solidarietà e pace"
ONLUS
Via Padre G. Petrilli 30
00132 Roma
info@abconlus.it www.abconlus.it
Tel. 0622152249
3461048370

Contattaci con SkypeSkype

Newsletter
Iscriviti per avere informazioni
sulle iniziative di
"A, B, C, solidarietà e pace"



Inserisci la tua e-mail
 




Abc Solidarietà e Pace

 
Guinea Bissau - Su una zattera di cemento

06/12/2013 - 4.41:   In questi giorni come ti muovi sudi! Siamo sui 30-32 gradi, ma l’umidità di fine stagione piogge annienta e bagna qualsiasi volontà, anche perché a fine ottobre continuava a piovere. Nella zona di Mansoa i dati statistici parlano di circa 1.300-1.600 mm di pioggia annuale, il che vuol dire che ogni metro quadrato di suolo “incamera”, a fine stagione, 1.300-1.600 litri d’acqua. Ma dove va a finire? Il problema è che non si riesce ad approfittarne durante la stagione secca. Infatti, i nostri pozzi, che sono i “meglio” sul “mercato”, a metà maggio non hanno più acqua con davanti un paio di mesi prima che arrivi la stagione delle piogge. E questa penuria arriva proprio nel momento che ci servirebbe per portare avanti la nostra produzione di pomodori e peperoni nelle serre. E allora, ci siamo chiesti, cosa fare? Le risposte sono semplici: o ti compri una macchina, ammesso che tu sia in grado di usarla, per scavare pozzi andando a succhiare l’acqua perlomeno a 150 metri, così ci spiegano gli esperti di una società portoghese presente a Bissau, oppure ti fai scavare il pozzo da qualcuno pagando una bella cifra e poi vedi se, nel giro di due-tre anni, puoi fare qualcosa di simile anche tu. Il fatto è che noi vorremmo trovare una metodologia di lavoro esportabile nei villaggi perché non ci accontentiamo di avere l’acqua soltanto per noi. Proprio per questo propendiamo per la terza ipotesi che richiede un po’ più di tempo, anche perché non è poi così facile usare una perforatrice e la risoluzione della questione comporta spese notevoli e competenze. E allora abbiamo cominciato a studiare per capire che cosa troveremmo sottoterra in questa pianura alluvionale che è la Guinea Bissau. Abbiamo così scoperto, dai pochissimi studi reperibili, che dalle nostre parti dopo aver incontrato sabbia, ghiaia, lateriti, più o meno dure, e questo lo sapevamo perché arriviamo già a 30 metri di profondità, potresti incontrare scisti, calcari, gres, marne e chissà cos’altro.

Quando abbiamo cominciato ad informarci sulle perforatrici per pozzi i nostri interlocutori ci guardavano sorpresi e increduli di fronte alla nostra impudenza. Nel settore sono abituati a professionisti e non a improvvisati “scavatori” che non sanno da dove cominciare. Ma l’esperienza e l’entusiasmo ci insegnano che la volontà può fare tanto ed anche e soprattutto possono fare di più gli amici che si incontrano lungo la strada. Sarà così anche questa volta! E poi è “splendido” scoprire che si possono fare perforazioni a percussione o a rotazione, diretta o inversa, e che l’idrogeologia è importantissima se vuoi capire le dinamiche delle acque sotterranee.

Siamo anche riusciti a recuperare un vecchio lavoro sulla Guinea Bissau di due geologi italiani basato su 56 stratigrafie di altrettanti pozzi perforati dal 1950 al 1980. Questi pozzi però erano meno profondi dei nostri perché si fermavano ai 25-26 metri. Ma dalla pubblicazione abbiamo comunque appreso, tra l’altro, che la zona di Mansoa rientra nell'unità acquifera del Maestrichtiano, Oligocene, Paleocene e Eocene. Roba da oltre 60 milioni di anni. Scopriamo così un mondo a parte, affascinante, che devi cominciare a capire se, sulle tracce di Giulio Verne, vuoi dirigerti verso il centro della Terra.

Intanto, per non sbagliare, continuiamo a fare comunque i nostri pozzi e con la scorsa stagione di lavoro il loro numero è salito a 82. Quest’anno ne abbiamo scavati altri due a Mansoa, nei bairros Hospital e Luanda, raggiungendo così un totale di 19, e un terzo nella tabanca di Mambak. A Mansoa praticamente abbiamo dato acqua alla maggior parte degli abitanti della cittadina perlomeno fino a metà maggio. E parliamo di 8-10.000 persone. Niente male per una piccola organizzazione. Per una volta vogliamo essere autoreferenziali, anche se ci limitiamo, dopo avere osservato un poco snobisticamente che altri presenterebbero la cosa come un megaprogetto internazionale di cooperazione allo sviluppo, roba da milioni di euro, a ricordare che tutto ciò è stato fatto esclusivamente con l’autofinanziamento, ovvero i contributi che arrivano da soci ed amici e con dei costi più che contenuti.

Dunque, dicevamo che i problemi idrici non mancano in un Paese dove o c’è acqua eccessiva quando piove o estrema penuria quando non piove, dove quasi tutti i fiumi sono salmastri, mentre, dal punto di vista geomorfologico il territorio nazionale è essenzialmente piano con un'altitudine media che varia dai 40 agli 80 metri, così dicono i testi accademici. Ma a Mansoa siamo invece a 24 metri, misurati con l’altimetro. Noi, alla fin fine, dobbiamo però trovare per forza l’acqua perché, lo sanno tutti, se si può sopravvivere per un bel po’ senza mangiare, non lo si può fare senz’acqua. E questa verità vale per le persone, gli animali e i vegetali. Vale anche per il lavoro dei nostri amici di ABC GB e nei villaggi dove, in questo periodo, le donne stanno cominciando a pulire i terreni dei loro orti e a preparare i viveiros. Avranno l’acqua perlomeno fino a metà maggio, anche se loro finiranno prima di accudire pomodori e peperoni perché dovranno impegnarsi nel lavoro preparatorio della prossima stagione del cajù.

Già che stiamo diventando dei tecnici poco specializzati ci fa piacere “sfoggiare” un poco delle nostre competenze precisando che la falda acquifera, ovvero l’acqua che circola nel sottosuolo alla quale accediamo, è freatica, cioè accessibile con un pozzo che, nel nostro caso, essendo di grande diametro (1,25 mt), ha il vantaggio di svolgere contemporaneamente le funzioni di pozzo e di serbatoio di accumulo. Per questa ragione li chiamiamo pozzi-cisterna. Proprio dove siamo noi la linea piezometrica, il luogo dove la pressione dell’acqua è nulla, in questo periodo (si abbasserà poi pian piano fino a svuotare i pozzi) è praticamente 30-40 centimetri sotto di noi. Come dire che galleggiamo su una grande pozzanghera. Il problema è che, quando finiscono le piogge e tu continui ad attingere dai pozzi-cisterna, il liquido che risiede nei terreni superficiali e che finisce nei “fori” si sposta e lascia spazio all’avanzare dell’acqua salata del rio Mansoa che, lentamente ma inesorabilmente, arriva. Noi, anche se galleggiamo sulle acque di una pianura alluvionale di decine di milioni di anni, pensiero che ci lascia sgomenti, continuiamo a dormire sonni abbastanza tranquilli perché, quando siamo in Guinea Bissau, passiamo la maggior parte del tempo chiusi nel nostro “hangar” di ferro costruito su una zattera di cemento e così, quando la sera ti chiudi dentro e sei immerso nel deserto delle risaie locali, sembra di navigare in una palude di solitudine. Meno male che la notte ci fa compagnia il russare della guardia che si prende cura della nostra sicurezza.


   
© 2006 Associazione A,B,C, solidarietà e pace - Onlus