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Burkina Faso - A scuola nel quartiere di Belleville con ABC

06/04/2014 - 18.19:   Belleville è un quartiere periferico di Ouagadougou, la capitale della Repubblica del Burkina Faso, dove ABC sostiene il lavoro del salesiano Padre Matthieu M. Hounnake. "Fino a poco tempo fa - scrive Matthieu, che ha sostituito padre Alberto tornato in missione nel suo Paese, il Congo - gli abitanti di questo quartiere vivevano delle misere risorse che provenivano dal lavoro agricolo negli orti di sopravvivenza, ma da quando la politica di urbanizzazione del governo si è estesa alle periferie della città con la lottizzazione di molte aree ex agricole, gli abitanti sono stati privati della possibilità di continuare a coltivare i loro piccoli appezzamenti". In pochi anni, dunque, le loro possibilità alimentari sono state annullate ed anche il piccolo reddito che riuscivano ad avere con la commercializzazione delle eccedenze vendute nel centro di Ouagadougou.

Vale forse la pena di ricordare che Belleville, dove tutti vivono in case fatiscenti costruite con mattoni di fango, è cresciuta secondo i meccanismi che si ripetono in tutte le grandi città: arrivo delle famiglie nelle zone periferiche, costruzione di piccole e povere case su di un terreno con la speranza che, al momento della lottizzazione, venga loro attribuito in proprietà, ovvero legalizzato. Ma non sempre le cose vanno così e, quindi, le famiglie di Belleville si sono ritrovate a sopravvivere, ormai senza terra, con la fabbricazione di mattoni, raccogliendo sabbia, riparando il riparabile, tessendo stoffe tradizionali, vendendo per le strade della città frutta e verdura. Insomma, l'economia informale basata quasi sempre sul baratto.

Per quel che riguarda le attività scolastiche, Belleville, spiega padre Matthieu, "è caratterizzata dall'assenza di scuole pubbliche, le più accessibili dal punto di vista economico. Infatti, le poche scuole che esistono nella zona sono private e costose, al di là delle possibilità economiche delle famiglie. Ma anche nelle scuole pubbliche non è facile entrare in quanto il governo ne regolamenta l'accesso attraverso un sistema di selezione che lascia fuori la maggior parte dei bambini condannandoli all'analfabetismo o ad iscriversi nelle scuole private".

Andando in giro nelle povere case del quartiere capita così di trovarle piene di bambini e adolescenti che non frequentano la scuola e se ne stanno "in giro", a volte dedicandosi alla raccolta per le strade di quel che possono poi rivendere. I più volenterosi passano da una casa all'altra per cercare un lavoro qualsiasi per riuscire a guadagnare il necessario per pagarsi il corso scolastico serale. "Esistono infatti - spiega Matthieu - dei corsi scolastici, con 'prezzi scontati' che si svolgono dopo il tramonto e che, invece delle 6 ore di lezione della scuola normale, si svolgono di sera per tre ore". Certo, le difficoltà non mancano ed è bene ricordare che a Belleville non c'è elettricità e quando il sole tramonta si può studiare soltanto alla luce di qualche candela o torcia elettrica. E padre Matthieu osserva amaramente: "Molti ci chiedono di poter venire al Centro don Bosco per poter studiare, ma in realtà, non abbiamo ancora le infrastrutture necessarie ad accoglierli (sale di studio con la corrente elettrica, con lavagne e magari una piccola biblioteca)".

"C'è anche da ricordare - continua Matthieu - che la formazione professionale è poco sviluppata a Ouagadougou, e lo è ancor di meno nella zona dove viviamo noi. Questo fa sì che quando un ragazzo non riesce ad andare bene a scuola ha pochissime possibilità di orientarsi verso il mondo del lavoro perché le scuole professionali dello Stato richiedono un buon livello di scolarizzazione e, comunque, sono tanto costose da escludere i poveri".

Insomma, "la conseguenza di questa difficile situazione è che un gran numero di ragazzini resta a casa. E quando - dice - visito il quartiere e chiedo ai piccoli e ai più grandicelli perché non sono a scuola, dopo la giustificabile reticenza, iniziale, mi spiegano che non hanno potuto cominciare la scuola perché i loro genitori non hanno trovato il denaro per mandarceli". "E così si capisce meglio ora perché abbiamo - conclude Matthieu - una 'lista di attesa' con 45 richieste di aiuto che, speriamo, si potranno presto aggiungere ai 40 alunni già sostenuti dagli amici di ABC Onlus".


   
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