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Italia - Il “nostro” 5 per mille è diminuito!

20/05/2014 - 5.20:   Il lavoro è fatto di cose che si ripetono, più o meno importanti, più o meno noiose. Parliamo, naturalmente, di quel che facciamo noi che, a volte, abbiamo difficoltà a riempire queste pagine senza ripeterci. Ogni anno, ad esempio, ci ritroviamo a raccontare del 5 per mille, anche se stavolta dobbiamo dar conto di una sconfitta. Infatti, secondo i dati pubblicati recentemente dall'Agenzia delle Entrate, relativi alla dichiarazione dei redditi del 2012, il 5 per mille ci ha assegnato 17.584,63 euro, corrispettivo di 451 firme a favore di "A, B, C". Si tratta, se guardiamo all’anno precedente, il 2011, di una diminuzione di 110 scelte e di 3.322,75 euro. Sono numeri per noi consistenti, ma non possiamo farci niente. Possiamo soltanto sperare che questo esito rientri nella fisiologia di un'alternanza di risultati che nel 2008 ci ha assegnato 578 scelte e 24.592 euro, nel 2009 n. 551 (22.651), 2010 n. 525 (19.343), nel 2011 n. 561 (20.907) e infine n. 451(17.584).

Sarà forse meglio aspettare il prossimo anno per vedere quel che capita, anche perché sembrerebbe che, con l’eccezione dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro e della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, tutte le associazioni, grandi e piccole, hanno avuto una diminuzione di scelte ed importi. Ci asteniamo da osservazioni sugli altri per non rischiare di apparire invidiosi... anche se un poco lo siamo! Per dirla tutta siamo anche un poco delusi, ma non vogliamo dare colpe ad alcuno, nè tantomeno assumercene. Vale la pena, comunque, tentare di lavorare sempre meglio! Ed è quello che faremo con coerenza mantenendo il nostro piccolo privilegio: continuare con la stessa metodologia di lavoro basata sulla serietà e sulla trasparenza, anche se poco redditizia perché non supportata da una comunicazione “sparata”.

Per chi fosse interessato all’argomento possiamo aggiungere che per le Associazioni di volontariato troviamo ai primi 3 posti Emergency, Medici Senza Frontiere e AIRC. Seguono UNICEF, AIL, ACLI, AUSER e Lega del Filo d’oro. Per gli enti della ricerca scientifica e dell’università, ammessi al beneficio dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, troviamo al primo posto l’AIRC, seguita dalla Fondazione Italiana Sclerosi Multipla e dalla Fondazione Veronesi. Per gli Enti di Ricerca Sanitaria troviamo al primo posto AIRC seguita dalla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul cancro e da Fondazione San Raffaele.Infine, tra i comuni beneficiari del 5×1000 troviamo Roma al primo posto seguita da Milano e Torino con cifre più contenute.

Il sociologo Giovanni Moro nel suo saggio dal provocatorio titolo “Contro il non profit” rileva che “alcune associazioni emergono nello spietato mercato della raccolta fondi” e primeggiano, naturalmente, quelle “più note e con le migliori strategie di marketing e comunicazione" insieme alle quali, e i dati gli danno ragione, ci sono quelle che godono di un vantaggio - anche se indiretto - grazie ai Caf dei sindacati (come l’Auser con la Cgil), o delle Acli e del Movimento Cristiano Lavoratori e altre.

Per il professor Moro “queste distorsioni sono inevitabili in un universo intrinsecamente eterogeneo come quello del non-profit o terzo settore, che nel nostro Paese è ormai arrivato a contare oltre 300mila organizzazioni, diversissime tra loro in termini di effettiva ‘utilità sociale’, nel quale molti attori sfruttano l’alone di benemerenza di cui questo variegato mondo gode per merito della sua parte più nobile”. Insomma, quella che, e noi ne facciamo parte, semina bene, ma raccoglie male. Anzi, sarebbe meglio dire che raccolgono gli altri! Il problema vero, secondo Moro, non sono tanto le modalità di fundraising di certe organizzazioni, spesso comunque meritevoli per la loro funzione sociale, quanto la sempre più massiccia presenza nel “magma” indistinto del terzo settore di realtà che hanno ben poco a che fare con la solidarietà. “Sempre più spesso troviamo nel non-profit normalissime attività imprenditoriali private che indossano questa veste solo per ragioni di convenienza fiscale: bar, pub, sale giochi, ristoranti, agriturismi, discoteche, agenzie di viaggio, centri fitness, circoli sportivi esclusivi (riteniamo che Moro usi l’aggettivo per non avere complicazioni, ndr.), fino alle università o alle case di cura private per ricchi. Se c’è chi si approfitta della situazione la colpa è anche di chi ha dato vita a questo mostro logico e burocratico, a questa non-cosa in cui può rientrare di tutto e di più, purché sia soddisfatta la formalità burocratica, senza badare alla sostanza, all’effettiva utilità sociale dell’attività svolta. Sarebbe ora di operare delle sane distinzioni”. Condividiamo!


   
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