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Guinea Bissau - Quel che capita nel Paese!

23/05/2014 - 9.58:   Quel che capita in Guinea Bissau lo si può sintetizzare in una parola: incertezza. Premesso che il vero potere attualmente è sempre nella mani dei militari autori di un ultimo colpo di stato che risale all'aprile 2012 e che gli stessi sono i principali artefici del traffico internazionale di droga che imperversa nel Paese dell’Africa Occidentale, il 13 aprile in questa ex colonia portoghese di un milione e 600.000 abitanti si sono svolte le elezioni. Nelle intenzioni dell’Onu e dei mediatori dell’Africa Occidentale il voto doveva porre fine alla “transizione”, cominciata dopo l’ultimo golpe, e consentire di ripristinare “l’ordine costituzionale”. Nelle elezioni il Partito africano per l’indipendenza di Guinea e Capo Verde (Paigc), ex movimento della liberazione divenuto prima forza politica dopo il 1975, ha ottenuto la maggioranza dei seggi in parlamento. Il suo capolista, Domingos Simoes Pereira, è diventato dunque primo ministro, mentre è stato necessario ricorrere al ballottaggio per la scelta del presidente della Repubblica. Infatti, José Mario Vaz, del PAIGC, ha ottenuto il 40,98% dei voti e Nuno Gomes Nabiam il 25,14. Il ballottaggio, che si è svolto il 18 maggio con la partecipazione di 776.000 aventi diritto al voto e sotto il controllo di polizia e osservatori internazionali, è stato vinto da José Mario Vaz (chiamato con l’acronimo Jomav) con il 61,9% dei voti, mentre il suo avversario, Nuno Gomes Nabiam, indipendente sostenuto dal Partito del rinnovamento sociale e da altre 14 formazioni politiche, ha avuto il 38,1% dei suffragi.

Evviva, finalmente il ritorno alla democrazia! Abbiamo pensato. E, invece, incertezza e preoccupazione si sono riaffacciate immediatamente perché Nuno Gomes Nabiam, lo sconfitto, ha respinto i risultati delle elezioni presidenziali dicendo: “Non accetterò il risultato perché i dati che ho raccolto in quattro delle otto regioni del Paese sono differenti da quelli annunciati dalla Commissione Nazionale delle Elezioni”. A questo punto occorre ricordare che Nabiam era il favorito dai comandi militari autori del golpe di due anni fa e che nella campagna elettorale aveva promesso di “accettare i risultati”. Il timore ora è che le sue parole siano la premessa ad un nuovo intervento militare. Ma è del tutto inutile fare pronostici e diciamo semplicemente che è in gioco la sopravvivenza della Guinea Bissau e del suo popolo.


   
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