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Guinea Bissau - Prima o poi avremo l’acqua per l’orticoltura

21/12/2014 - 18.10:   Lo scorso ottobre, a Bissau, abbiamo chiesto all'ASCOM, una società portoghese che si occupa di perforazione pozzi, un preventivo per un "furo" da fare sul terreno di ABC a Mansoa. Ci siamo messi seduti con l'amico che si occupa della cosa ed é uscita fuori l’idea precisa di quel che costa scavare un pozzo di 180 metri (questa sarebbe la profondità da raggiungere nella zona per trovare l'acqua): prezzo finale 20.321.940 Franchi CFA, ovvero 31.121 euro già con lo “sconto”. Troppi per noi. L'amico Mario, questo il nome dell'uomo dell'ASCOM, portoghese e non italiano, al quale abbiamo chiesto delle informazioni, ci ha spiegato che una volta fatto il pozzo non sarebbe necessaria alcuna manutenzione, che la pompa nel pozzo sarebbe commisurata all'acqua della quale avremmo bisogno, che l'acqua di Mansoa é troppo piena di ferro per essere buona da bere, che non finiremmo in una vena d'acqua salata e che non ci sarebbero infiltrazioni saline successive. Noi siamo un poco diffidenti e, quindi, non credendo ciecamente a queste parole abbiamo valutato, in sede di Consiglio direttivo, che non fosse opportuno rischiare una cifra cosí elevata senza le certezze assolute che nessuno ci puó dare. E allora? Tutti i nostri amici di ABC GB hanno pensato a un "reservatório", come lo chiamano loro. Lo, o li, si potrebbe scavare a ridosso degli hangar e lí dentro potrebbe finire l'acqua che la stagione delle piogge riversa sui tetti delle due strutture costruite. La superficie totale dei tetti é di circa 670 metri quadrati e se consideriamo che la piovosità media in Guinea Bissau si aggira intorno ai 1.300 mm vuol dire che sulle chapas di zinco, nel 2015, si abbatteranno circa 1.300 litri di pioggia ogni metro quadrato, ovvero qualcosa come 870.000 litri d'acqua. Questa quantità sarebbe più che sufficiente all'irrigazione di tutte le serre durante i 120 giorni di periodo secco. E così, per ora, accantoniamo anche l'idea di acquistare una perforatrice da portare in Guinea Bissau, costa troppo, non riusciamo a trovare le competenze e i materiali necessari. Nel futuro si vedrà. Ricominciamo con la storia della ricottina alla quale ogni tanto ricorriamo? No, quella dei “reservatóri” ci sembra l'unica strada percorribile e alla portata delle attuali risorse finanziarie di ABC per risolvere definitivamente la penuria d'acqua. Sicuramente molto meno costosa del pozzo di 180 metri. Peraltro buona parte dell'agricoltura in Capo Verde e in altri Paesi dell'Africa va avanti cosí. Purtroppo anche quest'anno, oltre ai soliti problemi organizzativi e di pianificazione del lavoro che lentamente, tra riflessioni, discussioni e urla, cominciano a diminuire, la mancanza d'acqua ha ostacolato non poco il lavoro. Oltretutto la stagione delle piogge é iniziata in ritardo, a fine luglio, causando una serie di problemi a noi e anche a tutto il resto degli agricoltori locali, soprattutto ai risicoltori. E proprio per il ritardo nell’inizio delle piogge le donne, che devono seguire con gli uomini i tempi produttivi della risaia, hanno cominciato tardi il loro lavoro negli orti, slittato a novembre.

Comunque nelle serre di ABC GB a Mansoa ad ottobre c'é stata una discreta produzione di pomodori e peperoni ed anche una loro rapida commercializzazione. Le entrate, rispetto al passato, sono state discrete e confidiamo nel loro aumento progressivo: la vendita scontata di sementi alle donne é andata bene e continuano le polverizzazioni gratuite dei loro campi e anche l'escavazione dei pozzi, 8 quest'anno, ha contribuito a fare arrivare alle casse dell'associazione locale un poco di denaro (adesso sono 91 i pozzi scavati).

In Guinea Bissau abbiamo degli amici che ci vengono a visitare con dei giovani per mostrargli il lavoro di ABC GB: le serre con i pomodori durante la stagione delle piogge, l'officina, le serre costruite, i macchinari e i materiali. Sotto molti aspetti siamo divenuti un "esempio". Ci diàono che abbiamo raggiunto dei buoni risultati, ma sempre rispondiamo che non é vero e che se vogliamo migliorare dobbiamo essere sempre esigenti e critici con noi stessi. Non possono essere sufficienti i complimenti per dichiararci soddisfatti, occorre molto di più. Serve, soprattutto, la constatazione che i nostri amici di ABC GB abbiano raggiunto la capacità organizzativa necessaria e la volontà per andare avanti correttamente, stabilendo le priorità, cercando le alternative quando incontrano problemi, studiando le cose che si devono fare. Sempre e comunque senza restare paralizzatti di fronte agli eventi o limitandosi all’ordinario quotidiano.

Ad esempio, vorremmo proporre loro, per quanto riguarda il lavoro dei pozzi, di capire meglio se i pozzi che facciamo sono costruiti bene e, soprattutto, se la loro acqua sia biologicamente pulita. Continuiamo ad essere convinti che la qualità dei pozzi cementati che facciamo sia di gran lunga superiore a quella dei pozzi tradizionali, ma ci vuole poco! Vorremmo, invece, capire, con delle analisi mirate che speriamo si possano presto fare, se ci siano delle contaminazioni fecali. Di solito, nei villaggi, i pozzi li costruiamo lontani dalle latrine, ma a Mansoa, dove ne abbiamo scavati un bel po' e dove non esistono fognature, non si può evitare la vicinanza delle latrine, anche se a favore della possibilità che i pozzi non siano contaminati c'è la loro profondità, 25-30 metri. Lo dobbiamo fare perché concordiamo con la valutazione del sig. Adriano Bordalo e Sá, un professore di idrobiologia dell'università di Porto (Portogallo), il quale, dopo aver analizzato dal 2006 al 2013 più di 300 pozzi, ha affermato che in un Paese, la Guinea Bissau, “dove 4 persone su 5 non hanno accesso alla rete distributiva dell'acqua, proliferano malattie legate all'inquinamento dell'acqua dei pozzi, spesso anche mortali”. E se la prende, non a torto, con i grandi organismi che, invece di investire nell'escavazione di pozzi artesiani che raggiungano in profondità, a 600-800 metri, le ricche e pulite falde acquifere, si accontentano di disperdere il denaro in mille irrilevanti e inconcludenti rivoli. Insomma, si ricorre sempre agli aiuti di emergenza senza arrivare mai in fondo alle cose e alla soluzione dei problemi. Ma questa osservazione é valida non soltanto per l’acqua, lo é per la salute, per la scuola e così via. Ad esempio si pensi, sempre a proposito d’acqua e mischiando le carte, che la maggior parte dei piccoli ospedali dove le donne partoriscono e si fanno dei piccoli interventi chirurgici non hanno l’acqua canalizzata e, non a caso, la Guinea Bissau é uno dei Paesi con il più alto tasso di mortalità di gravide e partorienti al mondo. Per non parlare, appunto, della mortalità infantile che presenta uno scenario terrificante: il tasso di mortalità infantile in Guinea Bissau é da 120 a 243 ogni mille nati (difficile la valutazione, specialmente nei villaggi dispersi sul territorio). In Mozambico é di 77 ogni mille e in Italia di 3 ogni mille. Fino a pochi anni fa in tutto il Paese c’erano soltanto cento medici.


   
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