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Abc Solidarietà e Pace

 
Bosnia-Serbia - Cari amici vi scriviamo...

25/05/2015 - 7.56:   Sono tre anni che è morto Vittorio Tranquilli, tra i fondatori e presidente per molti anni di ABC. I bambini ai quali portava le borse di studio lo chiamavano “Praded”, bisnonno. Non amiamo molto le celebrazioni, ma ci sembra giusto richiamare all’attenzione dei tanti amici che lo hanno conosciuto il suo impegno a favore di centinaia di giovani alunni, rifugiati, malati. Neanche lui amava più di tanto la retorica e allora limitiamoci a salutarlo e ad andare avanti dicendo che, voi, cari amici soci, sapete che per come sono impostati i progetti in Serbia e Bosnia le nostre informazioni sugli affidati sono limitate. Infatti, possiamo semplicemente dire che consegniamo le borse di studio, che questo denaro viene usato dalle famiglie per pagare l'affitto, luce, gas, alimenti, scuola e che, a volte, si stabilisce un contatto diretto, attraverso la corrispondenza, tra gli affidati e gli amici italiani che li aiutano. Noi, di solito, provvediamo, con l'aiuto prezioso di alcuni volontari che non finiremo mai di ringraziare, alla loro traduzione e all'inoltro. Qui, semplificando, finisce il nostro compito, ma, attraverso le lettere e quel che vediamo e sentiamo durante il viaggio che facciamo tutti gli anni per consegnare le borse di studio, riusciamo ad avere la percezione abbastanza precisa di quel che capita da quelle parti.

Non sono cose buone e a maggior ragione dispiace dover ammettere che dopo 15 anni, chiusi nel 2014 i progetti di Belgrado e Novi Sad, quest'anno finiranno quelli di Nis, all'Elektronska Industrija e nella scuola di Nisba Banja.E' però doveroso aggiungere che mai abbiamo chiuso i progetti in modo traumatico. Lo abbiamo fatto assecondando la diminuzione progressiva dei ragazzi affidati per aver completato il ciclo scolastico o aver compiuto i 18 anni.

Per chiarire meglio la situazione, anche dal punto di vista del denaro delle borse di studio che portiamo, vorremmo ricordare che il loro totale annuale è attualmente di circa 50.000 euro, ma che ogni anno ABC consegna sempre 8-10.000 euro in più di quelli effettivamente entrati, senza riuscire peraltro a recuperare le quote mancanti. Insomma, tutti i giovani inseriti nei progetti, ricevono, sempre e comunque, le loro borse di studio, anche se questa modalità di lavorare ha contribuito a creare il disavanzo di gestione del Bilancio 2014 pari a circa 38.395 euro. Ma continueremo così, utilizzando il fondo microinterventi, fin quando sarà possibile. Nonostante queste difficoltà resta l’orgoglio, soprattutto dei soci, di aver sostenuto a lungo popolazioni in difficoltà.

Qualche numero? Nei progetti di Bosnia e Serbia sono transitati più di 1.200 giovani (per un totale, incluse le loro famiglie, di ben 5-6.000 persone), mentre le borse di studio consegnate sono state più di 70.000, mentre l’equivalente in euro è di 366.206 per la Bosnia e di 1.414.214 per la Serbia. Non male per una piccola associazione come la nostra.Ma è meglio precisare che, anche se ci capita di parlare del passato, non viviamo di ricordi perché continuiamo, nonostante oggettive difficoltà, a portare le borse di studio ai giovani serbi, anche se esse sono diminuite perché i Sostegni a Distanza (con le relative borse di studio) sono diminuiti dai 700 del 2001 agli attuali 150, con la tendenza a diminuire ancora.

Per abitudine mentale noi siamo abituati ad analizzare le informazioni che leggiamo su Bosnia e Serbia sulla base dei collegamenti che possiamo fare con i nostri progetti, ancora aperti o quelli ormai chiusi.E così, quando sentiamo che la Serbia si trova al primo posto tra i paesi europei per il tasso di mortalità per tumori, in crescita ogni anno in media del 2,5 %, e che nel 2014 il numero delle neoplasie di nuova manifestazione, su un milione di abitanti, sarà 2,8 volte più alto rispetto alla media mondiale, non possiamo non imputare questa cosa alle 15 tonnellate di urario impoverito che finirono sul territorio serbo con i bombardamenti del marzo-giugno 1999, ci viene in mente il progetto “Pancevo chiama Italia” con il quale riuscimmo a dotare il laboratorio d’igiene ambientale della cittadina del Banato del Sud di sofisticate e nuove apparecchiature (cappa aspirante, spettrofotometro, materiali di consumo, ecc.). L’allora dirigente del laboratorio dott.ssa Tanaskovic ne fu, ovviamente, felicissima e promise che ci avrebbe inviato una relazione annuale sugli esiti delle analisi che sarebbe stato possibile fare grazie a noi di acqua, suolo e aria. La promessa fu mantenuta soltanto il primo anno e poi più niente.

Quando poi ci capita di leggere sulla Fiat di Kragujevac pensiamo subito alle centinaia dei giovani figli degli operai e delle operaie della fabbrica bombardata che erano restati senza lavoro. Temendo forse di perdere l’aiuto dei sostenitori italiani i nostri amici sindacalisti locali ­­ rifiutano ostinatamente di riconoscere che le cose nella loro città vanno meglio da quando è arrivata la Fiat. Continuano a dire che gli operai sono sfruttati, e questo è vero, ma non possono negare che adesso ci sono 3.000 giovani che lavorano, senza parlare poi dell’indotto che sta creando molti altri posti di lavoro. Peraltro è chiaro che la Fiat, poi FAS (Fiat Auto Serbia) e ora FCS (Fiat Crysler Serbia), è lì per guadagnare e, se pensiamo alla strategia di usare la Serbia come chiave di accesso ai mercati dell’Europa Orientale, sembra che i dirigenti abbiano indovinato. Infatti, la Russia sta per aprire le porte all'importazione del nuovo modello della 500 (export in duty free, ovvero senza le imposte locali sulle cose vendute, dalla Serbia)..

Nonostante le poche note positive la Serbia continua però ad avere il salario medio più basso tra tutti i paesi della ex Jugoslavia, anche della stessa Bosnia, che dal punto di vista occupazionale e sociale sta messa molto peggio. Infatti, il salario medio è di 326,42 euro (che corrispondono a circa 38.000 dinari), mentre in Bosnia è di 423,35 euro. Se si tiene conto di quel che ci hanno raccontato lo scorso ottobre i nostri amici di Nis questi soldi non bastano. Infatti, con poco più di 800 dinari si possono comprare un chilogrammo di pane, di zucchero e di sale, un kg di carne di maiale, uno di mele e uno di verza. E poi c’è tutto il resto acqua, luce, gas o carbone, affitto, spese scolastiche e spese sanitarie.

Ma se in Serbia si rischia di morire di fame in­­ Bosnia si rischia di morire di fame e di saltare su qualche mina antiuomo. Infatti, dalla fine della guerra (1992-95) sono stati 603 i morti civili in seguito all’esplosione di questi ordigni disseminati in circa 19.000 ­campi minati censiti. La questione sminamento, che doveva concludersi nel 2009, durerà invece perlomeno fino al 2019 dando lavoro e morte a moltissimi giovani, circa 2.000. Infatti, sono tanti i ragazzi che si sono regolarmente registrati e, dopo aver preso il “patentino”, si sono messi a fare il mestiere di sminatore per 700 euro al mese. Sanno di poter morire, e finora ne sono già morti 47, ma sanno anche di poter contare su un buon salario per un periodo piuttosto prolungato. Questa è la realtà locale e, a causa della drammatica situazione del Paese, con il 59% di disoccupazione giovanile, si sta verificando un vero proprio esodo, dagli esiti drammatici. Migliaia di giovani se ne vanno in Germania, Austria, Svizzera, Svezia, e si tratta di medici, infermieri, ingegneri, sostenuti, paradossolamente, anche dalle istituzioni di Sarajevo che hanno sottoscritto diversi accordi per gevolare questa migrazione. E così nel solo 2014 circa 1.700 bosniaci hanno trovato lavoro in Slovenia e un migliaio in Austria. Per le autorità bosniache non sembra una priorità trattenere i migliori specialisti nel Paese, anche se nella formazione sono stati spesi milioni di euro. Ad esempio, nel maggio 2013, le agenzie del lavoro della Germania e della Bosnia hanno sottoscritto un accordo per l’assunzione di personale medico per l'assistenza a domicilio. Per partire e andare a lavorare in Germania bastava aver terminato la Facoltà di Medicina e parlare correttamente l'inglese. Siniša Veselinović, dell’Agenzia per l'impiego bosniaca, precisa che quest'accordo garantiva un salario iniziale di 1.900 euro lordi per il primo anno, che salivano poi a 2000 dopo aver passato un esame di abilitazione per l'aiuto a domicilio. Per capire meglio è necessario precisare che in Bosnia un medico guadagna circa 650 euro.

Insomma, a 16 anni dalla guerra, si può dire che le vostre borse di studio siano sempre più importanti per questa povera gente.


   
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