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Guinea Bissau - Non si finisce mai di imparare

02/12/2015 - 4.52:   Lo scorso marzo l’ambasciata d’Australia di Lisbona ha scritto ad ABC GB, via e-mail naturalmente, spiegando che se non avessero inviato tutte le fatture con valore legale delle spese sostenute per la realizzazione del pozzo e della recinzione del liceo di Mansoa avrebbero (o avremmo) dovuto restituire il denaro ricevuto per i progetti. Visto che avevamo collaborato con i nostri amici a definire e presentare i progetti finanziati, ci siamo allora fatti carico, concordando il tutto con loro, di rispondere all’ambasciata spiegando, tanto più che palesemente non conoscevano la realtà sociale ed economica de­­lla Guinea Bissau, le difficoltà ad avere la documentazione richiesta. In Guinea Bissau buona parte dell’economia è informale e le fatture legali si possono avere soltanto comprando in pochi negozi, mentre per la maggior parte degli acquisti, su richiesta, viene rilasciata una specie di ricevuta insignificante e palesemente non regolare dal punto di vista contabile e “legale”. Spiegammo anche che gli scavatori dei pozzi e i muratori, così come il fabbro artefice della chiusura in ferro del pozzo, non sono professionisti organizzati e, quasi tutti, non sanno neanche leggere e scrivere figurarsi se erano in possesso della locale partita IVA (IBGE). Le ricevute da loro redatte con il nostro aiuto, ma questo lo avevamo spiegato nel presentare i progetti, era quel che potevamo inviare come documentazione insieme, però, a centinaia di foto e riprese del lavoro fatto. Ingenuamente aggiungevamo che avevamo fatto la scelta di dire la verità piuttosto che farci fare, come capita spessissimo alle ONG locali, e non solo in Guinea Bissau, delle fatture false da qualcuno, magari pagando un piccolo sovrapprezzo. Raccontavamo, infine, delle difficoltà di comunicazione perché a Mansoa internet non funziona e per ricevere e spedire una semplice e-mail era, ed è, necessario andare a Bissau, a 65 chilometri di distanza. Le spiegazioni addotte furono accettate.

A giugno, allora, pieni di speranza, ripresentammo un nuovo progetto per l’escavazione di un altro pozzo. Passata la prima fase di selezione, alla seconda fase, peraltro costringendo tutti a compilare un formulario on line complesso e articolato (tanto da richiedere, da parte dell’ambasciata delle precisazioni generali per chiarire alcune cose poco comprensibili), ci è però arrivata la bocciatura perché troppo numerosi i progetti presentati.

Giacché le esperienze del passato di hanno reso sospettosi, abbiamo collegato la bocciatura alla nostra impostazione di lavoro e abbiamo concluso che la correttezza, la trasparenza e la precisione non pagano. Se vuoi avere successo devi più o meno saper mentire. Lo sapevamo già, ma ci eravamo illusi che gli amici anglosassoni fossero diversi. Nient’affatto perché esiste, per loro come per tutti gli altri, soltanto la legge dei grandi numeri: ho un budget (finanziamenti alla cooperazione) da spendere e lo faccio, comunque sia, cercando di risparmiare sul tempo e sul personale. Quindi, non posso verificare seriamente i progetti presentati, piuttosto fare riferimento soltanto a regole rigide, spesso ottuse, che non mi costringano a pensare, ad essere serio, a valutare serenamente i risultati dei progetti realizzati. Tutto il mondo è paese e sicuramente facciamo male noi ad essere delusi!

Un poco di ottimismo ce l’ha restituito la Chiesta Valdese che, a distanza di due anni da un progetto presentato, ci ha scritto chiedendoci la documentazione contabile. Noi avevamo considerato chiusa la cosa. L’equivoco, originato dal fatto che noi avevamo ritenuto bocciato il nostro progetto non avendo ricevuto risposta, è nato perché proprio in quel periodo l’ufficio progetti esteri della Chiesa Valdese decise di inserire on line tutti i risultati dei progetti finanziati dimenticando di scrivere alle associazioni che li avevano presentati spiegando questa cosa. Comunque, a distanza di due anni ci sono arrivati 10.000 euro destinati all’acquisto dell’impianto di microirrigazione che prendemmo, appunto, due anni fa. Grazie alla Chiesa Valdese

Le difficoltà le abbiamo anche nel trovare nuovi finanziatori per l’escavazione dei pozzi. Nella stagione 2014-2015, infatti, ne abbiamo scavati soltanto due raggiungendo il totale di 101 “fonti” scavate in 15 anni. Niente male se si considera quanto siano importanti questi manufatti in un Paese dove c’è penuria di acqua pulita. A Mansoa, per dirla tutta, i 16 pozzi costruiti da ABC danno acqua abbastanza pulita anche se non potabile (ma la bevono tutti senza conseguenze), a migliaia di cittadini i quali prima erano costretti a raccoglierla negli sporchi pozzi tradizionali o scavando delle buche nelle vicine risaie.

Certo, per scavare un pozzo oggi si spendono circa 2.000-2.500 euro (dipende dalla profondità), mentre noi, per non scoraggiare i finanziatori, chiediamo 1.200-1.300 euro. Ma attualmente anche queste cifre sono elevate e diventa sempre più difficile trovare qualcuno disposto a finanziarli.


   
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