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Burkina Faso - Belleville, ma che bel nome!

11/06/2016 - 9.50:   Belleville è il nome beneaugurante del quartiere di Ouagagougou dove è sorto il centro salesiano con il quale collabora ABC. Nella zona abitano qualche centinaio di famiglie. Tutti vivono in case fatiscenti, costruite con mattoni di fango cotti al sole. Come tanti altri quartieri della capitale Ouagadougou, Belleville si è sviluppata seguendo i meccanismi abituali di tutte le grandi città (comprese le nostre caratterizzate storicamente dagli abusi edilizi): costruzione di un piccola casa su di un terreno nella speranza che, al momento della lottizzazione e concessione da parte dello Stati, venga loro attribuito in proprietà. Ma accanto a queste famiglie povere e disperate ci sono anche gli speculatori che costruiscono, abusivamente, piccoli cubi che poi affittano. Aspettano anche loro il momento, che prima o poi arriverà, della legalizazione. L’economia di Belleville si basa sulla fabbricazione dei mattoni di fango cotti al sole, sulla raccola della sabbia necessaria a fabbricarli, sull’orticoltura di sopravvivenza, sull’”artigianato di servizio” (manutenzione degli oggetti tradizionali o anche riparazione di quelli meccanici, quasi esclusivamente moto e biciclette), sulla tessitura tradizionale e sulla confezione dell’abbigliamento.

Intorno a quest’economia di sopravvivenza si aggirano per la strada, tutto il giorno, le centinaia di bambini che non vanno a scuola e gli alunni quando le lezioni sono finite, alle 12 la mattina e alle 17 la sera. A volte bambini e giovani raccolgono roba vecchia, bottiglie di plastica, barattoli di alluminio, trasportano l’acqua, giocano tra di loro e vagano per il quartiere alla ricerca di un diversivo. Nelle realtà estremamente povere, è bene precisare, non ci sono neanche tante possibilità per queste attività marginali di riciclo perché si consuma poco e non si butta quasi mai niente!

In questo contesto l’”oratorio salesiano” è un’oasi dove bambini e giovani si ritrovano e dove hanno un’alternativa alla strada. A volte l’attività nell’oratorio li sottrae anche al lavoro precoce al quale sono sospinti dai genitori che spesso li mandano a chiedere l’elemosina al centro della capitale oppure, soprattutto le bambine, a servizio presso famiglie che si possono permettere di sfamare un’altra bocca in attesa di “essere date” o di “trovare” un uomo che si occuperà di loro, quasi sempre mogli precoci. Per quel che riguarda le attività scolastiche, Belleville, spiega padre Matthieu, "è caratterizzata dall'assenza di scuole pubbliche, le più accessibili dal punto di vista economico.

Infatti, le poche scuole che esistono nella zona sono private e costose, al di là delle possibilità economiche delle famiglie. Ma anche nelle scuole pubbliche non è facile entrare in quanto il governo ne regolamenta l'accesso attraverso un sistema di selezione che lascia fuori la maggior parte dei bambini condannandoli all'analfabetismo o ad iscriversi nelle scuole private" quando ne hanno la possibilità.

Andando in giro nelle povere case del quartiere capita così di trovarle piene di piccoli e adolescenti che non frequentano la scuola e se ne stanno "in giro". I più volenterosi passano da una casa all'altra per cercare un lavoro qualsiasi per riuscire a guadagnare il necessario per pagarsi il corso scolastico serale. "Esistono infatti - spiega Matthieu - dei corsi scolastici, con 'prezzi scontati', che si svolgono dopo il tramonto e che, invece delle 6 ore di lezione della scuola normale, si svolgono di sera per tre ore".

Certo, le difficoltà non mancano ed è bene ricordare che a Belleville non c'è elettricità e quando il sole tramonta si può studiare soltanto alla luce di qualche candela o di una torcia elettrica. E padre Matthieu osserva amaramente: "Molti ci chiedono di poter venire al Centro don Bosco per poter studiare, ma in realtà, non abbiamo ancora le infrastrutture necessarie ad accoglierli (sale di studio con la corrente elettrica, con lavagne e magari una piccola biblioteca)". "C'è anche da ricordare - continua Matthieu - che la formazione professionale è poco sviluppata a Ouagadougou, e lo è ancor di meno nella zona dove viviamo noi. Questo fa sì che un ragazzo che non riesce ad andare bene a scuola ha pochissime possibilità di orientarsi verso il mondo del lavoro perché le scuole professionali dello Stato richiedono un buon livello di scolarizzazione e, comunque, sono tanto costose da escludere i poveri".

Insomma, "la conseguenza di questa difficile situazione è che un gran numero di ragazzini resta a casa. E quando - dice - visito il quartiere e chiedo ai piccoli e ai più grandicelli perché non sono a scuola, dopo la giustificabile reticenza iniziale, mi spiegano che non hanno potuto cominciare la scuola perché i loro genitori non hanno trovato il denaro per mandarceli". "E così si capisce meglio ora perché abbiamo - conclude Matthieu - una 'lista di attesa' con 45 richieste di aiuto che, speriamo, si potranno presto aggiungere ai 40 alunni già sostenuti dagli amici di ABC Onlus".


   
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