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Haiti - La "komes" Beatrice

11/06/2016 - 15.57:   Natale è passato, ma questa piccola storia che voglio raccontare resta comunque bella perché si tratta della vita di Beatrice, 14 anni, venditrice ambulante, di quelle che tutto il giorno vanno per la città con in testa il loro piccolo “negozio” gridando per vendere le povere merci che trasportano. Beatrice a gran voce vuole vendere la sua merce: “due bicchieri di vetro per 50 gourdes" (meno di un euro. ndr.) ”.

Beatrice, come tante altre donne più grandi di lei, passa e si ferma tutti i giorni davanti al portone della nostra scuola e le sue grida si mischiano con quelle delle altre venditrici che sostano in attesa dell’entrata degli alunni e degli insegnanti nella speranza di guadagnare qualche cosa.

Ma Beatrice è diversa. Lei vive a 20 minuti dalla missione con due sorelle, un fratellino, la mamma, che definisce “pazza”, e la nonna con molti problemi fisici causati dal crollo della loro casetta distrutta dal terremoto del 12 gennaio 2010. Il papà ha abbandonato tutti qualche anno fa e tutte le donne di famiglia, prima di fermarsi nel nostro “quartiere”, vagarono per giorni, dormendo sotto le stelle, alla ricerca di un luogo dove fermarsi. Finalmente a Bellevlle occuparono una baracca miserabile dove vivono ancora. In questi anni è cambiato tutto per Beatrice e ora è lei, di fatto, il capofamiglia, anche se ancora bambina. Beatrice è diversa anche perché è la più giovane delle venditrici che vediamo tutti i giorni e per questo ha attirato la nostra attenzione. Beatrice dice che da tre anni fa la Komes (l’ambulante) e vende cose differenti a seconda dei saldi di magazzino che riesce a trovare e del periodo. “Adesso tocca ai bicchieri”, dice con orgoglio e con un bel sorriso.

Il tempo con lei è stato crudele ed è cresciuta troppo in fretta.

Gli dico che ho bisogno di qualche bicchiere, dispiega il suo cartone sul quale dispone tutta la merce. Per i trenta bicchieri che porta in giro chiede 20 euro e quando capisce che voglio prenderli tutti non riesce a contenere la sua gioia. In un minuto ha guadagnato quel che di solito riesce a racimolare in più di un mese di lavoro. Sorride e il suo sorriso mi conforta, dà speranza e fa dimenticare il male che spesso mi capita di incontrare. Lei, felice, torna a casa a prendere dell'altra merce e a portare il denaro guadagnato ai suoi cari, mentre io resto lì grato per la scintilla di fiducia che ha riacceso in me costringendomi ad apprezzare le piccole cose delle quali è colma la vita.

Maurizio da Port-au-Prince


   
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