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Bosnia/Serbia - Un viaggio più corto, dall'8 al 14 ottobre

09/11/2016 - 7.31:   Un bel po' di anni fa, quando cominciammo a portare le prime borse di studio in Bosnia e Serbia, il viaggio era molto lungo e angoscioso. Era appena finita una guerra rovinosa e avevamo a che fare con gente depressa, disperata, bisognosa di tutto, soprattutto di sentimenti per recuperare la fiducia negli altri persa nel dolore collettivo di una comunità che si sentiva tradita. Anche i luoghi che attraversavamo recavano i segni delle distruzioni provocate da una guerra di quattro anni e nella quale erano morte, tra soldati e civili, quasi centomila persone. Anzi, per la precisione, il Centro di ricerca e documentazione di Sarajevo ha censito 63.687 vittime bosgnacche (mussulmani), 24.216 serbe, 5.057 croate e 877 altre che non è dato sapere chi fossero, come se, specialmente per i "diretti interessati", questa distinzione avesse senso. Dunque, tante vite interrotte e un'eredità di risentimenti che ancora perdura, perché non è facile dimenticare e solo chi ha vissuto sulla pelle una guerra può, con il tempo e sempre che voglia farlo, rimuoverla. Infatti, c'è pure chi non vuole dimenticare e usa il rancore per alimentare i sentimenti negativi che ti fanno vedere il nemico in tutti e il pericolo in qualsiasi cosa.

Noi, nel 1999-2000, pensando di aiutare di più e meglio, andavamo ogni tre mesi a portare gli aiuti, ma si trattava un impegno impossibile da rispettare a lungo. Così cominciammo ad andare prima un paio di volte l'anno e, infine, una sola volta. Fummo costretti dalle circostanze, anche se le condizioni di vita della gente della quale voi e noi ci occupiamo non erano cambiate di molto. I poveracci erano tali nel passato e lo sono spesso ancora oggi. Ma è vero che ci sono stati dei cambiamenti: sono quasi scomparsi i rifugiati, che nei primi anni erano moltissimi, e le condizioni di vita generali sono comunque migliorate. Ma quel che è importante è che la guerra appare lontanissima e gli affanni della vita quotidiana hanno distratto i semplici e i buoni dai ricordi troppo cattivi. I semplici e i buoni, è vero, ma il fatto è che ci sono quelli complicati, quelli che hanno bisogno di odiare qualcosa e qualcuno, e così le situazioni diventano difficili e nazionalismi, regionalismi e la malintesa religione fanno capire che il peggio è sempre in agguato, specialmente in Bosnia che continua ad essere una polveriera.

Negli anni, dicevamo, siamo arrivati ad un solo viaggio l'anno ed anche l'itinerario è cambiato. Si è accorciato anche perché sono diminuiti i progetti, dagli originari 13 agli attuali 5. Nel passato, per evitare le difficoltà che si avevano subito dopo la guerra ai confini di Croazia e Slovenia, arrivavamo in Serbia attraverso l'Austria e l'Ungheria. Dopo aver attraversato parte della pianura ungherese, la Puszta, e lambito le sponde del lago Balaton scendevamo dal confine nella ex Jugoslavia, prossimi ormai alla prima tappa del viaggio, Backa Topola, che si incontra subito dopo Subotica. Oggi la cittadina della Vojvodina è l'ultima tappa dei nostri viaggi, ma ne vogliamo parlare prima stravolgendo un poco il tradizionale diario di viaggio.

Di solito si arrivava a Backa Topola nel pomeriggio e prima di andare a salutare Jelena Simovic, la "storica" amica direttrice della scuola "Nikola Tesla" che ci ospitava, facevamo una passeggiata lungo le stradine alberate intorno a casa sua. Dopo di lei, a dirigere la scuola, arrivò l'amico Vlade Grbic gioviale e colto personaggio che è stato per molti anni un riferimento per noi e una divertente compagnia. Con lui sempre cominciavamo la giornata di lavoro con un bicchierino di rakja e guai a rifiutarlo. Anche quest'anno il rito si è ripetuto ed ha un poco attenuato la tristezza del ritorno. Ormai con lui siamo di famiglia e così Vlade ci mostra, sul suo PC, le immagini del matrimonio della figlia. Naturalmente gli facciamo gli auguri e lui, dopo averci parlato un poco della vita difficile che tutti devono fare, ci racconta le difficoltà della scuola che a malapena riesce a pagare il gasolio necessario per il riscaldamento e critica il premier Vucic che promette tanto e mantiene poco. Anche gli stipendi, sottolinea, sono fermi a 400 euro per gli insegnanti e a 180 per il personale ausiliario della scuola.

La segreteria è troppo piccola e allora, anche se sono restati pochissimi alunni ai quali consegnare la borsa di studio, andiamo nel solito salone che con le sue dimensioni esalta l'esiguità delle presenze. Consegniamo quattro borse di studio ad altrettanti alunni, ma due di loro lasceranno la scuola quest'anno e ne resteranno altri due. Nel 2019 Backa Topola entrerà a far parte dei ricordi, tutti piacevoli. E' a loro che ci aggrappiamo a volte per riuscire a capire meglio quello che c'è capitato e il suo significato. A Backa Topola abbiamo fatto cose buone: sono stati quasi cento gli alunni aiutati e, inoltre, siamo riusciti ad avere un buon rapporto con gli ungheresi della scuola "Caki Lajos" e la sua direttrice Ida Toth. Caratteri difficili e diffidenti gli ungheresi presenti nella cittadina della Vojvodina, forti quasi tutti dell'appartenenza all'Alleanza degli Ungheresi di Vojvodina, un partito politico nato nel 1994 e che mantiene solidi rapporti con l'Unione Civica Ungherese, il partito dell'attuale premier ungherese Viktor Orbán che ormai in Europa tutti conoscono per le sue "intemperanze". Infatti, lui, ma anche tanti altri, è cambiato e dimentico della sua origine liberale e progressista, è diventato uomo di centrodestra manifestando idee e propositi non proprio benevoli, anche nei confronti della vicina Vojvodina. Magari, oltre a costruire muri per fermare gli immigrati, sarebbe anche capace di rivendicare qualche parte di territorio che un tempo apparteneva all'impero austro-ungarico? Un anacronismo sempre possibile nella "storia" ancora una volta irrazionale. Infatti, cosa c'è di più irrazionale della guerra? Eppure!

Andiamo a mangiare qualcosa con Vlade e nella piccola trattoria che sempre ci accoglie rivediamo con piacere la cameriera, una signora bionda con un bel sorriso che ci saluta affettuosamente. La sua figliola è stata una delle prime giovani ad entrare nel progetto ed ora è sposata ed ha una bambina che, presumibilmente, frequenterà anche lei, come aveva fatto la sua mamma, la scuola "Nikola Tesla". Queste considerazioni espresse a voce alta sono musica per le orecchie di Vlade che ha sempre paura di veder diminuire gli alunni della "sua" scuola. Lo sono anche per noi perché ci danno serenità e ci fanno apprezzare l'ineludibile circolarità della vita. Ma magari è soltanto la rakija che sta facendo effetto! Torniamo a casa e salutiamo Vlade: "ci vediamo il prossimo anno". Allunghiamo il percorso per dare un'occhiata ad un negozio incontrato lo scorso anno e dove ancora si vendono scarpe a rate.

Stiamo raccontando il viaggio al contrario, per non annoiare troppo con la solita impostazione. E per questo, dopo Backa Topola, dobbiamo dar conto del transito a Novi Sad. Grande città adagiata sulle rive del Danubio dove tre anni fa avevamo un progetto nella scuola "Svetozar Markovic Toza" ora chiuso. Arriviamo e la città ci avvolge con le sue strade che conosciamo molto poco. Giriamo a lungo per ricostruire l'itinerario e alla fine recuperiamo memoria del quadrante delimitato da due grandi strade: Bulevar Europe e Komelija Stankovica. Giungiamo alla meta dove abbiamo appuntamento con la signora Spasenija, mamma di Aleksandra, una bambina con molti problemi che ha bisogno di un ausilio troppo costoso per il bilancio familiare. Siamo qui in seguito ad una richiesta di aiuto arrivata per caso, un po' come tutte le cose che abbiamo fatto in tanti anni di attività. Si tratta di acquistare un ausilio terapeutico per questa giovane di dieci anni, importante per la sua riabilitazione che attualmente fa in una struttura privata per tre volte a settimana. I suoi genitori devono pagare 20 euro l'ora e le ore sono 3. Una cifra mensile molto alta, troppo alta per loro che hanno fatto la scelta di seguire Aleksandra, al contrario di tante altre famiglie con situazioni analoghe se si tiene conto che, in Serbia, l'80% dei bambini in "istituto" sono disabili. Aspettiamo la signora Spasenija e, invece, arriva il nonno della piccola il quale ci spiega che Aleksandra è ricoverata all'ospedale pediatrico della città per una crisi respiratoria improvvisa. Ci accompagna. Entriamo nel nosocomio.

Dieci anni, biondina con i capelli corti e i denti radi, tetraplegica, silente, con un ritardo mentale, senza controllo sugli sfinteri, con frequenti crisi epilettiche. Il tutto per colpa di una sofferenza perinatale. La piccola ci sorride. Sfiora il nostro volto con le labbra inaridite dall'ossigeno "costretto". Aleksandra non si è mai mossa durante la sua breve vita e, da quando è nata, è stata sempre assistita dalla mamma, anzi dalla supermamma, e da un papà che per sua fortuna ha almeno la distrazione del lavoro.

Scrutiamo il volto della donna e riconosciamo nei suoi occhi tutta la sua storia di sofferenza, di disperazione, di solitudine, di rabbia e di impotenza. Con chi te la puoi prendere? E così alla fine ti rassegni. Non tutti sono capaci di cogliere e condividere il dolore degli altri, sempre e comunque personale e sempre sommerso, sebbene manifestato. Noi a volte ci proviamo, ma per sopravvivere a questa infausta e ineludibile esigenza dobbiamo ricorrere a degli "ammortizzatori mentali" ripetendoci, come un mantra, un vecchio e cinico proverbio popolare: "i dolori sono come i soldi, chi li ha se li tiene" e, in una versione meno rozza, "a ciascuno il suo, nel bene e nel male". Consegniamo l'aiuto necessario per integrare l'acquisto del modello "Graziella", della MOTOmed, e andiamo via. Siamo pieni di rabbia e incavolati con il mondo.

Serve a poco, ma ti vogliamo bene sfortunata creatura. Torneremo! Ora riprendiamo il viaggio.

A Kragujevac arriviamo quasi sempre la sera tardi per poi, il mattino seguente, passare il ponte sul fiume Lepenica e salire le vecchie scale del palazzo in piazza Topolivaca 4. Una trentina di scalini scalcinati ed entriamo nel piccolo ufficio del sindacato autonomo. Rivediamo vecchi e nuovi amici. Rajka, storica mediatrice culturale e traduttrice che da quindici anni sostiene l'ufficio adozioni internazionali della "Zastava", non c'è. Lei è in Italia invitata al matrimonio tra una giovane, ex affidata a distanza, e il figlio del suo ex affidatario italiano. Ci sono invece Rajko e Gordana. La "Zastava Industrija" per molti anni è stata disponibile ad assecondare la solidarietà internazionale espressa da più parti verso i figlioli dei suoi ex operai rimasti senza lavoro e concedeva anche il grande salone delle riunioni dello storico edificio che incombe sulla piazza, con davanti i giardinetti e la statua al metalmeccanico che ogni anno che passa sembra sempre più incongruente. La vecchia struttura in stile impero asburgico ti faceva sentire, ed era questo il suo scopo, piccolo piccolo, quasi insignificante. I soffitti altissimi, i pavimenti di marmo policromo, grandi porte di legno massiccio... E poi... Ad un certo punto basta! Non si può più usare il salone. Meglio così, perché i venti Sostegni a Distanza restati, rispetto ai 150 del momento di "massimo splendore", si sarebbero persi nel grande salone delle riunioni. Invece nella stanzetta che ci accoglie per distribuire le quote ci sentiamo protetti. E' da molti anni che alcuni dei giovani presenti sono inseriti nel progetto e li conosciamo uno per uno, e così i loro genitori che salutiamo sempre volentieri. Loro pure ormai ci conoscono bene.

I nostri amici ci dicono che dopo tre settimane di ferie è ricominciata la produzione nella fabbrica "FCA" (Fiat Chrysler Automobiles) di Kragujevac. Infatti, a causa della ridotta domanda, era stato eliminato il terzo turno, mentre tra 700 e 750 operai hanno deciso di aderire al programma di dimissioni volontarie. Pessime notizie, ma alcune buone notizie sembrerebbero in arrivo: tutti sono contenti dell'annuncio sull'esportazione dei veicoli nel mercato dell'Unione Euroasiatica, a cominciare da Zoran Markovic, presidente del Sindacato indipendente FCA di Kraguejvac. Anche, Rajko, lui segretario "più piccolo", conferma: "La possibilità di mercati grandi ed aperti come quelli russo e kazako rappresentano indubbiamente un miglioramento e un progresso” e sono il mezzo per arrivare al mercato Euroasiatico formato da Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghistan.

Ma le cose, però, non sembrano andare molto bene per la FCA perché nel periodo tra gennaio e luglio 2016, il valore dei veicoli esportati è stato pari a circa 1,2 miliardi di euro e nel mese di luglio è calato a 132 milioni di euro, quindi del 40% rispetto a luglio del 2015. Nel luglio di quest’anno, si è verificato anche un calo del 7% nella produzione di veicoli a motore e rimorchi rispetto allo stesso mese dello scorso anno, e nei primi sette mesi un calo del 9% rispetto allo stesso periodo del 2015.

Ma, in generale, tutti questi dati sono da prendere con le molle perché non è facile capire i segnali contraddittori che provengono dalle notizie di carattere economico-finanziario e allora preferiamo ricorrere a dati certi, anche se non proprio confortanti, forniti dai ministeri competenti: la disoccupazione giovanile è al 36% e dal gennaio 2017 la retribuzione oraria minima sarà di 130 dinari. Il salario minimo crescerà dunque (e i sindacati dicono che sono tra i 300 e i 350 mila i lavoratori che lo percepiscono) a 22.620 dinari (ovvero,con il cambio a circa 123 dinari, a 174 euro). Comunque, Aleksandar Vulin, ministro del Lavoro, ha detto che la decisione del governo di procedere con l'aumento è stata resa possibile dal miglioramento della situazione economica del Paese. Sempre utile ricordare che con 174 euro una famiglia non ci vive, piuttosto, se è molto brava, potrebbe forse sopravvivere.

A Kragujevac eravamo arrivati dalla Bosnia passando per Nis per salutare amici e i parenti della nostra "storica" traduttrice Jovanka e di suo marito Silvio, che hanno una storia complicatissima alle spalle. Quando vogliamo scherzare con loro gli diciamo che sospettiamo di lei e la riteniamo una delle "spie" di Tito mandate in "giro" ad esportare le idee terzomondiste. Lei capitò ad Addis Abeba dove conobbe Silvio e... vissero felici e contenti, anche se a volte si accapigliano come tutte le coppie di questo mondo. Ma Jovanka è importante anche perché ci evita tutti gli anni le multe. Infatti, è molto convincente con i poliziotti i quali invariabilmente ci fermano per non aver rispettato i limiti di velocità e che, "commossi" da Jovanka, alla fine ci "graziano" facendoci pagare la multa senza arrestarci. Anche a Nis non resta nemmeno un progetto. Ne avevamo ben quattro, due nelle fabbriche Elektronska Industrija e Min-Fitip e altri due nelle scuole di Niska Banja e di Donja Vrezina. Siamo però sicuri che i poco meno di 300 giovani che hanno ricevuto le borse di studio per molti anni e le loro famiglie si ricorderanno degli amici italiani che li hanno aiutati nel periodo più difficile della loro vita.

Visegrad, Uzice, Ciaciak, Kraljevo, Kruscevac, Poiate... costeggiando, nella prima parte del viaggio, la Drina e lambendo il suo ponte che sempre ci fermiamo ad ammirare è la strada che percorriamo per arrivare a Nis dopo essere passati per Lukavica, Pale e Rogatica.

Quando andiamo in Bosnia per consegnare le borse di studio, visto che siamo sostenuti dalla natura del nostro intervento che può considerarsi un messaggio di pace e di solidarietà internazionale, abbiamo la possibilità di interrogare i direttori delle diverse scuole che frequentiamo su argomenti che per altri sarebbe molto difficile affrontare. Con loro, infatti, cerchiamo sempre di capire l'aria che tira, la situazione politica locale e, sempre, ci dobbiamo confrontare con reticenze o posizioni "schierate", quanto sincere e non "politiche" non è dato sapere. D'altra parte i dirigenti scolastici sono scelti dalle municipalità elette di solito dalle maggioranze vincitrici delle elezioni locali, quasi sempre nazionaliste, e non possiamo pretendere la verità.

Peraltro, le cose non sono poi tanto chiare anche se tutti i nostri interlocutori rivendicano il successo plebiscitario del recente referendum (il 99% dei voti per il "sì" alla domanda: "volete celebrare il 9 gennaio come festa nazionale della Republika Srpska?", esito peraltro ridimensionato dall'affluenza sotto il 60%) e non condividono le nostre considerazioni. Infatti, loro non sono d'accordo con l'osservazione che la festa del 9 gennaio richiama alla memoria quello che, nel 1992, decisero i deputati serbo-bosniaci i quali proclamarono unilateralmente la Repubblica serba di Bosnia (tra le cause della guerra) e non hanno in gran conto il pronunciamento dell'Alta Corte della Bosnia-Erzegovina sull'esito del referendum dichiarato anticostituzionale perché "in aperta violazione dei diritti di croati, bosniaci mussulmani e altre persone non serbe residenti nella Republika Srpska". Insomma, non sono così assurde le paure della Federazione croato-mussulmana (la seconda entità della Bosnia-Erzegovina definita negli accordi di Dayton che fece finire la guerra 1992-95) e della comunità internazionale (USA e Ue contro e Russia a favore delle posizioni del presidente della RS Milorad Dodik) che si possa andare incontro ad un nuovo periodo di tensioni con l'accentuazione delle divisioni politiche.

A Rogatica arriviamo la mattina quando tutti gli alunni stanno entrando nella scuola "Sveti Sava". Per non sbagliare strada abbiamo il riferimento di un "grande" capolinea di pullman: si gira a destra e poi subito a sinistra. Vale la pena raccontare, riprendendo le informazioni da Wikipedia, anche per spiegare le numerose scuole intitolate al santo, che "Sveti Sava era figlio del condottiero e fondatore dello Stato medievale serbo Stefano Nemanja e della moglie Anna, nonché fratello del primo re serbo Stefano Prvovenčani. Fu il primo arcivescovo serbo (1219-1233) e figura di spicco nel panorama politico e culturale dell'epoca. E' considerato così importante nella Serbia medioevale che esistono più di una decina di sue biografie, scritte tra il 1200 e il 1350", mentre centinaia di scuole sono state intitolate con il suo nome. A noi ne sono capitate tre o quattro!

Abbracci, saluti e poi la direttrice di dà la buona notizia che sembrerebbe essersi fermato l'esodo degli abitanti visto che il numero delle iscrizioni (circa 850) alla scuola non è diminuito. Ma subito arriva quella cattiva: il sussidio della municipalità non è aumentato e continua ad essere di circa 50.000 euro, la maggior parte dei quali usati per il riscaldamento. A Rogatica sono 74 i Sostegni a Distanza. Un numero elevatissimo che, al momento di consegnare le borse di studio, ci fa riempire al limite il salone della scuola. Alcuni, giovani, sostegni sanitari, sono con noi da più di dieci anni. Sono cresciuti a modo loro e sono sempre presenti alla consegna delle borse di studio che è pur sempre un avvenimento importante per la comunità scolastica e no. Li riconosciamo, così come i loro genitori che stanno invecchiando appresso ai figlioli. E poi le facce sorridenti di decine di bambini e bambine, alcune curiose perché è la prima volta che ricevono la borsa di studio che resta pur sempre una buona integrazione e un sostegno importante per la vita di queste famiglie tutte in condizioni difficili di sopravvivenza. Distribuiamo le quote, salutiamo e abbracciamo tutti, uno per uno, alunni e genitori.

Nel pomeriggio, poi, dopo aver pranzato con la direttrice e l'assistente sociale, andiamo a trovare la famiglia di una giovane che è stata inserita nel progetto quest'anno per conoscerla meglio e capire come vivono. Ci allontaniamo un poco da Rogatica. La casetta che li accoglie è persa un poco sulla montagna che sovrasta la città, a quasi due chilometri, distanza che la bambina percorre a piedi tutti i giorni per arrivare alla scuola. La sua mamma è morta e il papà, camionista, è quasi sempre in "giro" per lavoro. Lei e i fratelli vivono assai modestamente con i nonni. E' una brava atleta e ci mostra orgogliosamente le medaglie vinte in gara. Prendiamo una bevanda calda insieme a dei biscotti. Dopo averci mostrato la legnaia e gli animali che hanno, ci raccontano delle dure condizioni della vita in montagna e delle difficoltà che i giovani devono affrontare soffrendo molto più dei vecchi che hanno le "spalle grosse" e la saggezza dell'età. Salutiamo tutti e ce ne andiamo.

A Rogatica sono in molti ad essere poveri. Non muoiono di fame perché l’economia informale della terra e degli animali aiuta ad integrare l’alimentazione e consente di risparmiare in parte il denaro necessario per mangiare, ma tutto il resto si deve pagare: luce, acqua, telefono, se lo hai, vestiti, ecc.. E’ pensando a queste cose che ti rendi conto quanto siano importanti le borse di studio che ogni anno ricevono i giovani alunni dagli amici italiani. Si tratta, per chi lavora, di più di una mensilità aggiuntiva di retribuzione e per chi non lavora, e sono la maggior parte dei genitori degli alunni che aiutiamo, un sostegno indispensabile per sopravvivere.

Anche a Rogatica, come in molte altre parti della Bosnia che attraversiamo, ci sono ancora tracce della guerra e, quasi ovunque, si vedono vecchi ruderi, spesso con le tracce degli incendi che le hanno distrutte, con accanto le casette nuove costruite, invariabilmente più piccole. Non crediamo che le vecchie abitazioni siano state lasciate in piedi come monito per evitare che la storia si ripeta, piuttosto perché è troppo costoso demolirle. Ci penserà il tempo a cancellare tutto, il vecchio e il nuovo!

La storia, purtroppo, è una cattiva maestra e sarebbe necessario non dimenticare mai il disastro della guerra e, soprattutto, ristabilire un clima di pacifica convivenza, ma non è facile. Infatti, tanto per stimolare un clima di "pace sociale", nei primi giorni di ottobre, ci sono state in Bosnia le elezioni amministrative che hanno visto prevalere i tre partiti nazionalisti. I 1.723,149 cittadini che hanno votato, il 53,88% degli aventi diritto, hanno scelto il Partito per l’azione democratica (SDA) in coalizione con l’Alleanza per un futuro migliore (SBB) nelle aree a maggioranza bosgnacca della Federazione, l’Unione democratica croata (HDZ) BiH in quelle a maggioranza croata e l’Alleanza dei socialdemocratici indipendenti (SNSD) in Republika Srpska. Un buon risultato lo hanno ottenuto anche alcuni candidati indipendenti, ma, ad esempio, nel cantone di Sarajevo Centro, la cui amministrazione tradizionalmente andava alla sinistra moderata, ha vinto la coalizione SDA-SBB in 8 comuni su 10. Ma la considerazione più triste è che la maggior parte della popolazione, soprattutto a Sarajevo, è giovane e questi risultati non fanno sperare un gran bene per il futuro!

Siamo nella scuola "Srbija" di Pale, nome che suscitò non poche polemiche al momento del "battesimo" (il vecchio nome, poco originale, era "Pale"), dove ci "confessano", sollecitati da una nostra domanda, che gli studenti accolti sono tutti casualmente serbi. Probabilmente c'è una sorta di preclusione nei confronti del nome da parte dei croati e dei mussulmani che vivono nella città che è stata la capitale del territorio controllato dai serbi durante la guerra. Comunque, i dati dell'ultimo referendum, precisa il direttore, sono stati un poco manipolati perché nel conteggio delle percentuali non si è tenuto conto che nelle liste elettorali erano iscritti, dice lui, 500.000 mussulmani non residenti in Bosnia. Cambiamo discorso e parliamo di scuola. Chiediamo allora all'assistente sociale, anche se lo sappiamo già, di spiegarci i criteri in base ai quali vengono scelti i bambini da aiutare. Ci conferma che sono gli insegnanti, che conoscono una per una le famiglie dei loro alunni, i primi a segnalare a lei e al direttore i giovani che potrebbero essere inseriti nel progetto e loro, dopo altre verifiche, decidono. Per chiarezza, quando andiamo nel salone per distribuire le borse di studio, precisiamo a tutte le famiglie che se c'è qualche giovane che riceve del denaro in più è perché sono gli amici italiani a inviarlo. Facciamo presente questa cosa perché, come al solito e sempre a memoria dei tanti viaggi, capita sempre qualche polemica osservazione nel merito.

Ritorniamo nella stanza del direttore e il dottor Zeljko, questo il nome del direttore, ci dice che il numero dei bambini iscritti è restato invariato rispetto al 2015 e che, quindi, il trend negativo che aveva caratterizzato gli scorsi anni sembrerebbe essersi fermato. L'osservazione, a Pale e altrove, sul numero degli iscritti che non diminuisce è legata anche al sollievo che deriva dalla consapevolezza che anche il fenomeno migratorio sembra essersi fermato, o quantomeno rallentato. Ma i problemi non mancano a cominciare dalle spese elevatissime per il riscaldamento. A confermare questa difficoltà, mentre siamo in direzione, il direttore riceve la telefonata di un fornitore che minaccia di tagliare i rifornimenti di gasolio se la scuola non salda le fatture arretrate. Lui si raccomanda di non farlo e assicura che farà pagare immediatamente l'insoluto. Zeljko prosegue quindi spiegandoci che la seconda voce di spesa sono gli stipendi degli insegnanti (500 euro) e del personale ausiliario (200) e precisa, sollecitato da una nostra domanda, che nella struttura non ci sono insegnanti di sostegno per i 12 giovani "diversamente abili" iscritti che sono "integrati" nelle classi con gli altri alunni. Sospettiamo, però, per esperienza, che in molti casi siano semplicemente "parcheggiati" perché è difficile immaginare quanta attenzione gli insegnanti possano dedicare a loro quando in ogni classe ci sono dai 25 ai 30 alunni cosiddetti "normododati".

Ricordiamo, per dovere di cronaca, che a Pale negli anni sono entrati ed usciti dal progetto un bel numero di giovani: circa 120, tra "in corso" (una quarantina) e usciti. Al momento della consegna delle borse di studio tutti gli alunni sono presenti nella grande sala della scuola insieme a quasi tutti i genitori, mamme e papà. Il che vuol dire che molti di loro sono disoccupate o disoccupati, o, quantomeno, che vogliono manifestare considerazione nei nostri confronti. Per loro le borse di studio sono importanti e grazie all'aiuto degli amici italiani potranno comprare qualche paio di scarpe, o pagare la legna per il riscaldamento delle abitazioni, i libri, il medico... Ormai siamo dei buoni osservatori e siamo abituati a scrutare i volti delle persone presenti alla consegna delle borse di studio, i loro vestiti, i loro cellulari, anche se sappiamo bene, per esperienza, che è difficile giudicare perché il decoro di molti non può essere un indizio di benessere. Ma siamo convinti che in Bosnia la situazione sia veramente dura e, perlomeno per i prossimi anni, di difficile miglioramento.

Andiamo nella scuola "Sveti Sava" di Lukavica, o Nova Sarajevo, che è molto cambiata rispetto a 15 anni fa. La città si è trasformata in un grande centro commerciale ed economico perché lì si sono trasferite le principali attività. Ormai nella scuola resta una sola borsa di studio da consegnare e il prossimo anno chiuderà anche questo progetto. Come al solito la direzione della scuola "Sveti Sava" è cambiata. Da quando se n'è andato il vecchio Milovan Bogdanovic ogni anno abbiamo trovato un direttore diverso. Quest'anno, però, è tornata, dopo un anno di assenza la bella direttrice conosciuta nel 2015. Bionda e alta, come un'attrice, avevamo detto la prima volta dopo averla conosciuta. E' bella, ma anche simpatica e ironica. Evidentemente il municipio, responsabile delle nomine nelle scuole, ci ha ripensato e l'ha "rispedita" nella "Sveti Sava". Lei, naturalmente, non sa perché...

Si potrebbe dire, dopo aver parlato con i direttori delle scuole che esista un "pensiero unico" nella Bosnia-Erzegovina, o meglio nella Republika Srpska e che tutti dicano le stesse cose.

Non ci resta che tornare in Italia, cosa che facciamo dopo aver fatto un rapido conto delle borse di studio consegnate: Backa Topola 800 euro, Kragujevac 6.400 (sindacato autonomo) e 480 (sindacato minore), Rogatica 19.060, Pale 11.140, Lukavica 500. A queste somme vanno aggiunti 1.300 euro per il sostegno sanitario della giovane Aleksandra (per l'acquisto di una macchina per la sua riabilitazione) e 220 di microinterventi vari durante il viaggio. Infine, 1.758 euro per le spese di viaggio, mentre l'integrazione di ABC per consegnare le borse di studio, anche se non ancora entrate, è stata di circa 8.600 euro. Di questa somma non recupereremo forse molto, ma fin quando sarà possibile continueremo a fare quel che abbiamo fatto in tutti questi anni!


   
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