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Haiti - Ci scrive Maurizio da Port-au-Prince

12/02/2017 - 9.13:   Ci scrive Maurizio da Port-au-Prince:

Il mese scorso sono dovuto andare a Santo Domingo per rinnovare il mio passaporto. C’è un Consolato Onorario Italiano qui in Haiti, ma questa volta chiedevano anche le impronte digitali e quindi la presenza ‘fisica’ dell’Italiano in questione (io) era obbligatoria presso l’Ambasciata Italiana che da qualche tempo è a Panama City. Insomma, in un primo tempo mi dissero che dovevo andare a Panama poi, invece, precisarono che un rappresentante autorizzato a prendere le impronte digitali sarebbe arrivato presto a Santo Domingo e che quindi sarei dovuto andare là. Insomma, dopo un mese di attesa, finalmente un messaggio dall’Ambasciata Italiana a Panama nel quale mi annunciavano che il passaporto sarenne stato via DHL (naturalmente a mie spese).

Ecco, racconto questa storiellina, che trovo un po' assurda, giusto per parlare delle difficoltà obiettive a "campare" in certe realtà. Sono cose che condizionano e accompagnano la nostra vita, ma queste sono poca cosa se paragonate alle difficoltà quotidiane dei poveretti dei quali ci occupiamo nella nostra scuola. Non è facile non soccombere nel pensare all'ansia di una mamma che al mattino non ha nulla da dare da mangiare ai suoi figli e la speranza che il giorno che comincia ne dia in abbondanza; quella di un papà che non trova lavoro e che deve trovare soldi per pagare l'affitto... Insomma, è l'ansia di vivere che accompagna un po' tutti noi, ma in maniera particolare i più poveri.

Alla missione tutto procede bene. Le scuole hanno aperto le porte già da settembre e quest’anno, con tanta sorpresa e piacere, c’è stata da subito una presenza massiccia di bambini e giovani. Abbiamo cominciato immediatamente la mensa per i bambini delle primarie. Si tratta di 300-400 pasti nei primi giorni, circa 1300 dalla metà di Ottobre. Niente male!

Ogni pomeriggio 715 giovani riempiono le classi della scuola secondaria. Due novità per la scuola secondaria. Di cosa si tratta? La prima cosa è che abbiamo cambiato il colore della divisa scolastica: pantaloni e gonna blu chiaro, camicia bianca a strisce blu. È molto bella ed è stata proposta da un comitato formato da giovani alunni della scuola.

La seconda novità è che abbiamo ottenuto un fondo dal PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere) di Milano per ampliare la scuola e aggiungere 5 classi in più. Lo scopo non è quello di aumentare il numero degli iscritti, ma di dare a tutti gli alunni uno spazio fisico più adeguato e, possibilmente, di spostare gli ultimi tre anni della scuola secondaria, i più importanti e intensi in termine di orario, dal pomeriggio al mattino. Insomma, ogni anno qualcosa ci "inventiamo" qualcosa di nuovo, ma sempre a beneficio dei giovani che seguiamo.

I corsi professionali, in generale, funzionano bene, con alti e bassi a seconda del corso. Per esempio, i corsi di cucito, artigianato e musica funzionano benissimo, mentre quello di falegnameria non attira più tanto i giovani, mentre quello di informatica non è molto amato e dobbiamo fare pressione sui giovani per farli partecipare. Purtroppo, con l’avvento degli smartphone, che qui costano veramente poco perché si tratta di modelli vecchi e fuori mercato nei paesi occidentali, l’informatica e il computer tradizionale hanno perso il fascino che avevano fino a un paio di anni fa. Siamo in un mondo che evolve forse troppo velocemente... e non so se “evolve” sia il termine giusto. Comunque il corso di informatica per ora funziona bene.

I nostri 26 anziani rappresentano la solita presenza silenziosa, discreta e preziosa per la missione in generale e stanno tutti bene. Mi piacerebbe poter dedicare loro più tempo o fare in modo di fare delle gite, ma non è facile con loro: la loro vita è scandita da abitudini e priorità e qualsiasi cosa nuova diventa per loro una difficoltà. Allora rinunciamo a "disturbarli".

La situazione in Haiti è abbastanza tranquilla, nonostante tutto. Lo shock di distruzione e morte portato dal ciclone Matthew è stato in qualche modo metabolizzato e... la vita continua, anzi, dovrebbe continuare. La mia previsione che tante famiglie sarebbero venute in città si è rivelata sbagliata. Non c’è stato nessun esodo verso Port-au-Prince e, in giro, si sente parlare di aiuti da parte di diverse organizzazioni verso i "sinistrati" di città maggiori come Jeremie o Les Cayes, ma sembra che gli aiuti non arrivino in tanti villaggi dispersi sui monti interni del sud di Haiti.

Rinnovo come sempre il ringraziamento a tutti voi di "A, B, C, solidarieta e pace - Onlus" per continuare a sostenere la speranza stessa di un futuro migliore nel cuore di tutti i bambini, giovani, mamme e papà che orbitano intorno alla missione. Il vostro aiuto, discreto e silenzioso, solleva molte ansie nel cuore di così tanti amici più sfortunati.

Un abbraccio e di nuovo grazie da parte mia e da parte di tutti gli alunni della scuola "Institution Mixte la Providence de Sibert". Maurizio Barcaro


   
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