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Guinea Bissau - ABC Guiné Bissau, i guai non fiscono mai!

31/05/2017 - 16.54:   In questo periodo è molto difficile parlare del progetto in Guinea Bissau. Lo è soprattutto perché non sai se dire o non dire. Peggio ancora, non riesci a trovare le modalità adeguate e le parole necessarie per raccontare di una realtà difficile, quasi estrema, senza lasciare degli spiragli di speranza che pur ci sono. Peraltro, visto che sempre abbiamo detto la verità su quel che facciamo, dobbiamo ammettere senza mentire che le cose non vanno bene o che, detto diplomaticamente, potrebbero andare molto meglio. Per anni ad occuparsi del progetto in Guinea Bissau è stato Franco, il quale andava nel Paese dell'Africa Occidentale per monitorare il lavoro dei "nostri" omologhi di ABC GB. Purtroppo, per motivi familiari dal giugno 2015 lui non è più andato da quelle parti e allora abbiamo cercato e trovato la collaborazione di un vecchio amico. Si tratta di Paolo, ex missionario che, dopo aver abbandonato lo stato sacerdotale, si è sposato e vive stabilmente a Bissau. L'accordo iniziale definito con lui prevedeva la sua assistenza tecnica ad ABC GB finalizzata ad aiutare a risolvere problemi logistico-organizzativi che non potevamo affrontare noi a distanza, ma ben presto Paolo si è trovato coinvolto e un poco sconvolto dagli eventi locali. E' quel capita a tutti da quelle parti. Con Paolo comunichiamo usando la posta elettronica e il sabato pomeriggio parliamo a lungo, via Skype (che a Bissau funziona mentre non è possibile da Mansoa), per capire insieme quel che sta capitando e concordare il necessario da fare.

Vediamo le cose che non vanno e poi quelle che vanno.

Già nel semestrale del dicembre 2016 raccontavamo della "storiaccia" dei pozzi e quel che avevano combinato Quintino, allora presidente di ABC GB, e le squadre di scavatori dei pozzi. In poche parole: avevano "gonfiato" i metri di profondità dei pozzi (il lavoro si paga a metro scavato) "rubacchiando" negli ultimi tre anni più o meno 850.000 Franchi CFA, circa 1.300 euro. Quintino, aveva scaricato la responsabilità sui pozzaioli dicendo che lui si era limitato a registrare i dati che gli erano stati forniti per passarli poi a Justino, l'amministratore, ai fini del pagamento del lavoro "fatto". Quintino, però, in questa sua pseudodifesa dimenticava una cosa: lui era responsabile del lavoro dei pozzi e il suo compito erano proprio quelli di sorvegliare e controllare il lavoro realizzato. Nel passato avevamo "suggerito" l'allontanamento del vecchio responsabile per colpe analoghe (forse minori) e avremmo dovuto, per coerenza, avere un comportamento simile nei confronti di Quintino, da sempre nell'associazione, ma abbiamo valutato che, a come stavano le cose, se continuava così rischiavamo di chiudere subito tutto per mancanza di protagonisti. E allora, "tappandoci il naso", avanzammo la proposta che il Consiglio direttivo di ABC GB nominasse un nuovo presidente al posto del "dimissionario" Quintino. Tra i sette di ABC GB avevamo pensato, e suggerito, un giovane, Lumumba, detto Lumo, il nostro meccanico. Ci sembrava il più "preparato" e intelligente. Sbagliavamo! Infatti, in Guinea Bissau niente è facile. Non lo è neanche la scelta di una persona e le sorprese sono sempre dietro l'angolo. Neanche a dirlo, dopo poche settimane ecco che scopriamo un'altra magagna: dai controlli fatti in Italia risultavano presenti nel container destinato a riparo del riso circa 80 sacchi, mentre da una verifica sul posto da Paolo ce n'erano soltanto una decina. Che fine avevano fatto i sacchi di riso mancanti? Senza girare intorno ai discorsi: se li era "fregati" Lumo, il nuovo presidente, che giustificava l'ammanco con elargizioni a favore di povera gente (e lui, naturalmente, era tra quei poveretti!) e promesse di pagamento non rispettate. Che fare? Solite considerazione! Si ricambia presidente. Viene eletto Luis. Le parole non sarebbero sufficienti a spiegare la delusione e la rabbia per questa nuova scoperta alla quale, ben presto se ne aggiunse un'altra: un ammanco nel totale dei rotoli di rete metallica usata per le recinzioni degli orti delle donne.

Disperati noi e disperato Paolo che di fronte a questi fatti si è trovato spiazzato e a disagio. Infatti, quella che doveva essere una semplice consulenza tecnica da parte sua si era trasformata presto in un intervento "tecnicamente finalizzato" a fermare il furto continuato.

Allora, in un tentativo estremo, d'accordo con lui, scegliamo di essere "indulgentissimi", quasi misericordiosi. Decidiamo cioè, per attenuare le responsabilità dei ladri, di contestualizzare i fatti e di correlarli alla tremenda realtà locale: arretrata, povera all'estremo, culturalmente pessima, corrotta a tutti i livelli, con scarse prospettive e speranze, dominata dall'incapacità di scegliere tra due mondi, quello tribale fondato sulla coesione sociale (che sola permetteva di sopravvivere, ma che impediva qualsiasi sviluppo) e quello "nuovo" rivolto ad un futuro pieno di incognite, l'instabilità emozionale conseguente, ecc. Una realtà che induce sempre di più a comportamenti negativi, mentre gli esempi positivi, pochi peraltro, sono travolti dalle difficoltà della vita. E purtroppo, alla fine, è difficile resistere alla tentazione di sottrarre un poco del denaro che arriva sotto forma di aiuti in Guinea Bissau. E così, in questo contesto, si cerca non l'emulazione positiva e l'apprendimento tecnico indispensabili per crescere, ma la scaltrezza, inopportuna e stupida, necessaria per rubare, tentando di "prendere" quello che c'è di positivo, quasi una sorta di “indennizzo” personale. Quant'è difficile campare... si saranno detti i ladri! Nel nostro piccolissimo noi ci battiamo da quasi vent'anni per correggere i "difetti" locali, ma, anche se conosciamo le persone e le loro debolezze, siamo restati comunque basiti di fronte alla impudenza di alcune persone senza orgoglio. La tentazione è stata quella di chiudere immediatamente e definitivamente il progetto. Ma qualcuno tra di noi ha consigliato di non personalizzare le cose e di considerare positivo perlomeno quel che di buono era stato fatto in tanti anni di lavoro. E così dopo la delusione e la successiva "depressione" ecco il tentativo di analizzare le nostre responsabilità, anzi, le responsabilità soprattutto di Franco, che scrive queste righe, visto che è stato lui per anni ad andare in Guinea Bissau e a tentare di portare in porto una barca sempre in procinto di affondare.

Ebbene, lui dice: "le responsabilità me le prendo tutte, senza cercare attenuanti, e faccio ammenda anche se, a questo punto, non so come avrei potuto fare meglio! Infatti, ho tentato in tutti i modi di far 'passare' i concetti di correttezza, onestà, rispetto del lavoro, con le parole, gli scritti e l'esempio. Ma, evidentemente, non sono riuscito anche se, a mia parziale discolpa, posso citare le parole, scritte su un suo libro, da un vecchio missionario, Rino Gallinaro, che amava moltissimo i Balanta con i quali aveva vissuto per molti anni (gli uomini di ABC GB sono tutti dell'etnia Balanta, anche se di gruppi diversi: Balanta Mané, Balanta Cunantes, Balanta di sopra...). Scrive Rino: 'I Balanta sono ladri di professione, specializzati in furti di vacche. Su questo superano tutti. Come sono grandi lavoratori, sono alla pari anche grandi, insuperabili ladroni' e se ne vantano! Evidentemente questa loro superbia negativa si è manifestata in ABC GB depredando non vacche, ma truffando per appropriarsi di parte dei fondi che arrivavano da ABC Italia e senza neanche porsi il problema che il loro comportamento potesse danneggiare l'associazione e tutte le persone che ne fanno parte.

Difficile per me è stato soprattutto superare lo choc delle contraddizioni personali di una memoria dei concetti, espressi tante volte, sui vantaggi della cooperazione a distanza e della necessità di sospingere la realtà locale verso l'autosviluppo facendo la scelta di non avere un cooperante italiano stabilmente sul posto a fare il "controllore", piuttosto di responsabilizzare i locali per renderli autonomi. Tutte chiacchiere che in questo caso hanno funzionato parzialmente. Chiedo scusa, ma ci credevo, e in parte ci credo ancora veramente, ancora oggi. Nonostante tutto e tutti, ritengo che questa sia, se proprio la si deve fare, l'unica forma vera di cooperazione allo sviluppo, anzi all’autosviluppo. Certo, come in tutte le cose, ci sono dei rischi, ma chi sta fermo non sbaglia mai. E io non sono mai stato fermo e per questo probabilmente ho sbagliato molto. Ma, se posso aggiungere, dei risultati positivi ce ne sono stati e senza disperdere, com’è avvenuto in altre forme di cooperazione allo sviluppo, fiumi di denaro. Torno, per semplificare e attenuare le asprezze personali, ai conti, al denaro speso e ai risultati conseguiti tralasciando le considerazioni sulle persone e limitandomi ai fatti: dal 1999 al 2016 abbiamo speso in tutto, per il progetto in Guinea Bissau, 1.073.766 euro. Si tratta di una cifra importante, ma comprensiva delle spese per i mezzi (fuoristrada, moto, trattori grande e piccolo, implementi, allestimento degli hangar, ecc.), macchinari (l'officina completamente attrezzata), materiali, viaggi di lavoro, presenza per tre anni dei cooperanti Mario e Morena (a loro pagavamo anche l'affitto di una casa dove andarono a vivere, un'assicurazione sulla vita, una quota parte dell'accantonamento pensionistico e un piccolo rimborso spese ciascuno). E poi il terreno dove ci sono i due hangar e le serre "servite" da un moderno impianto di irrigazione goccia a goccia, la cisterna costruita nel 2015 di 320.000 litri d'acqua piovana che lo alimenta, gli oltre cento pozzi scavati nei villaggi e a Mansoa (circa 19) dove i pozzi di ABC garantiscono l'unico approvvigionamento idrico di molti quartieri e giova ricordare, per far capire ancora meglio la realtà locale e le differenze tra la piccola e la grande cooperazione, il grande progetto dell'Unione Europea (con un finanziamento cinque volte superiore a quanto speso in tutto da ABC) che realizzò un'opera di "Sanamento e di accesso all'acqua potabile..." ("acqua potabile", si fa per dire), con torrino piezometrico, stazione di pompaggio e tubature, che non ha mai funzionato e che ora giace nella rovina assoluta nel quartiere Aria di Mansoa. Aggiungiamo tra i risultati positivi anche le tre chiuse in cemento costruite a 'Ncom che hanno recuperato alla produzione molti ettari di risaie dismesse, la costruzione della scuola di Cubonge e la riparazione di altre, decine di orti avviati a produzione nei villaggi, il sostegno al lavoro delle donne nell'orticoltura, l'aiuto sanitario in diversi casi, compreso quello a favore dei 'nostri' di ABC GB (anche della figliola del pessimo Quintino aiutata con due interventi chirurgici fatti a Dakar sui suoi piedini bruciati dai carboni ardenti di un braciere). Quanta fatica e sacrifici!

Dette queste cose, fatte da ABC GB, ma anche con il nostro impegno non solo organizzativo e finanziario, mi sento un poco meglio e devo ringraziare per questo chi mi ha 'consolato' ricordandomi che, oltretutto, abbiamo (anzi avete) dato la possibilità alle famiglie di chi ha lavorato e lavora in ABC GB di sopravvivere decorosamente. Ma proprio per questo mi sarei aspettato un poco di riconoscenza e rispetto nei confronti di ABC Italia e, perché no, di Franco. Che ingenuo. Eh....!".

Dopo esserci pianti un poco addosso, adesso veniamo però ai piccoli segnali di "riscatto" che arrivano da ABC GB, agli spiragli di miglioramento sebbene molto flebili. Naturalmente i "nostri" hanno chiesto scusa, ma questo è nel loro costume: fanno cose ignobili e poi pensano che basti la pseudo umiliazione personale di chiedere scusa per le scempiaggini fatte e ottenere il "perdono". Ed è del tutto inutile spiegare che a noi non servono le scuse e che sono invece indispensabili i cambiamenti di comportamento e, soprattutto, che lavorino tutti di più e meglio. Al momento non sappiamo se la sorte ci ha aiutato in questo o se stanno finalmente germogliando i primi semi di un grande e lento lavoro di preparazione. O forse, finalmente, si sono anche resi conto di avere raggiunto il fondo e che, se non vogliono morire, è necessario riemergere dalla melma.

Parliamo così perché quel che avevamo preparato e prefigurato da molto tempo si sta verificando e la scelta di produrre ortaggi durante la stagione delle piogge (quando l'acqua delle abbondanti piogge rovina le coltivazioni orticole) si sta rivelando, ed era ora, vincente. Per anni si è andati avanti con il freno a mano tirato e la produzione orticola in serra (strutture coperte con plastica per evitare la rovina delle coltivazioni a causa della pioggia abbondante) non decollava insieme al lavoro di costruzione delle serre. Ma ecco arrivare i primi ordini: dapprima alcuni amici missionari (i "nostri" sono anche andati in "trasferta" a montare una serra a Bubaque, una delle isole Bijagos prospicienti le coste della Guinea Bissau) e poi un altro importante committente: una ONG spagnola, "Bosque y Comunidad", che sta realizzando un progetto di rimboschimento nelle zone prossime a Bissau. E' un progetto importante perché, come da anni ci capita di ripetere ai nostri amici di ABC GB, persino mostrandogli un'immagine dell'Africa Occidentale ripresa da Google Earth, il deserto sta avanzando velocemente verso la Guinea Bissau dove il non governo e la povertà favoriscono l'abbattimento incontrollato delle poche foreste rimaste. Comunque l'ONG spagnola ha ordinato quattro serre e ne verranno, probabilmente, ordinate molte altre. Questo evento, insieme ai tre ordini che l'avevano preceduto e al denaro che sta entrando nelle casse di ABC GB, ha dato un poco di fiducia all'associazione e anche a noi che avevamo quasi perduto ogni speranza.

E così, in mezzo a tante negatività, questo è un aspetto positivo che si accompagna al lavoro della produzione orticola nelle serre (che, anche se in presenza di errori e contraddizioni, sembrerebbe lentamente progredire) e alla recinzione, finanziata dall'ambasciata d'Australia di Lisbona, di due orti nei villaggi di 'Ncom e Sugun. Per i pozzi, invece, dopo la "storiaccia" accaduto tutto è fermo in attesa di "tempi migliori".

Per essere chiari fino in fondo vogliamo ricostruire un poco la storia "tormentata" dei recenti rapporti tra ABC Italia e ABC GB. Due anni fa annunciammo che il progetto sarebbe proseguito fino al 2020 e che avremmo rispettato se i loro comportamenti fossero stati corretti e onesti. Ma poi, di fronte agli eventi negativi raccontati, a fine 2016 scrivemmo ufficialmente ad ABC GB dicendo, in base all’accordo che legava le associazioni ABC Italia e ABC Guinea Bissau, che consideravamo chiuso il progetto dal febbraio 2017 e che ci sarebbe stata la proroga di un solo anno al termine del quale avremmo valutato il lavoro fatto e i risultati conseguiti per decidere se prorogare il progetto di un altro anno. Faremo così, ma nel frattempo stiamo comunque continuando a pagare i salari e a spedire quel che serve per lavorare.

Adesso vediamo quel che saranno capaci di fare!


   
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