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Serbia – La situazione raccontata da Rajka Veljovic

07/04/2020 - 17.35:   Rajka Veljovic, prima interprete per la “vecchia” Zastava di Kragujevac e poi collaboratrice attenta dell’ufficio adozioni internazionali del sindacato che dal lontano 1999 segue i sostegni a distanza dei figli degli operai disoccupati della grande fabbrica serba, ha inviato una sua testimonianza raccontando la situazione attuale del Paese.

Cari compagni,

in questo periodo difficile esprimo tutta la mia solidarietà ai compagni e agli amici italiani e a tutto il vostro popolo.

Questa apocalisse ci insegna a essere più impegnati nella battaglia per i nostri diritti, in primis il diritto alla salute (investimenti nel settore sanitario) perché la vita è il bene più prezioso. Il virus, nemico invisibile, è più forte del capitale; se non verranno chiuse le fabbriche (esclusa la produzione di alimenti e materiale sanitario) sarà difficile fermarlo.

La situazione in Serbia cambia ogni ora, in questo momento ci sono circa 200 positivi, ma ce ne sono molti di più che ancora non mostrano sintomi di contagio e propagano il virus. Secondo gli esperti il picco dell’epidemia sarà fra qualche giorno e si fa di tutto per fermare il contagio. Il nostro Governo ha intrapreso misure di protezione estremamente stringenti - da quanto ne so, molto più di quelle in Italia e, ancor più importante, molto prima, già dopo i primi casi.

Le frontiere sono chiuse, salvo il traffico dei camion per il trasporto delle merci. Chiusi tutti i bar, parchi, centri commerciali, in cui sono aperti solo supermercati e farmacie. Coprifuoco dalle 17.00 alle 07.00, da domani forse anche dalle 12.00. Sono vietati i licenziamenti e dopo i primi contagiati il governo ha aumentato il salario del personale sanitario. La risposta dei cittadini alle misure restrittive è positiva, anche perché gli esempi della Cina e poi dell’Italia sono serviti da insegnamento.

E non solo. Nella storia recente abbiamo vissuto un'esperienza ben peggiore. Prima 10 anni di embargo e poi 78 giorni di bombardamenti. Ci sono noti quarantena, stato d’allerta, coprifuoco, mancanza di materiale sanitario, code davanti ai negozi...

Il paziente zero è venuto da Milano. Altri contagi sono avvenuti con l’arrivo di 60.000 Serbi dall’estero, soprattutto dall’Italia, che non hanno rispettato l’obbligo di quarantena.

Le elezioni politiche, indette per il 26 aprile, sono rimandate. Moratoria su prestiti e mutui, documenti scaduti e assicurazioni validi fino alla fine dello stato d’emergenza, blocco dei prezzi. Obbligo per gli over 65 anni di stare in quarantena, con la distribuzione a domicilio di cibo e farmaci.

L’istruzione è organizzata per ogni classe, con l’orario delle lezioni preciso sia on- line che in televisione, per chi non possiede un computer, e i compiti vengono controllati tramite viber dagli insegnanti di riferimento.

Tramite call center c'è anche un servizio di sostegno psicologico.

All'inizio dell’epidemia il Governo ha chiesto aiuto dall’UE, che ci ha “voltato” le spalle. L'unico aiuto lo abbiamo avuto dalla Cina, con la quale la Serbia ha ottimi rapporti, oggetto peraltro di molte critiche dalla stessa UE.

Idem per quanto riguarda i rapporti con la Russia. Mentre vedevo atterrare l'aereo cinese che portava gli aiuti, mi sono ricordata dell'ambasciata cinese a Belgrado bombardata dalla NATO nel '99.

Il 24 marzo sono stati 21 anni dall'aggressione della Nato contro la Repubblica Federale di Jugoslavia. Centinaia di bombardieri hanno distrutto case, fabbriche, infrastrutture, seminato uranio impoverito e provocato la fuoriuscita di sostanze chimiche cancerogene, PCB - sostanza cancerogena NON biodegradabile.

In Serbia, anche se sono passati 21 anni dai bombardamenti, le ferite non sono rimarginate, le morti da vari tipi di carcinoma e leucemie sono in continuo aumento, grazie alle bombe NATO. Perciò siamo rimasti a dir poco sconcertati dalla notizia della candidatura della NATO al Premio Nobel per la pace.

Questa apocalisse ci dovrà insegnare qualcosa; ci sarà tanto da discutere nei prossimi mesi, quando l’emergenza sarà passata.

Nel frattempo mi resta da sperare che la sinistra potrà nel modo più efficace partecipare alla ricostruzione della civiltà europea.

Rajka Veljovic


   
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