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Guinea Bissau - Cajù al posto dei soldi

11/06/2007 - 15.13:   Parliamo di pozzi: il maggiore prodotto di esportazione della Guinea Bissau è il cajù... Ma che c’entra il cajù con i pozzi? C’entra perché noi, per scavare un pozzo e coinvolgere gli abitanti delle tabanche, chiediamo, a chi ha presentato una richiesta, di versare un contributo di 100.000 cfa (circa 150 euro in moneta locale), di ospitare le squadre di scavatori e di dar loro da mangiare. Questo, in sostanza, è quello che si deve pagare per avere un pozzo nel villaggio. E’ una metodologia di lavoro sperimentata che serve soprattutto a responsabilizzare gli abitanti delle tabanche e a far sentire "loro" il manufatto costruito.
Ma quest’anno gli abitanti delle tabanche non hanno un cfa perché la campagna di vendita del cajù, che la maggior parte di loro coltiva insieme al riso, ha molti problemi. Contadini, grossisti e governo non riescono, infatti, a mettersi d’accordo sul prezzo base di vendita e così nessun guadagno per nessuno. I grossisti offrono 100-120 cfa al chilo e i contadini dicono che questo prezzo è troppo basso. In effetti non è alto per niente, ma alla fine il primo ministro, di recentissima elezione, ha deciso: 200 cfa al chilogrammo. Ma... ma c’è un problema e, al momento di scrivere, non sappiamo cosa accadrà, in quanto a quello che ci risulta il prezzo del cajù sui mercati internazionali è diminuito, soprattutto perché gli americani si sono messi a dieta e i loro consumi sono scesi del 20%. La dieta statunitense ha messo in crisi la Guinea Bissau che è il maggiore esportatore e il quinto produttore nel mondo.
Cosa accadrà? Probabilmente a rimetterci saranno i contadini che dovranno cedere e prendersi i 100 cfa al chilo che prima avevano rifiutato. Intanto noi abbiamo deciso, per aiutare le comunità locali e non complicargli una vita già abbastanza difficile, di farci pagare in "natura". Come? Invece di soldi un po’ di cajù.


   
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