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Bosnia / Serbia – Inquinamento bellico, la guerra continua (1)

21/08/2007 - 7.50:   Si chiamava Amedeo D’Inverno ed aveva 30 anni. A febbraio la sua vita è finita a causa di un linfoma di Hodgkin. Aveva tentato, con tre trapianti, di sfuggire alla morte. Niente da fare! E' la 45/a vittima tra i militari italiani che sono stati in missione. La questione dell'"inquinamento bellico", in particolare da uranio impoverito, è sempre al centro di indagini e polemiche. Le relazioni della commissione Mandelli, l'ultima del 2002, sono arrivate a concludere (dopo i primi dati negativi) che, rispetto al numero "statisticamente atteso" (prevedibile, insomma), le vittime nel gruppo di riferimento (i militari che hanno preso parte alle varie operazioni nelle aree incriminate) sono quattro volte superiori. La commissione, però, pur auspicando “ulteriori approfondimenti”, “non ha trovato un nesso tra la presenza dell'uranio impoverito e i casi di tumore verificati". C'è anche chi sostiene, come l'organizzazione "Scienziate e scienziati contro la guerra", che la commissione presieduta da Mandelli ha commesso un errore statistico che sta "alla base della sostanziale assoluzione dell'uranio impoverito". Intanto nella Finanziaria 2007, anche se le parole "uranio" e "impoverito" non vengono mai citate, il comma 902 "autorizza la spesa di 10 milioni di euro per l'anno 2007 finalizzata ad interventi sanitari che si rendano eventualmente necessari in favore di personale affetto da infermità letali ovvero da invalidità o inabilità permanente, nonché al monitoraggio delle condizioni sanitarie del personale militare e civile italiano impiegato e delle popolazioni abitanti in aree interessati da conflitti per i quali siano in corso missioni internazionali e di assistenza umanitaria, oltre che in poligoni di tiro nazionali, e nelle zone adiacenti, in cui siano sperimentati munizionamento e sistemi di armamento”. A luglio 2007, una sorta di paradossale giustificazione, nell’ultima relazione del Comitato scientifico interministeriale (Difesa e Salute) si sottolinea come “il numero di casi di cancro segnalati al ministero della Difesa sia di molto inferiore a quello riferito dalle associazioni cointeressate alla tematica dei rischi dell’esposizione all’uranio impoverito che ne avrebbero censiti – nello stesso periodo – oltre 500”. I casi accertati, sempre secondo la relazione, sono 189: 3 nel 96, nessuno nel 97, 7 nel 98, 9 nel 99, 25 nel 2000, 18 nel 2001, 30 nel 2002, 22 nel 2003, 41 nel 2004, 18 nel 2005 e 14 nel 2006. Le diagnosi più frequenti sono state quelle di cancro alla tiroide (28) e ai testicoli (28), di linfoma di hodgkin (21), di linfoma non hodgkin (20), di melanoma (16). “La legge n. 27 del 2001 – si legge nella relazione – prevede una campagna di monitoraggo delle condizioni di salute dei cittadini italiani, militari e civili, che abbiano partecipato a missioni di pace nei territori della Bosnia-Erzegovina e del Kosovo a partire dal 1 agosto 1994”.


   
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