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Bosnia / Serbia – Inquinamento bellico, la guerra continua (2)

21/08/2007 - 7.51:   Ai dati italiani, per avere i quali è stato necessario aspettare un bel po’ di anni, aggiungiamo ora qualche dato “serbo”. Premettiamo che non siamo medici, tantomeno scienziati, men che meno militari o politici, piuttosto operatori solidali che si sono recati spesso, anche se per brevi periodi, in Bosnia e Serbia. Questa cosa ci ha consentito di conoscere la realtà locale e di entrare in contatto con molte persone. Abbiamo parlato frequentemente, nelle relazioni semestrali e nel nostro giornale, della morte e del dolore che abbiamo incontrato a Novi Sad, Nis, Kragujevac, in tutte le città dove siamo andati. Ma non avevamo i numeri per legittimare e far capire meglio le nostre parole perché nessuno, anche se prometteva, ci dava poi dei dati precisi e dei documenti . Tante parole, pochi fatti. Adesso, invece, qualche numero lo abbiamo. Si tratta di numeri "recuperati" da fonte non sospetta che riguardano l’ospedale di Valjevo. Valjevo è una piccola città a circa 90 chilometri a sud-ovest di Belgrado, verso i confini con la Bosnia Erzegovina, che ospitava l'industria metalmeccanica "Krusik" e che subì 23 giorni ininterrotti di bombardamenti, a partire dal 15 aprile 1999 (analogamente ad altre città come Kragujevac, Nis, Novi Sad, ecc.).
Ecco i dati venuti a nostra conoscenza (ne riportiamo soltanto alcuni riservandoci di pubblicarne altri nel prossimo numero del semestrale ABC):
nel 1980 il numero delle malattie maligne scoperte è stato di 108, nel 2000 era di 188. Dal 2002 (a tre anni dai bombardamenti) aumento pauroso: 623. E poi: 638 nel 2003 e 659 nel 2004.
Possiamo concludere, con amara ironia, che l'uranio impoverito non è limonata e che le bombe non fanno bene a nessuno! Aggiungiamo che le guerre non finiscono con i trattati. Infatti, guerra o no, italiani e serbi continuano a morire, mentre le istituzioni, italiane e serbe, sebbene per motivi diversi, vorrebbero “seppellire” il problema.


   
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