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Bosnia / Serbia – Nell'incessante andare

13/09/2007 - 10.47:   Parliamo di Rom serbi. Perché? Semplicemente perché molti dei giovani aiutati con le borse di studio sono Rom, parecchi di loro profughi dal Kosovo. In Serbia i Rom sono circa 600.000 su una popolazione di 7,5 milioni di abitanti. Dunque non proprio una minoranza, tant'è che i due movimenti politici espressione della comunità gitana - l' 'Unione dei Rom' e il 'Partito dei Rom' - hanno ottenuto, nelle elezioni di gennaio 2007, il diritto di mandare un deputato ciascuno nella nuova Assemblea.
Durante uno dei nostri viaggi andammo a visitare qualche famiglia Rom a Nis. Eravamo accompagnati da una dottoressa che gestiva un centro di prima accoglienza per profughi (allora sostenuto da ABC). Facemmo alcune domande: Come vivevate nel Kosovo? “Come tutti gli altri: lavoravamo, ci eravamo costruite le nostre case dotate di ogni comfort, molti di noi godevano di rimesse da parenti emigrati all’estero”. Perché siete spesso oggetto di ostilità, e non solo in Kosovo, ma in tante altre parti del mondo? “Non ce lo spieghiamo: abbiamo il nostro modo di vivere, di vedere le cose, ma non diamo fastidio a nessuno. Eppure ogni tanto ci dicono: andate via, trovate un altro posto”. I Rom, dunque, rovesciano il discorso: non sono loro a voler vagare da nomadi (o almeno non lo sono più da quanto hanno cessato, tanti secoli fa, di fare gli allevatori di bestiame); sono gli altri che li costringono alla diaspora. E’ diaspora, non è più nomadismo.

“Tu non hai una tomba,
o padre mio,
noi non abbiamo una casa.
Siamo alla mercé dei venti,
rifiutati e cacciati da tutti.
Dove andare e dove fermarsi?
La porta del cielo è chiusa per noi,
ma anche la terra ci respinge.
Chi è più vicino,
chi più lontano,
nell’incessante andare
senza saper dove”.

Sono versi di Rajko Djuric, poeta Rom spesso candidato dagli altri, senza vincere mai, al premio Nobel per la letteratura.


   
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