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Italia – "Nuovi fermenti e prospettive dell'America Latina"

29/02/2008 - 11.35:   Il 25 febbraio "ABC" ha partecipato al seminario “Nuovi fermenti e prospettive dell’America Latina”, indetto dal Centro per la Riforma dello Stato (CRS) e dall’ “Osservatorio Geopolitico sulle Elites Contemporanee” (GeopEC). Hanno parlato Donato Di Santo, sottosegretario agli Esteri per l’America Latina, Giuseppe De Marzo, per la ONLUS “A Sud. Ecologia e Cooperazione” e Margarita Carriquiry, ambasciatrice dell’Uruguay.

Gli interventi dei primi due hanno focalizzato la situazione in Bolivia e in Colombia. Appassionato e critico, De Marzo ha descritto da una parte l’azione dei movimenti popolari pluri-etnici che hanno portato al potere il presidente Morales e dato l’avvio al processo di “sviluppo sostenibile” e di salvaguardia dei “beni comuni” in atto nel Paese; dall’altra parte, e di contro, la situazione tragica in cui versa la Colombia sotto un governo supportato dalle multinazionali e devastato dall’ormai endemico scontro armato tra fazioni contrapposte per il controllo della produzione e del traffico di droga. A sua volta Di Santo ha riferito con tono pacato ma fermo, dati alla mano, sugli interventi del governo Prodi – nei limiti di quanto era realisticamente possibile – sia per sostenere il rinnovamento boliviano sia per arginare, in Colombia, alcuni fenomeni particolarmente negativi. Dal confronto tra questi due oratori, non privo di momenti polemici, è emerso un rapporto dialettico, ma a nostro avviso non infecondo, tra la cooperazione allo sviluppo “dal basso” (organismi e movimenti della società civile come il nostro) e quella a livello istituzionale-statuale.

L’ambasciatrice Carriquiry si è soffermata sulla funzione e sui problemi del Mercato Comune del Cono Sud (MERCOSUR) al quale aderiscono, oltre al suo Paese, Brasile, Argentina e Paraguay (“associati” Cile, Bolivia e Venezuela). Lo scopo – ha detto - è di favorire in tali Paesi uno sviluppo congiunto, meglio in grado perciò di sottrarsi a quell’imperialismo che si è diplomaticamente limitata a chiamare “esterno”. Dovrebbe trattarsi di un primo passo verso forme di cooperazione anche politica, seguendo un percorso analogo a quello europeo. Tra le difficoltà principali ha rilevato quella data dalle forti differenze di potenziale economico, demografico e territoriale tra i Paesi aderenti. La popolazione dell’Uruguay, ad esempio, è pari a quella di una sola città brasiliana, e non delle più grandi. Si cerca di ovviare a queste disparità dando spazio a una rete di gemellaggi e collaborazioni paritarie a livello di singoli centri urbani. Una grande aspirazione dei nostri Paesi – ha concluso – è una vera democratizzazione degli Organismi Internazionali (FMI, BM, WTO, ma anche la stessa ONU).


   
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