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Haiti – La rivolta della fame a Port-au-Prince!

09/04/2008 - 16.54:   Mercoledi 9 Aprile – Ci scrivono da Port-au-Prince -Sono le 8 del mattino e già si sentono notizie di manifestanti che bloccano strade con barricate di gomme incendiate, grosse pietre, carcasse di auto e cassonetti dell'immondizia. E' la terza giornata di disordini a Port-au-Prince contro il rialzo vertiginoso dei prezzi degli ultimi 4 mesi. Disordini che manifestano il malcontento della popolazione stanca, una volta di più, delle mille promesse di un fragile governo che al secondo anno di mandato non dà un pur minimo segno di miglioramento.

Dopo quasi due anni di paziente attesa, ora la gente non ce la fa proprio più e come dargli torto? Riso, farina, olio, fagioli e altri prodotti essenziali sono aumentati fra il 30-60% in soli 4 mesi. Il ferro per costruzione e quasi raddoppiato, mentre il prezzo dei carburanti e salito del 40-50%. I salari, per la minoranza che lavora, sono invece sempre gli stessi.

La marea di persone che sopravvive facendo lavoretti occasionali e vendendo piccole cose in bancarelle improvvisate non sa più come fare! La popolazione ha fame, quella vera! Quella dello stomaco vuoto e si ribella.

Da lunedì 7 Aprile la gente é scesa nelle strade e in tre giorni c'e stata un'escalation di violenza sfociata anche in saccheggi di negozi, sparatorie, vetri infranti e macchine bruciate. Ieri hanno addirittura tentato di entrare nel palazzo Presidenziale senza però riuscirvi perché é ben protetto dalle forze Internazionali. Purtroppo fra la marea di 'malheureaux', miserabili, si mischiano anche gli opportunisti delinquenti che non si fanno scappare l'occasione di trasformare una manifestazione, cominciata civilmente, in un vero e proprio campo di battaglia. Per loro è l'occasione di rubare impunemente.

I primi due giorni le manifestazioni e blocchi vari erano stati limitati solo alla città ma da questa mattina anche le zone periferiche, compresa la nostra, sono bloccate e perciò non si può uscire. Ovviamente negozi, banche, scuole (tranne la nostra dove la maggior parte dei bambini vivono nel vicinato) e istituzioni statali sono chiuse e il timore è che la situazione si protragga per tutta la settimana.

Probabilmente il governo prenderà qualche "misura urgente", farà qualche promessa e cambierà qualche ministro per calmare le acque e la gente tornerà ad avere pazienza. Ma per quanto ancora? Il continuo aumento dei prezzi è un problema anche per noi che cerchiamo di andare avanti mantenendo inalterate, nonostante tutte, tutte le attività della scuola compresi i pasti. Ma è sempre più difficile.


   
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