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Guinea Bissau: storia di ordinaria follia, quella di un cane e di una guerra tra polizie

23/04/2008 - 18.36:   Domenica 13 aprile, a Bissau, un cane senza nome decide di allontanarsi dal suo padrone, un uomo della Polizia Giudiziaria che sta bevendo e chiacchierando serenamente con un suo collega della Polizia di Pronto Intervento. Il povero animale non sa che, di lì a poco, sarà la causa di una piccola guerra con morti e feriti.
Finito in mezzo ad un gruppo di persone crudeli decise a riempirlo di legnate, non si sa perché, il cane è "salvato" (ma per poco perché sarà trovato morto) soltanto dall'arrivo del suo padrone furibondo, accompagnato dall'amico. Il "padrone" del cane per disperdere la folla, che continuava ad accanirsi sull'animale e che voleva bastonare anche lui, pensa che è meglio impugnare la pistola. Spara e uccide due persone, una è il suo incolpevole amico della Polizia di Pronto Intervento.
Subito arrestato, è condotto e rinchiuso in una cella della caserma della Polizia Giudiziaria. Dopo due ore arrivano più di 20 uomini armati della Polizia di Pronto Intervento per vendicare la morte del loro collega. Sfondano tutte le celle liberando i prigionieri, tra i quali pericolosi criminali, prelevano il colpevole, bastonano qualche poliziotto presente e se ne vanno. Passano altre tre ore ed ecco ritornare l'ex prigioniero, però è morto. Lo buttano in una cunetta davanti alla caserma con tre colpi di pistola nel corpo, uno dei quali al cuore, e segni di tortura. Giustizia, anzi, vendetta è fatta! Questa la storia.
Vediamo le reazioni politiche: il primo ministro dice che tutti gli agenti della polizia di Pronto Intervento coinvolti devono essere arrestati (per ora non risultano notizie confortanti) e il ministro della giustizia afferma che la caserma di Polizia Giudiziaria resterà chiusa fino a quando non ci saranno le condizioni di sicurezza minime per i poliziotti. Che dire?
Ma sarà questa la vera storia? Forse quella vera la si può intuire leggendo tra le parole del primo ministro Martino N'Dafa Cabi, pronunciate in difesa degli agenti della Polizia Giudiziaria, con le quali attacca i poliziotti corrotti che si stanno arricchendo con il traffico di droga. Il primo ministro Martino N'Dafa Cabi aggiunge poi che, invece, gli agenti della Polizia Giudiziaria non si lasceranno "coinvolgere dal vizio, dalla corruzione e dalla tentazione di guadagni facili". A denunciare una situazione pesantissima ci pensano gli attivisti della Lega dei diritti umani che nell'ultima loro relazione, presentata pochi giorni fa, denunciano che "la corporazione della polizia del Paese costituisce una minaccia all'ordine e alla tranquillità pubblica e crea un terreno propizio e fertile per reprimere i diritti, la libertà e le garanzie dei cittadini". Secondo il documento, la situazione delle forze dell'ordine "è caratterizzata dall'utilizzazione sproporzionata della forza, pratiche ripetute di torture, detenzioni arbitrarie" e la loro immagine è screditata tra la gente a causa "della corruzione e dell'abuso di potere".
Nella tragica ironia di questa storia un'altra coincidenza: gli incidenti avvengono poche ore prima che a Bissau arrivi una missione dell'Unione Europea. Il compito della missione? Valutare le possibilità di una riforma del settore delle forze di sicurezza (e dell'esercito).


   
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